2020 RECENSIONE di Rita Mascialino per ’10 AGOSTO, SAN LORENZO’ di GIUSEPPINA LESA

Giuseppina Lesa (Udine) vive a Pasian di Prato UD. È artista poliedrica: pittrice, scultrice, incisore nelle varie tecniche, poetessa, narratrice, saggista per gli argomenti artistici. È presidente del Laboratorio artistico Puntasecca, luogo di incontro per lo scambio di idee tra artisti delle varie arti, dove insegna incisione e pittura. È Educatrice nell’ambito dei portatori di handicap nelle Scuole Medie di Secondo Grado dove utilizza il  disegno e il colore come strumenti di riabilitazione. Tiene conferenze nelle Scuole di Secondo Grado del Friuli Venezia Giulia sulle storiche tecniche della calcografia spiegandone le potenzialità espressive. Ha dedicato all’Arte tutta la sua vita, ha al suo attivo innumerevoli Mostre in tutto il mondo, è inserita in Antologie e raccolte di studi ad essa relativi redatti da importanti critici, è stata segno di molti riconoscimenti in ambito nazionale e internazionale. Nel 2020 è stata insignita del ‘Premio Franz Kafka Italia ®’ alla Cultura, X Edizione.

In questo studio presento una delle poesie inserite nella silloge Usa ogni cura (Castiglione di Sicilia CT: Il Convivio Editore: 2017: Prefazione di Giuseppe Manitta): la bellissima lirica 10 agosto, San Lorenzo. L’intitolazione rimanda al celebre X agosto di Giovanni Pascoli, ma i contenuti sono sostanzialmente opposti, come vedremo in un breve rimando comparativo fra poco.

 

 

 

Segue il testo di Giuseppina Lesa:

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“10 AGOSTO, SAN LORENZO

Domenica d’agosto.

Le foglie alla leggera brezza

battono le mani.

Silente è la strada

e nel giardino perfetto,

annoto ombre più distese

e luci lavate dalla pioggia.

Col cuculo e i merli

chiamo;

trascorrono le ore e i pensieri,

i verdi sembrano tutti uguali.

Che mi resta ancora da fare

prima che la notte allunghi le sue braccia

e lasci il posto alle stelle?

 

Desidèri inascoltati scivoleranno

nel buio di un infinito

che non parla.”

È iniziato il crepuscolo, il tempo stringe prima che la notte  si manifesti pienamente. È domenica, un giorno di pausa nel lavoro quotidiano. Il luogo è un giardino di piante variamente verdi che nella incerta luce che accompagna il tramonto appaiono già ormai di una tonalità cromatica che si va facendo più uniforme. Verso la fine di un giorno c’è ancora il tempo per la contemplazione, la riflessione sulla vita e sulla morte, in uno spazio concreto e metaforico  dove la natura ha assunto l’estetica della mano e della mente dell’uomo: un giardino perfetto, ben curato, lontano dal rumore e dal vociare della vita. Le luci della sera brillano della pioggia che ha lavato polvere e anche sudore nelle ombre che si distendono rilassate anch’esse dalla fatica di vivere. La poetessa, immersa nelle ombre crescenti, è tutt’uno con la natura arcana, con gli uccelli selvatici e notturni come il cuculo, neri e misteriosi come il merlo, con il loro malinconico richiamo al quale la donna risponde in piena sintonia d’animo. In attesa delle stelle cadenti nel buio della notte emergono dal profondo i desideri che la leggenda vuole realizzati se espressi ai frammenti stellari in questa notte speciale dell’estate. In questo momento di raccoglimento interiore la poetessa non si illude, sa che i suoi desideri, per quanto intensi e sofferti, non verranno ascoltati da un oscuro infinito che non parla, che non risponde al cuore degli umani. Dunque la riflessione e la speranza nel dono della sognata risposta delle stelle cadenti conducono alla consapevolezza che solo il nulla più oscuro attenda l’uomo in solitudine e il grande silenzio è quello di Dio. Ma è bello godere esteticamente della natura più quieta, delle luci serali lustre di pioggia come per il più bello spettacolo, cui le foglie battono le mani al tocco della brezza più delicata, una rappresentazione fatta delle più segrete ombre della natura assieme alla poetessa, alla pittrice, ombra fra ombre, che con i suoi occhi creativi ha composto il più bel quadro d’artista e con le sue parole creative la più bella poesia.

Stupendo il momento contemplativo, artistico per eccellenza nella bellezza dell’immagine fatta dei colori che hanno assunto il sembiante serale e quasi ormai notturno e ai quali le parole poetiche danno voce prima che tutto si spenga e taccia nell’oscurità assieme alle emozioni suscitate dalle vane attese dell’uomo.

Per finire, un accenno alla lirica di Giovanni Pascoli per una sostanziale differenza con 10 agosto, San Lorenzo di Giuseppina Lesa. Il poeta canta la disperazione della vana attesa del ritorno a casa del padre ucciso dal malvagio. Anche qui il cielo è lontano, ma non tanto da essere insensibile al dolore umano, così che l’infinito immortale, il “Cielo” o regno di Dio,  piange la sua pioggia di stelle sul male della vita in Terra, dove l’uomo non è dunque solo come al contrario in Giuseppina Lesa, poetessa che in tale lirica dà senso nell’Arte alla non lieta condizione esistenziale degli umani prima del loro ingresso in un infinito indifferente al dolore e alla speranza umana.

                                                                                                                Rita Mascialino

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