2021 RASSEGNA PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® XI EDIZIONE

COMITATO DEL SECONDO UMANESIMO ITALIANO ®


PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®

alla CULTURA

alla CARRIERA

alla IMMAGINAZIONE

XI Edizione 2021

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In continuità con la prassi adottata in seno al ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ a partire dall’anno della Sua fondazione 2011 non vengono pubblicati dal Comitato sul sito www.franzkafkaitalia.it, né altrove, i Diplomi e le Motivazioni, lasciando così ai singoli Vincitori la libera decisione in merito.

EDIZIONE 2021 ONLINE – Vista la situazione relativamente alle regole per fronteggiare la pandemia causata dal Coronavirus, la situazione ha suggerito di evitare Celebrazioni in presenza. 

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Rassegna della XI Edizione 2021 online del Premio Franz Kafka Italia ®’ avente nel suo nucleo più profondo l’IMMAGINAZIONE come è stata la ragione di vita di FRANZ KAFKA.

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Documentazione online e cartacea edita da

CASA EDITRICE CLEUP UNIVERSITÀ DI PADOVA

Impaginazione MARTA FERRO

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ARTISTA ESCLUSIVO DEL ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XI ED. 2021

MARINO SALVADOR

Pittore, Scultore e Fotografo d’Arte, Scrittore – Variano UD

Opera conferita dall’Artista: Stampa Astratta da tela Black Hole (1A3)

 

 

 

 

Rita Mascialino, Marino Salvador e il doppio Leitmotiv del buco nero

Marino Salvador (Udine) è artista poliedrico non solo per le numerose tecniche che ha sperimentato e sempre sperimenta perfezionando varie modalità di espressione onde adattarle ad esprimere il più fedelmente possibile quanto la sua mente gli suggerisce esteticamente così manifestando il messaggio insito nella sua creatività artistica – allo scopo costruisce da sé anche diversi suoi strumenti tecnici. Marino Salvador è artista poliedrico anche e soprattutto per i suoi importanti Leitmotive e le numerose variazioni sui temi fondamentali ad essi connesse, ad esempio accanto al tema specificamente culturale della rivisitazione e attualizzazione della pop art (Mascialino 2019 e segg.), quello relativo a una visione della vita percepita in fini dettagli, come è il Leitmotiv di fondo che sta alla base della sua Weltanschauung che si esprime nel frastagliamento di mille forme geometriche  che si intersecano e si sovrappongono creando mondi che sono una festa della vita  nei più accesi colori.

Strettamente collegato a tale centro propulsore dell’arte di Salvador  e ad esso sta un ulteriore rilevante Leitmotiv individuabile nella speciale immagine del cosmico buco nero come voragine da cui esplodono e in cui rientrano le forme e i colori, la vita, l’arte, l’universo intero, come raffigurato specificamente e tra l’altro nella tela Nuclear FireworksFuochi d’artificio nucleari (Mascialino 2020) e come esplicitamente anche nella presente tela Black HoleBuco Nero, di cui segue l’analisi semantica ed estetica.

Ci occupiamo del significato dei simboli più rilevanti, estratto attraverso un’attenta analisi oggettiva di quanto sta nel testo dell’opera.

A sinistra dell’immagine sta una matita nella forma di un grande razzo capovolto, non in partenza, ma in arrivo, ombreggiato di giallo, cromia consueta, di uso comune per la luce del sole, come avesse appena disegnato il triangolo giallo comprensivo di angoli e curve, di resistenza e di flessibilità, espresso con una metafora forse un po’ azzardata: di maschile e femminile insieme in bella collaborazione, dove il maschile pare racchiudere il femminile proteggendolo – anche forse  chiudendolo in sé, si potrebbe pensare, ciò che non risulterebbe propriamente esatto vista la bella convivenza delle diverse forme angolate e sinuose. Dalla luce dunque uscita dalla black hole si è strutturato un razzo come matita, strumento di scrittura e per eccellenza artistico in quanto ha disegnato forme quali strumenti per il disegno, ma anche godibili in sé come forme estetiche. Il fatto che si tratti di un razzo capovolto che proviene dalla voragine nera implica anche il collegamento con l’Universo – il razzo per definizione viene lanciato appunto nel cosmo, in una metafora per l’arte che la pone come linguaggio dell’Universo stesso.

A conferma dell’interpretazione testé esposta, a destra dell’immagine, tra le ulteriori presenze di mondi e di forme, spicca una stella di luce di colore giallo come l’ombreggiatura del razzo-matita.

Il buco nero o metafora dei percorsi inconsci del cervello è un Leitmotiv onnipresente nella mente umana, quindi nella semiotica e semantica umana da tempi remoti: il Leitmotiv della vita ossimoricamente rappresentato dal grande spavento della morte, tema che emerge con grande evidenza nell’artista che lo esorcizza catarticamente ammantandolo di bellezza, di estetica, con ciò conciliando l’uomo con il suo destino (Mascialino 2000 e segg).

Molto interessante è la dinamica spaziale tra il buco nero e i colori attorno ad esso. Alcune forme sono chiaramente in uscita, ossia per la vita, altre sembrano in ingresso o, più esattamente, in ritorno dentro il buio, dove vanno a sparire dopo il gioco meraviglioso con i colori concessi per un tempo limitato, un rientro sommesso, una caduta obbligata che si riferisce in questo caso non alla fine dei tempi in un rientro definitivo della vita nella non vita, ma alla fine di ogni tempo umano, alla fine dei giochi con la bellezza della vita. E davvero stupenda è la fantasmagoria di forme colorate che si affastellano attorno all’oscurità, in una opposizione estetica di grande eleganza, un’eleganza che rende bello il pur non lietissimo Leitmotiv intrinseco all’esistere.

Così in questa stupenda quanto profonda opera di Marino Salvador, Black Hole.

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VINCITORI

PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla CULTURA XI ED. 2021

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A DIEGO ANTONIO COLLOVINI   (Pramaggiore VE) è stato conferito il

‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ alla Cultura XI Edizione 2021

25 agosto 2021 | Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine

 

 

 

 

 

 

 

Dal romanzo storico di DIEGO A. COLLOVINI Il sorriso di Antonello (Pasian di Prato UD: 2021 Campanotto Editore)

149, 144, 155-156

(…) Tra gli inquisitori più sensibili alle nuove disposizioni conciliari emergeva questo fra’ Hieronimo Asteo. Aveva fama di giudice incorruttibile e ampiamente supportato dalle gerarchie ecclesiastiche, tanto da essere accolto in pompa magna nella sala del castello di Udine. Tutti i luogotenenti veneziani s’impegnarono, con solenne giuramento, di mantenere il segreto e la fedeltà agli obblighi dell’inquisitore. L’Asteo venne poi destinato a Porto Gruer, per sbrigare una faccenda tanto cara alla curia romana: la condanna di Menocchio. Anche a Porto Gruer fu accolto nel palazzo del provveditore, dal vicario vescovile Valerio Trapola e dal provveditore Giovanni Balbi, seguito da un consultore ecclesiastico e da due laici (…) La missione di fede dell’Asteo era confortata dalla lettera del cardinale Sartori. Questi, volendo interpretare la volontà di papa Clemente, scrisse: ‘… non manchi di procedere con quella diligenza che ricerca la gravità della causa, a ciò che non vada impunito de’ suoi orrendi et essecrandi  eccessi, ma co ‘l debito et rigoroso castigo sia esempio agli altri in coteste parti; però non manchi di esseguirlo con ogni sollecitudine et rigore di animo’ e ancor con le parole più tarde e maggiormente insistenti: ‘Non manchi Vostra Reverentia di procedere nella causa di quel contadino della diocese di Concordia, inditiato di haver negata la verginità della beatissima sempre Vergine Maria, la divinità di Christo signor nostro, et la providentia di Dio e esseguisca virilmente tutto quello che conviene secondo i termini di giustitia’ (…) Il parroco della chiesa di Valvasone, presente alla tortura di Domenego, mi descrisse alcuni fatti, principiando dalla decisione del Santo Officio di sottoporre l’eretico di Montereale a mezz’ora di corda; l’inquisitore voleva che Menocchio denunciasse i suoi complici, ma nonostante il suo fisico debole e provato dall’età, il mugnaio non parlò (…) Il parroco, forse cercando di discolparsi dall’aver partecipato all’infamia della tortura, riversava le ragioni del suo comportamento sulle insistenze del cardinale romano Sartori, il quale, con lettera inviata all’Asteo, consigliava di dare un forte e virile esempio di come la chiesa trattava gli eretici (…) I giudici sottoscrissero la sentenza che fu divulgata ai cittadini di Porto Gruer domenica 8 agosto 1599 nella Chiesa del Duomo davanti a una gran folla (…) Quella stessa domenica, un dimesso ma ancor orgoglioso Menocchio, fu consegnato agli ufficiali civili di Porto Gruer. La pena dell’heretico era quella del fuoco per la legge divina, canonica, civile et consuetudinaria, di modo che il corpo suo così vivo arda, finisca et si riduca in cenere (…)”.

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A VASCO FERRETTI (Burgo A Buggiano PT) è stato conferito il

‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla CULTURA XI Edizione 2021

25 agosto 2021 | Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine

 

 

 

 

 

 

Dal romanzo storico di VASCO FERRETTI Kafka ad Auschwitz e l’inganno della libertà (2018 Rotomail Italia per GEDI Gruppo Editoriale)

1, 5, 22, 24, 29, 31

“Uomini, voi che non avete attraversato l’inferno dei Lager nazisti, lasciate che vi racconti quale è stata la fin e di Ottla Kafka nel Lager di Auschwitz. Siamo umani perché sappiamo ricordare e in questo ricordare abbiamo cognizione del dolore sofferto (…) Nella colonia penale africana immaginata da Kafka c’è la descrizione del condannato che accetta siano gli aghi meccanici dell’erpice a incidergli sulla pelle la sua colpa. Anche la nostra storia si svolge in una colonia penale, quella di Auschwitz, ma c’è, di diverso, un dottor Mengele che, tranne due gemelli che prende con sé per farne oggetto di esperimenti, manda ai forni crematori 50 bambini fino ad allora affidati a Ottla Kafka (…) Molte ore prima dello stesso giorno, il 9 ottobre 1943, dal Lager di Theresienstadt 53 sorveglianti-educatrici, tra le quali era anche Ottla Kafka, erano salite sul treno contrassegnato dalla sigla DN con vagoni stipati da 1.196 bambini orfani di genitori ebrei destinati  ad Auschwitz (…) Uscita dal colloquio, Ottla era tornata nella baracca con in cuore una speranza. Era una donna di carattere forte nonostante le tante dolorose prove subite. Lo sguardo sereno, il passo sicuro con cui si muoveva; la solida corporatura indicavano tutta la sua fermezza d’animo e la sensibilità che distingueva i suoi pensieri e le sue azioni. Franz, mentre scriveva Das Schloss, Il Castello, un giorno le aveva detto una cosa molto strana. ‘Ti considero il miglior esempio di Landvermesser, cui potessi ispirarmi per questo romanzo. L’agrimensore è chiamato al castello per esser messo alla prova nel misurare e ordinare la propria vita entro precisi confini. Egli morirà prima di raggiungere questo traguardo, mentre tu sei riuscita a organizzare la tua vita e la tua famiglia’ (…) Appena ho udito il nome del cosiddetto Dottor Morte giuro che mi si è gelato il sangue nelle vene. Non perché egli avesse un aspetto malvagio. Anzi quel volto terribilmente pallido aveva lineamenti gentili. I capelli neri e ordinati erano divisi da una scriminatura perfetta. Portava il bavero dell’uniforme rialzato dietro la nuca e la croce di ferro ben in vista sul petto (…) Mengele è arrivato di fronte a lei. Ottla ha allungato le braccia tenendo i polsi sovrapposti come se volesse farsi ammanettare e consegnare al posto dei gemelli (…) Ottla continuava a interporsi per proteggerli dalla inevitabile cattura. Per farla allontanare uno degli sgherri che accompagnavano il Dottor Morte l’ha colpita alla testa con il calcio del fucile facendola stramazzare a terra. Allora i due gemelli si sono strappati a forza dalla presa del medico e hanno corso come disperati in cerca di una via d’uscita che non c’era (…) Mengele li ha fatti riagguantare (…) Si è avvicinato a Ottla aiutandola a risollevarsi da terra. ‘Ottla Kafka!’ ha detto, ‘Lo sa che lei porta un nome che Goebbels disprezza enormemente?’ ‘Sissignore, lo so benissimo’, (…) lei avrebbe tutta la mia attenzione, dottor Mengele, se liberasse questi bambini’. (…) ‘Vedo che la sorella di Franz Kafka conosce il mio nome. Ne sono lusingato’ (…)”

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A ANNA HURKMANS (Haarlem Paesi Bassi) è stato conferito il

‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla CULTURA XI Edizione 2021

25 agosto 2021 | Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal dramma teatrale di ANNA HURKMANS Vincent (2002 Borgia)

124-125

“(…) Goupil: Non mi fraintenda, Signor van Gogh, Lei è sicuramente una persona per bene, so che Suo padre è un pastore protestante, il che costituisce certamente una garanzia di serietà e moralità (sghignazzando); lo sarebbe certamente meno se fosse stato un prete cattolico. Ho anche potuto constatare che Lei ama l’arte e dai miei libri contabili risulta che Lei non ha fatto mai tentativi di rubarmi anche un solo penny, pratica molto usata dai suoi tentativi di rubarmi anche un solo penny, pratica molto usata dai suoi predecessori. Ma tutto questo, caro Signor van Gogh, non basta. Il solo fatto di non essere un delinquente e di frequentare regolarmente le funzioni religiose non può giustificare una persona ad aspirare a quello cui Lei aspira (…) Lei ha osato – e temo non si renda neanche conto della sua audacia per non dire presunzione o vogliamo chiamarla piuttosto incoscienza – di chiedermi la mano di mia figlia. Di Eugenia Goupil, a cui spetta una dote cospicua, nonché l’eredità di tutto il patrimonio Goupil in quanto figlia unica! Le pare che io….’

Vincent: Ma a me la dote non interessa, io amo Eugenia…’

Goupil: Non mi interrompa, giovanotto. Non diventi insolente, una delle sue poche virtù era l’educazione e il rispetto per le persone più grandi e soprattutto più autorevoli. Comunque, riprendiamo il discorso. Le pare che una persona come Lei possa aspirare a un partito come mia figlia? Diciamoci la verità, Signor van Gogh, io l’ho assunto dietro raccomandazione di Suo fratello Theo, che gode di una buona fama come commerciante d’arte. Ma mi risulta – e mi perdoni il gioco di parole – che Lei non abbia né arte né parte. Anche se vedo che ci mette tutta la sua buona volontà, il Suo aspetto non è proprio da gentleman. Il colletto della sua camicia presenta un colore ormai irrecuperabilmente grigio. Il Suo cilindro non è mai perfettamente lucido. Le Sue scarpe poi… E stendiamo un velo pietoso sulla piaga dei Suoi pantaloni. Inoltre i Suoi capelli rossi potrebbero far pensare qui che Lei è di origine irlandese. D’altronde, voi olandesi avete in comune con loro la smodata passione per le patate. Ma dovreste sapere che gli irlandesi non sono particolarmente considerati qui a Londra. Inoltre il Suo accento non è proprio da Oxford, e rivela indubbiamente le Sue umili origini. Per il resto non mi risulta che Lei sia in possesso di un titolo nobiliare, di un grado accademico o di un cospicuo patrimonio, e questi sono gli unici argomenti convincenti per un padre che desidera un brillante futuro per la propria figliola (…)”

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A STEFANO MAGNI (Udine UD) è stato conferito il

‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla CULTURA XI Edizione 2021

25 agosto 2021 | Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’  | Udine

 

 

 

 

 

 

 

Dal romanzo psicologico di STEFANO MAGNI Despedida (Pasian di Prato UD: 2018 Campanotto Editore)

7, 8, 16, 21, 23, 31

“(…) Armando Amado ha i suoi pantaloni preferiti, non sono classici, per questo lo identificano: jeans a zampa d’elefante con motivi ricamati su scarpe bianche e nere di cuoio anni Trenta. La camicia, ad arabeschi rossi e neri, scopre virilmente il torace. I boccoli neri, lunghi e scomposti, gli scendono fino sulla giacca, stretta di spalle e aperta che sembra sfuggire dal corpo. La sua stazza imponente si staglia sotto la luce della sala. Guarda nel vuoto, di fronte a sé e, alzando una mano, indica un punto in penombra all’angolo opposto. La sala comincia ad applaudire. Da lì Lucia entra con un abito bianco aperto sulla schiena. Scarpe bianche. I tacchi alti la rendono ancora più snella. Si ferma a una decina di metri da Armando. I due si guardano, fanno un cenno alla consolle. Le luci si abbassano. Parte la musica: Este es el rey, un tango di D’Arienzo dal ritmo solido che suona familiare a tutto il pubblico, e Armando e Lucia sotto i riflettori per interpretarlo, come in un film. I due si avvicinano guardandosi, passi lunghi che scandiscono il ritmo. Si sfiorano, poi di colpo i loro petti si incontrano con fermezza, le braccia si alzano per l’abrazo, e su un colpo secco della musica si trovano entrambi con una gamba in estensione. Movimento felino ed elegante. La gonna di Lucia si apre e annuncia quel gioco rapido e malizioso tra il tessuto e le gambe che sta per cominciare. Qualche passo sicuro per mostrare la qualità dei fondamentali. I piedi di Armando spingono ancorati al suolo, Lucia scivola radendo il parquet, paso, paso, salida, paso. Arrivano vicino al pubblico seduto per terra, sul bordo della pista. Stop e magnifica volcada. I tacchi di Lucia chiudono perfettamente lo spazio, poi ripartono con eleganza (…) Escono mentre il battimani incalza e li reclama, ma non concedono il bis (…) Lucia è sola nella camera d’albergo (…)Armando non è ancora tornato (…) Non fosse certa che sta a letto con qualche tedesca potrebbe anche preoccuparsi (…) Qualche secondo dopo bussano alla porta (…) Armando ha passato la notte all’ospedale (…), ha avuto un grave incidente, ha distrutto l’auto e le lesioni che ha avuto alla colonna vertebrale paiono gravi. È passato dalla terapia intensiva in camera operatoria, dove i medici stanno cercando di fare il possibile (…) C’è la possibilità che Armando debba continuare la sua vita su una sedia a rotelle (…) Potranno sottoporre negli anni Armando ad altri interventi, ma da ora bisogna considerare che Armando passerà il resto della sua vita su una sedia a rotelle, senza l’uso delle gambe (…)”

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‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ alla CARRIERA XI Edizione 2021

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A VINCENZO RUFFINO (Corleone PA) è stato conferito il

‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla CARRIERA XI Edizione 2021

25 agosto 2021 | Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine

 

 

 

 

 

 

 

 

Dal romanzo autobiografico di VINCENZO RUFFINO Corleone – Quando i sogni nascevano in Piazza Soprana (Lecce LE: 2020 Youcanprint: Illustrazioni di Maria Luisa Cocchiara)

5, 9

“(…) Sono nato a Corleone. Viaggiando mi sono reso conto che una terribile reputazione si accompagnava al nome della mia bellissima città natale. Dire Corleone significava evocare la mafia, i suoi delitti e le sue attività criminose. Concetto che rifiutavo energicamente. Non per negarne l’esistenza. Impossibile cancellare il troppo sangue versato da magistrati, poliziotti, imprenditori, giornalisti, gente comune vittime della ferocia tra bande; e della lotta dei rappresentanti della legalità contro la criminalità organizzata. Rifiutavo, e rifiuto, questa etichetta di morte perché sapevo, perché so, che la mia città è popolata soprattutto da gente di buoni princìpi, donne e uomini semplici e di cultura, giovani, scrittori, artigiani, poeti, imprenditori, patrioti, artisti, una comunità di persone che, nonostante le molte difficoltà, ha dato, e continua a dare, il suo contributo allo sviluppo della mia bella terra. Corleone dopo la guerra era una città animata, piena di vita e in fermento, con feste paesane e sagre che si susseguivano una dopo l’altra in una perenne sfida fra quartieri a chi festeggiava con più pompa il proprio santo. Fidanzamenti, matrimoni e battesimi rallegravano parenti, amici e tutto il vicinato, e le feste danzanti erano ottime occasioni per nuovi incontri e nuovi innamoramenti (…) Il nome stesso Cuor di Leone lo dice, anche se i dubbi sulla sua etimologia non sono mai stati risolti: è una città destinata sin dalla sua nascita a comandare, come il re della savana, dal carattere forte, fortissimo, ma da sempre in bilico fra città blasonata da una storia fulgida e un paesone di campagna, fra città economicamente indipendente e feudo di sovrani, fra rigore e sregolatezza, fra genialità e menefreghismo, fra il rispetto rigoroso delle tradizioni e l’anelito per un futuro finalmente libero dall’ossessione “cosa ne diranno i vicini”. La città dalle cento chiese, legata ai santi oltre l’immaginabile, che festeggiava in un crescendo di processioni, che vive momenti di misticità sincera, e nel contempo è intimamente religiosa solo quel tanto che basta. Piazza Soprana, situata nella parte alta e più antica di Corleone, ne racchiude tutti i connotati e nel contempo se ne differenzia: ne è parte integrante ma è anche centro a sé stante. Anche il modo di parlare è diverso da quello del resto della città pur condividendone il diletto.

A Piazza Soprana nascono e crescono i protagonisti di questa storia, Turiddu e Luca. Oltre che accomunati per essere padre e figlio, rispettivamente, entrambi sono caratterizzati da singolari coincidenze: entrambi segnati da un viaggio; entrambi, consciamente o inconsciamente, si diversificano dalla mentalità dominanti ma sono soggetti a forti pressioni; entrambi sono messi a dura prova dal destino e avranno bisogno di un fora di volontà non comune (…)

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‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ alla IMMAGINAZIONE XI Edizione 2021

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A LUCIANO BIBAN (Venezia VE) in memoriam è stato conferito il

‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE XI Edizione 2021

25 agosto 2021 | Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine

 

 

 

 

 

 

LUCIANO BIBAN Composizione in rosso 03

 

 

 

 

 

 

                                         LUCIANO BIBAN Senza titolo 05

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A FRANCESCO BROCCHI (Palmanova UD) m è stato conferito il

‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE XI Edizione 2021

25 agosto 2021 | Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine

 

 

 

 

 

 

 

 

Dall’introduzione del romanzo storico di FRANCESCO BROCCHI Il canto del germano (Padova PD: 2020 Edizioni Bette: Prefazione di Bruna Mozzi)

“È l’anno 1300 dalla fondazione di Roma, il 547 della nostra era. Le grandi migrazioni sono concluse. Le antiche terre di Roma sono divise tra l’Occidente, frammentato in regni romano-germanici, e l’Oriente, in cui persiste l’Impero che si fa chiamare Romano, con capitale Costantinopoli, popolato da genti di lingua greca. Da quindici anni l’imperatore d’Oriente Giustiniano sta perseguendo il disegno di riconquista dell’Occidente. Da dodici anni l’Italia, governata da re ostrogoti, è percorsa dalla guerra. Giustiniano ha inviato in Italia il generalissimo Belisario, mastro militare dell’Impero. Nei primi cinque anni di guerra Belisario ha conquistato la Penisola, occupato la capitale Ravenna e deposto il re ostrogoto. L’esercito dei goti, prossimo alla disfatta, ha reagito con una disperata offensiva, liberando nei sei anni successivi quasi tutte le città perdute. A guidarle è il loro nuovo re Baduila, conosciuto come Totila, “l’Immortale.  La penisola italica è allo stremo. Una nube di natura sconosciuta ha coperto il sole e portato una terribile ondata di gelo. Le città e le campagne, dopo un secolo e mezzo di invasioni e guerre, sono spopolate dalla peste. In vista di un nuovo contrattacco di Belisario, Totila, scarso di effettivi, è costretto ad abbandonare alcuni presidi meno difendibili. Deciso a risparmiare la popolazione da ulteriori assedi, il re ostrogoto è risoluto a compiere un’operazione senza precedenti. Evacuare Roma (…)”

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A MARIO DAINESE (Napoli NA)  è stato conferito il

‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE XI Edizione 2021

25 agosto 2021 | Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalla silloge poetica di MARIO DAINESE Cristalli di vita (Roma RM: 2011 Gruppo Albatros Il Filo: Prefazione di Silvia Lenni)

31

Stasera piove

(30 ottobre 1995, a mio padre Alessandro)

Stasera piove.

Piove sul mio immenso dolore,

trafitto da gocce della disperazione.

 

Piove sul futuro spezzato

della tua  amara esistenza

sin dal primo respiro.

 

Ed io son qui

purtroppo ora inutile

e bevo il freddo rimorso

per aver chiuso i miei occhi

all’evidenza

dei tuoi troppo taciuti bisogni,

distratto dallo scorrere

della mia grazie a te più facile vita.

 

Ah potesse il mio amore guidato da DIO

distrugger la notte

che pian piano t’avvolge! (…)”

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A GIOVANNI DI SAVERIO (Teramo TE)  è stato conferito il

‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE XI Edizione 2021

25 agosto 2021 | Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine

Dal romanzo di GIOVANNI DI SAVERIO Jacques, il nichilista senza più padrone (2021 Edizioni Montag: Illustrazioni di Marie-Blanche Paour)

11-12,13

“(…) Caro lettore, come hai potuto facilmente intuire sin da queste prime battute i toni della conversazione tra Jacques e il suo nuovo padrone si sono da subito fatti elevati. Entrambi, da buoni occidentali, ostentano il proprio ottimismo, nonostante il padrone sia leggermente più incline di Jacques a considerare il futuro come il luogo della speranza. Il fatto di venire da molto lontano e di essere figlio legittimo del consumismo lo hanno reso un uomo cinico e a tratti persino spietato, che sa che da qualche parte lassù in alto deve pur stare scritto il giusto prezzo della sua vita. Per forza di cose deve stare scritto da qualche parte, se non in alto almeno in basso, altrimenti spetterebbe a me, e soltanto a me in qualità di scrittore, far sì che i discorsi tra i due rientrino nei ranghi di un intelletto ordinario in sintonia con la banalità della normalità. Ma io non sono un umile narratore con poche frecce al suo arco da scoccare e l’unico coniglio che mi restava da estrarre dal cilindro è ormai finito sullo spiedo, pronto ad essere spartito. Sarà un a meritata cena per i due viaggiatori; offerta loro da un poco probabile padrone di casa che i due ebbero la fortuna di incontrare sul loro cammino proprio mentre tornava da una battuta di caccia. Un incontro fuori dl tempo; avvenuto in un luogo in cui il tempo stesso non sembrava iscritto all’interno di un disegno di salvezza; dove non c’era veramente un inizio, né una fine, né una creazione, né un giorno ultimo; dove in sostanza non c’era che tempo totalmente privo di senso, senza cioè una Storia; come senza una Storia sono ora Jacques e il suo padrone mentre uno di fronte all’altro camminano a pancia piena ciarlando di questioni escatologiche, ovvero se li attenda o meno la salvezza oltre la prossima curva. ‘Dove siamo diretti?’ Chiese Jacques. ‘Lo chiedesti già a suo tempo’, rispose il padrone ‘e la risposta resta sempre la medesima: non lo so, perché nessuno può sapere con esattezza dove si va’’. ‘Molto bene!  Esclamò Jacques. ‘Allora padrone venire con me vi offrirò un sorso. Di cosa non lo posso sapere, ma intuisco che darà sollievo alle nostre gole e alla nostra digestione. E se così non fosse ci rifiuteremo di pagare il conto’. ‘Sia fatta la tua volontà!’ Accolse l’invito il padrone (…) E servo e padrone bevvero: prima uno, poi due, tre, forse addirittura quattro cicchetti ricolmi fino all’orlo a dimostrazione del fatto che in quel locale erra stato davvero seppellito Dio; o magari avevano soltanto molta sete, chi può dirlo (…)”

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A SALVATORE LANNO (Salemi TP) è stato conferito il

‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE XI Edizione 2021

25 agosto 2021 | Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalla silloge poetica di SALVATORE LANNO Il gioco poetico delle lettere – Tautogrammi (Caivano NA: 2018 LFA Publisher: Prefazione di Maria Rosaria Teni e Walter Lazzarini)

20

Dipinto depresso

Dipinge dissonanze dinamiche

dando dritte diramazioni

dilaganti devoluzioni del devastante desiderio.

Destino, dove resistere diventa disumano.

Distrugge ‘dottrine’ di derivazione democratiche, diverge determinazione.

Dissocia dal domani. Detenzione.

Diffonde, dando dosaggi doverosi di drastiche

determinazioni durature: dignitose.”

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A PIETRO MALAVOLTA (Ascoli Piceno AP) in memoriam è stato conferito il

‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE XI Edizione 2021

25 agosto 2021 | Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PIETRO MALAVOLTA Albero della vita – I nostri rami si faranno più…

 

 

 

 

 

 

 

 

PIETRO MALAVOLTA Insieme all’ombra, poi saremo in tre, per sem…______________________________________________________________________

A MARILENA MESAGLIO (Udine UD) è stato conferito il

‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE XI Edizione 2021

25 agosto 2021 | Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine

 

 

MARILENA MESAGLIO

L’Alchimista

 

 

 

 

 

 

 

MARILENA MESAGLIO 

Tutt’uno con l’Universo

 

 

 

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A MARCO NICA (Roma RM) è stato conferito il

‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE XI Edizione 2021

25 agosto 2021 | Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalla silloge poetica di MARCO NICA Alter Ego (Poland: 2021 Amazon: Prefazione dell’Autore)

24

“I giorni che non verranno

 

Accadranno storie

che non potrò raccontare

battute che non avranno voce

nel ritorno delle stagioni.

Quando il presente

sarà oltre il mio confine

ed io resterò nei ricordi,

i giorni che non verranno

inganneranno nuovi autori

per far scrivere di sé.”

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A CLAUDIA MANUELA TURCO (pseudonimo di Brina Maurer) (Codroipo UD)

è stato conferito il

‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE XI Edizione 2021

25 agosto 2021 | Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalla silloge poetica di CLAUDIA MANUELA TURCO (pseudonimo di Brina MaurerNeraneve e i sette cani (Ancona AN: 2018 Italica: Prefazione di Luigi Fonatnella)

92

Monomania dell’invidia

Neraneve

dona innocenti bugie al mondo,

quasi nulla le piace

-ma che importa? –

trova comunque

qualcosa di buono da dire,

e al suo cospetto

il povero si sente fortunato,

il brutto attraente

il trasandato originale

l’errore una variazione

il monotono l’attesa preparatoria.

 

(…)

 

Nemmeno un grazie torna indietro,

nemmeno un falso ‘Che bello!’ si ode

tintinnare nell’aria,

eppure così tanto in voga tra le amiche (…)”

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Si chiude così la XI Edizione 2021 del

‘Premio Franz Kafka Italia ®’ alla CULTURA alla CARRIERA alla IMMAGINAZIONE.

Il  sentito ringraziamento del Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ a tutti i Partecipanti e ai Vincitori.

Il nostro caloroso saluto e arrivederci!

La Presidente Rita Mascialino

 

 

 

 

 

 

 

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