Rassegna Premio Franz Kafka Italia® 2011

RASSEGNA PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®

Fondatrice e Presidente Rita Mascialino

I Edizione 2011

Palazzo Coronini Cronberg, Gorizia, 8 ottobre 2011.

Le presentazioni degli Autori e dei loro testi letterari, degli Artisti e delle loro opere sono a cura di Rita Mascialino.

Il Premio nella sua PRIMA EDIZIONE consta di tre Sezioni: Romanzi Editi, Racconti Editi, Saggi Editi.

Il Premio consiste in Opere d’Arte di Artisti quotati e nelle Recensioni di Rita Mascialino.

 

La Presidente mentre introduce la Celebrazione con una breve Conferenza su una caratteristica della personalità di FRANZ KAFKA.

Il Servizio fotografico è a cura di Pierluigi Bumbaca Fotografo in Gorizia, Via delle Monache 11.

Il Brindisi finale è a cura della Pasticceria Centrale, Via Giuseppe Garibaldi 4, Gorizia.

Presentazioni e fotografie si possono scaricare e citare liberamente ricordando di indicare la Fonte Bibliografica per testi e fotografie comprensiva del Premio Franz Kafka Italia ® 2011

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SEZIONE ROMANZI

PRIMO PREMIO ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ I ED. 2011

LUCIO SCHIUMA, (2011) Sarò come Garrincha. Roma: Edizioni Croce.

Artista Avelino De Sabbata

 

Lucio Schiuma è nato a Pisticci (Matera), dove risiede. È laureato in Scienze Politiche ed è assistente di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato presso l’Università di Bari, inoltre è docente di Corsi di Formazione organizzati dalla Regione Puglia, Regione Basilicata, Provincia di Bari e Provincia di Matera. Ha brevettato una importante mnemotecnica per l’apprendimento delle materie di studio.  Ha conseguito varie specializzazioni in Discipline Sportive. È anche scrittore.

Avelino De Sabbata è nato a Pozzuolo del Friuli (Udine) dove risiede. La sua produzione comprende dipinti ad olio ed acquarelli, ma la sua passione primaria è stata ed è da sempre il disegno dove eccelle in modo particolare. Soprattutto sono famosi  i suoi disegni relativi alla figura umana e ai ritratti, dove la sua maestria raggiunge profondità di penetrazione nella personalità per come essa traspare dalle posture del corpo e dall’espressione del volto. Più di recente si è dedicato alla sperimentazione artistica attraverso la computergrafica dove pure ha raggiunto posizioni ragguardevoli. Ha esposto in molte mostre collettive e personali, ha ottenuto molti primi premi. È fondatore e presidente dell’associazione culturale Quadrante Arte.

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SECONDO PREMIO ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ I ED. 2011

IGINO CANESTRI, (2010) Mela rossa – Storia di un’analisi. Massarosa LU: Marco del Bucchia Editore

Artista Avelino De Sabbata

Igino Canestri è nato in Val di Chiana (Arezzo) e risiede a Firenze. È laureato in Teologia a Firenze, in Psicologia alla Sapienza di Roma e in Scienze dell’Educazione alla Salesiana. È  parroco e psicologo analista. È anche scrittore ed ha  pubblicato diverse opere.

“Il romanzo di Igino Canestri Mela rossa – Storia di un’analisi (Massarosa, LU: Marco del Bucchia Editore, 2010), Secondo Premio Franz Kafka Italia ® 2011,  narra in uno stile sciolto e piacevolmente leggibile quanto gli errori di un’educazione genitoriale non consona alla maturazione della personalità dei loro figli possano rendere infelice la protagonista che non riesce per lungo tempo a trovare la forza di accettare un compagno e di essere adeguata ad una vita autonoma psicologicamente e in grado di attuare scelte di responsabilità come quella relativa alla formazione di una propria famiglia con il compagno. La famiglia è in Igino Canestri il luogo degli affetti più sicuri sia per la donna che per l’uomo seppure in modalità diverse secondo le esigenze dei diversi sessi, ossia essa non rappresenta solo la cellula utile ad avere dei discendenti, ma è anche la fortezza in cui possono essere coltivati affetti come buona semina a riparo di possibili veleni presenti nel mondo esterno. Nel romanzo la protagonista grazie ad un analisi puntuale delle cause del suo stato psicologico attuata assieme ad uno psicologo analista, in cui si riconosce la proiezione dell’Autore, smette alla fine gli abiti dell’infanzia, della sottomissione ai genitori e dell’incapacità di prendere decisioni in piena autonomia e stabilità di intenti e può iniziare consapevolmente il proprio percorso di donna e compagna nonché futura madre. Viene evidenziato anche il concreto problema dello sviluppo di un legame che può andare oltre i limiti dell’analisi da parte dello psicoanalista e anche della sua paziente, problema che viene risolto immediatamente dallo psicologo con la dovuta rinuncia, certo non lieta, ma inevitabile, ad un affetto proprio, così che il romanzo termina con la salvezza della donna, inoltre con la soddisfazione dello psicologo per avere aiutato la donna a sollevarsi dal suo stato di immaturità e infelicità, e con la dovuta solitudine conseguente all’aver saputo rinunciare ad un possibile legame con la paziente, come il suo status gli impone.”

Rita Mascialino

“Il disegno di Avelino De Sabbata  donato al Premio Franz Kafka Italia ® 2011,  rappresenta una donna accasciata al suolo su di un fianco e vista di schiena, mentre è ripiegata su se stessa in un momento non di allegria – l’accasciamento ed il rannicchiamento non corrispondono agli effetti posturali della gioia –, ma di scarsa propensione all’azione, alla vita, quasi essa sia in un riposo o sonno profondo concreto e metaforico. Non si vedono le mani, in ogni caso la donna non è nella posizione di chi stia compiendo un’attività qualsiasi – gira la schiena al mondo e tiene la testa anch’essa non rivolta a guardare la realtà che le sta intorno. Essa è nella posizione di chi si abbandoni alla solitudine, alla malinconia che essa comporta e alla chiusura verso il mondo esterno. Lì, in un momento di solitaria compagnia con se stessa dove anche il pensiero sembra non esserci attivamente – il corpo è completamente rilassato e non nell’atteggiamento muscolare di qualcuno che pensi attivamente a qualcosa, ma sia nel sonno o nel dormiveglia o in un pesante distacco dal reale –, essa attende di rialzarsi per  riprendere le attività quotidiane in cui si realizza la sua vita, attività che si suppongono di cure domestiche e familiari: la postura scelta per il riposo risente dei comportamenti agìti di consueto dalla persona nella quotidianità e risente in ogni caso dell’atteggiamento psicologico di fondo della stessa, nel caso si tratta della postura di chi è abituato a tenersi in disparte, a guardare senza partecipare, a non espandersi nell’ambiente, ad una donna chiusa nelle cure domestiche. Così per questa donna interpretata da Avelino De Sabbata.”

Rita Mascialino

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TERZO PREMIO ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ I ED. 2011

 

MARIA RICCIUTI GAROFALO, (1995) La Cuntana (Il cerchio della vita) (Potenza PZ: Edizioni Il Salice, 1995.

Artista Avelino Debbata

Maria Ricciuti Garofalo è nata a Potenza, dove risiede. Già professoressa di lettere alla Scuola Media Torraca, ha realizzato opere teatrali di grande respiro con il Laboratorio Teatrale. Ha curato il settore informazione del giornale della FIDAPA di Potenza. È  scrittrice, ha pubblicato  diverse opere e ha vinto un primo premio letterario nel 2005. 

“Il romanzo di Maria Ricciuti Garofalo La Cuntana (Il cerchio della vita) (Potenza: Edizioni Il Salice, 1995), Terzo Premio Franz Kafka Italia ® 2011, offre uno scorcio degli usi mentali e materiali della vecchia Potenza i quali si ritrovano ancora presenti anche nella più giovane e attuale Potenza. Lo scorcio prende forma dalla cuntana, ossia dal vicolo chiuso attorno al quale si giostra la vita delle persone con le loro tradizioni, con la loro personalità adatta al dettaglio psicologico, all’osservazione dell’altro nella conduzione della sua vita. Proprio il vicolo rappresenta lo stretto cerchio della vita, una vita che non sembra avere sbocchi fuori dal cerchio che la racchiude. Personaggi emblematici del modo di vedere il mondo nella vecchia città del Sud animano lo scenario in cui si svolge il romanzo di Maria Ricciuti Garofalo. Si tratta di una Basilicata che, mai al centro della vita italiana e neanche al suo margine, ma piuttosto assente quasi non esistesse nella cultura italiana, l’autrice pone al centro del mondo da essa ritratto con maestria tale che la città emerge davanti ai nostri occhi come noi stessimo muovendoci nei suoi vicoli – non a caso ciechi, senza sbocco, chiusi nel piccolo cerchio di una vita ritirata in vecchie tradizioni –, nelle sue strade ed ascoltassimo i discorsi dei suoi abitanti per come l’orizzonte chiuso del vicolo, la cuntana, consente. Un romanzo che rende protagonista la cultura lucana e ne dà memoria.”

Rita Mascialino  

“Il disegno di Avelino De Sabbata donato al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 rappresenta un busto di giovane donna. L’esposizione del seno nudo non ha nulla di materiale – le forme sono appena accennate e verginali e comunque non si tratta di un busto che ritragga emblematicamente una madre, il seno è piccolo e sostenuto, il torace stretto, anche la vita che si annuncia appena abbozzata si indovina sottile. Il volto è di grande bellezza, anch’essa di tono delicato. Si vede dalla sicurezza con cui tale corpo è esibito come questa donna sia conscia della bellezza del suo soma che essa offre tuttavia con dolcezza di gesti e non sul piano meramente sessuale, ma su quello erotico-affettivo – la dinamica che imposta busto e volto non è quella corrispondente all’esaltazione dei sensi che contraffà l’espressione o ad una routine sul piano dell’amore materialmente sessuale, cui contraddice l’espressione del volto così armoniosa, quieta ed anche seria, consapevole dell’importanza di quanto sta per avvenire. Si tratta dunque di una donna che Avelino De Sabbata propone come consapevole custode del tesoro della dolcezza erotico-affettiva che essa possiede sul piano psicofisico e che è in grado di offrire come dono prezioso, non come esperienza banale né tanto meno triviale.”

Rita Mascialino

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PREMIO SPECIALE ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ I ED. 2011

DOMENICA MILENA ARCURI ROSSI,(2007) Todeschina. Tolmezzo UD: Andrea Moro Editore.

Artista assente

 

 

 

 

 

Domenica Milena Arcuri Rossi è nata a Villacaccia di Lestizza (Udine) dove risiede. È docente di Lingua e Civiltà Spagnola e Francese alla Scuola Media di Secondo Grado. È scrittrice di romanzi, racconti e saggi relativi alla comunicazione non verbale. Per tale ultimo ambito è stata insignita di una medaglia al merito dal Lions Club.

“Il romanzo di Domenica Milena Arcuri Rossi Todeschina (Tolmezzo: Andrea Moro Editore, 2007), Premio Speciale Franz Kafka Italia ® 2011, tratta della storia tragica della Contessa Todeschina della potente famiglia dei di Prampero di Gemona (Udine), e del Conte Francesco d’Arcano di Rive d’Arcano (Udine), paese nella zona delle colline del sandanielese nel Bacino Idrografico del Tagliamento e nel quale si può ancora vedere il bellissimo Castello di Rive d’Arcano. Come sappiamo dalla storia del Friuli, Todeschina, andata sposa per volere della famiglia al nobile Francesco più vecchio di lei, lo tradì presto con un baldo e spregiudicato giovane. Scoperta dal marito, fu pugnalata assieme all’amante e murata ancora viva nel castello stesso – Todeschina agonizzante scrisse le proprie iniziali con il sangue su un muro del castello, scritta che si poté vedere fino al 1976, anno in cui il terremoto distrusse varie parti del castello. I resti del suo scheletro furono invece ritrovati grazie ad un restauro risalente ai primi del Novecento. Il romanzo attraverso la narrazione di questa vicenda pone in evidenza come le donne fossero in passato del tutto sottomesse alla famiglia e ai loro compagni che in genere non sceglievano esse stesse ed evidenzia con tragico rilievo quanto a caro prezzo esse pagassero un loro tradimento, al contrario dei loro mariti che le tradivano senza incorrere in nessuna sanzione né legale né di vendetta – le donne erano troppo deboli per uccidere e per altro avevano ed hanno in genere una natura meno violenta di quella dei maschi. La storia non è solo storia di altri tempi, è denuncia di Domenica Milena Arcuri Rossi quanto mai valida ancora oggi e persino nel nostro Paese democratico, dove donne di altre culture sono sottomesse come un tempo alla loro famiglia e ai loro uomini, che hanno ancora il diritto di ucciderle per qualsiasi mancanza, anche la più lieve, e dove anche donne di cultura italiana vengono vessate e persino uccise qualora vogliano lasciare i loro uomini con cui la vita sia divenuta impossibile. Certo Todeschina è colpevole di adulterio, una colpa grave che non viene minimizzata nel romanzo in quanto riconosciuta lesiva degli affetti, della fiducia del compagno, delle basi della famiglia stessa, dell’equilibrio psicologico di entrambi i coniugi, ma certo tale mancanza, come si evince dal tono narrativo di caritatevole comprensione nei confronti di Todeschina, non viene presentata da Domenica Milena Arcuri Rossi come meritevole della morte.”

Rita Mascialino

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PREMIO SPECIALE ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ I ED. 2011

GABRIELE CALVANI, (1999) I sentieri della memoria. Udine UD: LNB LaNuovaBaseEditrice.

Artista assente

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gabriele Calvani è nato a Udine, dove risiede. È stato dottore in Medicina Veterinaria e Veterinario di Stato. È scrittore da molti anni. Si dedica principalmente  alla stesura di romanzi e racconti preferibilmente, ma non solo, di ambito storico sia regionale che più ampiamente nazionale. 

“Il romanzo di memorie storiche di Gabriele Calvani I sentieri della memoria (Udine, LNB LaNuovaBaseEditrice,1999), Premio Speciale Franz Kafka Italia ® 2011, si imposta come memoria del protagonista riferita alla Prima Guerra Mondiale e anche alla Seconda. Al di là di visioni storiche preconcette perché viziate da ideologie politiche di diversa estrazione e tutte interpretanti gli eventi storici secondo la loro prospettiva talora procustiana, Gabriele Calvani spezza la lancia delle sue memorie per guardare con dovuta gratitudine i giovani che morirono sul Piave consapevoli di dover servire la patria con il sacrificio della loro giovane vita a salvaguardia dell’esistenza del proprio gruppo familiare, del proprio Paese. Anche l’adesione ai falsi ideali diffusi dal Fascismo in quegli ideali diffusi dalla propaganda i quali, se visti in superficie e non verificati nella realtà, poterono illuderli. Non per questo, perché si lasciarono ingannare, secondo Gabriele Calvani tali giovani illusi e fiduciosi nonché vilmente ingannati nelle loro speranze in una vita più dignitosa divennero direttamente persone malvagie. Pertanto anche al loro sacrificio nella Seconda Guerra Mondiale va da parte dell’Autore un ricordo sereno privo di ogni polemica politica.”

Rita Mascialino

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PREMIO SPECIALE ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ I ED. 2011

LILIA CAPOGNA,(2011) Profumo di vaniglia. Atripalda AV: Edizioni Mephite-Laceno.

Artista assente

Immagine di Lilia Capogna

 

 

 

 

 

 

 

Lilia Capogna è nata ad Avellino e risiede a Monteforte Irpino (Avellino). È docente di Matematica presso la Scuola Media di Secondo Grado dell’Istituto Comprensivo di Monteforte Irpino. È anche scrittrice.

“Il romanzo di Lilia Capogna Profumo di vaniglia (Atripalda AV: Edizioni Mephite-Laceno, 2011), Premio Speciale Franz Kafka Italia ® 2011, si incentra principalmente sul problema delle relazioni affettive tra uomo e donna, sulla diversità dei due sessi nell’affrontare la vita erotico-affettiva. La protagonista ama profondamente un uomo con il quale è intenzionata a formare una famiglia. Anche l’uomo è pienamente d’accordo. Quando egli si trasferisce per un breve periodo in altra città per terminare gli studi universitari, accade che egli abbia una relazione con una donna sposata e aspetti poi un figlio da lei. Il fatto particolare è che al ritorno dalla sua fidanzata egli, confessando l’accaduto, le dice che tutto ciò non ha nessuna importanza per lui e che è sempre intenzionato a sposarla in quanto ama lei sola. Un figlio dunque non ha alcuna importanza per quest’uomo leggero, irresponsabile, adatto a creare l’infelicità nelle donne che lo amano e nella prole che sparge in giro. Proprio nella differenza di responsabilità verso le persone in generale nelle relazioni affettive o sessuali, nonché verso i figli che dalle relazioni possono nascere si configura il messaggio di Lilia Capogna: famiglie basate sull’infedeltà di uno dei coniugi o di tutti e due, ma specialmente dei maschi verso le loro compagne, madri dei loro figli, ciò che accade più frequentemente, sono a monte di una società peggiore di quanto potrebbe essere se la relazione tra i sessi fosse di qualità migliore, non vissuta entro lo stretto orizzonte dello scambio sessuale che, privo del supporto affettivo e intelligente nonché nel rispetto delle attese dell’altro,  inevitabilmente porta alla trasgressione degli impegni presi, della fedeltà promessa e conduce ad una visione esistenziale tesa al ribasso, una visione ribassata cui gli uomini si adeguano facilmente e che le donne non accettano.”

Rita Mascialino  

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PREMIO SPECIALE ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ I ED. 2011

VICTORIA DRAGONE, (2011) Ombra dell’amore. Pasian di Prato/UD: Campanotto Editore

Artista Massimo Totolo

Victoria Dragone, di origine italo-rumena, è nata a Bucarest e vive a Tarcento (Udine). È laureata in Lettere Moderne all’Università di Bucarest, già docente di Liceo e consulente esterna presso la Casa Editrice Univers di Bucarest. È traduttrice di opere letterarie dallo spagnolo e dal francese. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie e di racconti, nonché  romanzi.

“Il romanzo di Victoria Dragone Ombra dell’amore (Pasian di Prato/UD: Campanotto Editore, 2011), Premio Speciale Franz Kafka Italia ® 2011, tratta del complesso tema delle relazioni tra gli umani: di amicizia, di amicizia erotica, di erotismo tra sessi diversi, di omosessualità tra donne e tra uomini. Ne esce un’immagine molto esaustiva della visione del mondo prodotta dai due sessi. Il mondo maschile ne esce affettivamente come sfociante nella mera sessualità, come rimbombante  nel vuoto, sia che si tratti di amore eterosessuale che omosessuale, sempre una sessualità pronta ad infrangere qualsiasi impegno di fedeltà e di dedizione all’altro e rispetto dell’altro, il tutto in un egoismo piuttosto gretto e comunque sgradevole. Il mondo femminile di Victoria Dragone risuona in ogni caso più sonoro e nel pieno di sentimenti positivi. La diversa disposizione di frequenze relativa ai due sessi non resta chiusa nella sfera delle relazioni tra i sessi, ma si riflette  nel romanzo di Victoria Dragone sul piano della più ampia e complessa visione del mondo separando la superficialità più presente nel lato maschile dalla profondità dello sguardo sulla vita più presente nel lato femminile, segnando così una diversa qualità dell’esistere pur con eccezioni da ambo le parti. Il tutto presentato attraverso la straordinaria raffinatezza linguistica di Victoria Dragone, tale che il lettore del romanzo resta senza fiato e sfinito dalle emozioni a cascata che tempestano il suo cuore, la sua mente.”

Rita Mascialino

Massimo Totolo è nato ad Artegna (Udine), dove risiede. Progetta e realizza case ecologiche e di legno con Arcos a Magnano in Riviera. È anche artista e produce ruggini e graffiti ispirati ad antiche mitologie o a forme  astratte su metallo.

“La Ruggine di Massimo Totolo donata al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 presenta una fantasia astratta di colori molto intensi su fondo bruno con prevalenza di forme a reticolo rosso sangue e azzurre su fondo bruno mescolate ad altri colori , tra cui il giallo. Il reticolo evoca spazialmente per quanto astrattamente molto evidentemente percorsi e legami, percorsi di vita e legami tra le persone, legami che in quanto tali hanno sempre una base di pur varia e variamente intensa affettività. Il colore di tali reticoli è quello del sangue, della vita, dell’azione, dell’amore intenso come passione dei sensi, ma, essendo questo colore imbrigliato in una rete legata, anche di affetto, di trasporto della personalità per un’altra personalità perché è in questo luogo che possono avvenire i legami. L’azzurro, il colore del cielo simbolico della spiritualità, non della materialità, è di fatto collegato al sangue e alla passione come suo più profondo schema, come la spontanea e forte creatività di Massimo Totolo ha realizzato sul piano estetico.”

Rita Mascialino

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PREMIO SPECIALE ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ I ED. 2011

STEFANIA JADE TRUCCHI, (2006) Il candore di un’anima. Milano: Sperling & Kupfer

Artista Massimo Totolo

 

Stefania Jade Trucchi è nata a Roma dove risiede. È psicologa, psicoterapeuta, psicologa del lavoro e sommelier titolare di una rinomata enoteca a Roma. Collega i profumi dei vini ai sentimenti più fini che danno qualità alla vita.  È anche scrittrice.

“Il romanzo di Stefania Jade Trucchi Il candore di un’anima (Milano: Sperling & Kupfer, 2006), Premio Speciale Franz Kafka Italia ® 2011, ha come tema centrale la relazione erotico-affettiva tra i sessi. La protagonista ha subito un incidente a causa del quale sta in coma per una settimana. Durante questa assenza dalla vita sociale e comunque di relazione la donna non smette di costruire mondi con il suo cervello che le mette a disposizione un’immaginazione simbolica che traveste e rivela la realtà di tante situazioni esistenziali già vissute. Ad esempio, un uomo le sta accanto per le capacità artistiche ed estetiche in possesso della donna, ma quando sa che è diventata cieca e non la può quindi più sfruttare, la abbandona. Tuttavia al suo risveglio essa trova l’ex marito accanto a sé, il quale l’aveva lasciata prima dell’incidente. L’uomo le giura di restarle per sempre accanto e di amarla, ma quando la donna questa volta riacquista la vista, egli la abbandona di nuovo: certo, sarebbe tornato e rimasto con lei, ma al prezzo che essa fosse non più capace di avere iniziative, appunto non fosse più capace di vedere la realtà e avesse bisogno per così dire del tutore in quanto disabile. Ma la donna libera e non disabile o sottomessa in qualche modo è superiore alla capacità di accettazione dell’uomo che mostra di quale qualità fosse la sua relazione con la donna, come già anche l’altro uomo che stava con lei solo per sfruttarne i talenti a proprio vantaggio, quei talenti di cui egli difettava e che non aveva vergogna per così dire di rubare alla donna. Così la protagonista riesce lentamente e con le sue sole forze a riprendersi e ad amare di nuovo la vita, in solitudine, ma indipendente, libera, senza padroni che le tarpino le ali e non le lascino il diritto a gioire delle possibilità che la vita offre, el potenziale creativo che essa ha in sé.”

 Rita Mascialino 

“Il Graffito di Massimo Totolo donato al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 rappresenta la costellazione ed il segno zodiacale del Sagittario eseguito con graffi di estrema eleganza che danno all’immagine il tono della ricercatezza decorativa e di dettaglio. La freccia viene lanciata nel cosmo dal possente arciere, lontano quindi e nell’ignoto, come a mostrare che la strada dell’uomo non si fermi all’esplorazione della Terra, ma preveda ormai mete lontanissime nello sconfinato e più ignoto Universo. Il lancio così distante è simbolo inoltre della meta dell’uomo creativo, sempre alla ricerca di nuove conoscenze, di ardite emozioni. Questo il messaggio che invia la creatività di Massimo Totolo.”

Rita Mascialino

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SEZIONE RACCONTI

PRIMO PREMIO ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ I ED. 2011

MAURO URSINO, (2010) La casa con il pozzo. Torino: Neuma Editrice

Artista Adriano Velussi

 

 

 

 

Mauro Ursino è nato a Bologna, dove risiede. È professore ordinario di Bio-ingegneria elettronica e informatica presso l’Università di Bologna. Si occupa in particolare dello sviluppo di modelli matematici di sistemi fisiologici complessi e di neuroscienze computazionali. È anche scrittore.

“La raccolta di racconti di Mauro Ursino La casa con il pozzo (Torino: Neuma Editrice, 2010), Primo Premio Franz Kafka Italia ® 2011, presenta una sfumata variazione sul Leitmotiv rappresentato dalla madre di tutte le paure degli umani, la paura riferita al passare veloce del tempo e all’avvicinarsi della fine, poli tra i quali si svolge inevitabilmente la vita ed entro i quali appare difficile dare un senso all’agire umano, alle attese, al dolore, alla gioia, alle mete da raggiungere, ad ogni cosa. Ma un senso c’è e pur in tono delicato e raffinato che accompagna l’espressione linguistica, un senso molto forte e implicito all’essere Mauro Ursino uno scrittore, un artista. L’arte dunque per l’Autore, lungi dall’essere riempitivo di ore oziose, è sapiente compagna dell’uomo e dà senso alla vita proprio perché amplia esponenzialmente le possibilità di conoscenza della propria personalità e stimola i lettori sul medesimo piano, nonché concilia gli umani con il loro tragico destino riuscendo ad avvicinare questo nella sua veste virtuale più bella, capace di dare l’azione catartica senza l’impatto duro della materia, dei fatti concreti, ma anzi facendo apparire il citato destino commovente, bello, come avviene nei racconti di Mauro Ursino. Inoltre l’Autore evidenzia in tutti i suoi racconti la sua grande umana disposizione verso gli altri,  che traspare dall’affetto con cui dipinge i suoi quadri esistenziali, i suoi personaggi e sul piano delle sue riflessioni con cui esprime la sua visione del mondo, al cui centro sta la volontà di aiutare il prossimo a sopportare la sofferenza, ad alleggerirla ove possibile, sia a livello di arte che di conoscenze scientifiche applicate in questa finalità. Tutto ciò dà l’unico senso possibile alla vita secondo i racconti di Mauro Ursino, un senso che, esaurendosi completamente all’interno dell’esistenza, dà la tonalità malinconica di fondo al narrare di questo Autore. Il titolo, oltre ad indicare una concreta casa con pozzo, è forte simbolo della personalità d’artista di Mauro Ursino: una struttura razionale che emerge in superficie attingendo tuttavia acqua vitale da fonti profonde, così come la personalità realizza la propria struttura di consapevolezza grazie alla linfa sotterranea fornita dall’inconscio e l’arte stessa vive della linfa sotterranea fornita dalla fantasia.”

Rita Mascialino

Adriano Velussi è nato a Gorizia, dove risiede. Ha alle spalle finora più di una sessantina di mostre personali in Italia, in Slovenia ed in molte città estere, nonché poco meno di trecento esposizioni collettive. I suoi temi di interesse convergono sia sul paesaggio e sulle figure umane, sia sul mondo dell’astratto in cui la sua creatività artistica si è soprattutto concentrata e si individua attualmente.

“Colpiscono nella semantica quanto mai complessa del dipinto ad olio di Adriano Velussi, donato al Premio Franz Kafka Italia ® 2011, strutture accesamente colorate a profilo curvilineo che si intersecano liberamente sparse e raffigurate nella forma di un ellissoide. Non rappresentano un oggetto materiale riconoscibile, hanno significato simbolico, appunto astratto. L’elissoide è contornato da colori che si fanno più scuri man mano che la prospettiva si allontana dallo stesso, un po’ come se lo sfondo assumesse dal corpo centrale sfumature e riflessi per poi scurirsi fino all’assenza di qualsiasi colore come è nei bordi più estremi del dipinto. Ciò implica che lo sfondo sia scuro di per sé e si manifesti nella sua assenza di colori proprio in distanza dal centro colorato. L’elissoide racchiude in sé molti colori: l’azzurro, il giallo, il rosso, altri. E veramente l’elissoide così colorato evoca la spazialità della Terra che accoglie, per ora unica nell’Universo noto agli umani, la vita. L’azzurro evoca la presenza del mare e del cielo più sereno che in esso si riflette, il giallo quella delle messi, ma anche quella dell’oro, della cosa preziosa, divina; il rosso si associa al sangue, all’azione, alla lotta, ma anche all’amore che porta avanti la vita; le molte sfumature più tenui infine portano la presenza di azioni e sentimenti più delicati, meno prorompenti non meno importanti e che contribuiscono a sfaccettare la varietà della vita. Così la Terra si veste della visione  simbolica del mondo osservata attraverso il filtro semantico-emozionale offerto dalla mente artistica di Adriano Velussi, un filtro profondo, vicino all’elaborazione inconscia dell’esperienza, quello che precede la parola, quello estetico delle immagini come più originari schemi semantici. Questo filtro, per quanto impalpabile e distante dalla concretezza del reale, risulta essere nell’immagine creata da Velussi proprio quello più capace di reggere alla minaccia di un Universo dall’aspetto inquietante di un buco nero che tuttavia, pur incombente tutt’intorno ai colori, non solo non risulta in grado di spegnere la festa della vita al suo interno fatta del sangue che fluisce nell’amore e nella battaglia, nella fantasia e nella gioia di interpretare l’Universo, come ci dicono alcuni degli intrecci colorati scelti dall’artista, ma ne viene contagiato come mostrano le sbavature cromatiche: non l’oscurità pure presente invade la visione del mondo in Velussi, ma la potenza dei colori di cui si avvale la psiche umana, quella artistica in particolare che dà la più vera memoria della vita per come viene vissuta e interpretata dai popoli, comprensiva quindi della loro immaginazione, si fa avanti nel buco nero e comunque resiste nell’oscurità squarciandola e invadendola, nonché diffondendovi riflessi che vivificano il nero stesso contagiandolo ed inoltre rendendone per così dire visibile la più temibile dinamica. L’elissoide, nella sua forma globale e nella separazione di aree scandite dai diversi colori e dalla presenza del colore del sangue, evoca anche, seppure alla lontana, il cervello umano che porta la luce della vita nel buio Universo, cervello il cui colore, diverso da quelli presenti nel dipinto tranne quello relativo al sangue, è trasformato sul piano estetico nei colori simbolici di azioni, tratti psicologici, emozioni, visioni del mondo.”

 Rita Mascialino

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SECONDO PREMIO ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ I ED. 2011

ALESSANDRO BANI, (2011) Luna mistica. Massarosa Edizioni.

Artista Adriano Velussi

 

 

 

 

 

Alessandro Bani è nato a Livorno, dove risiede. È laureato in Medicina, è psichiatra e psicoterapeuta presso l’Ospedale della Versilia a Lido di Camaiore. Ha pubblicato numerosi lavori scientifici. È anche scrittore.

“Il racconto lungo di Alessandro Bani Luna mistica (Lucca: Edizioni Massarosa, 2011), Secondo Premio Franz Kafka Italia ® 2011, si incentra soprattutto attorno al problema degli abbandoni, delle separazioni dalle persone, ma anche dagli eventi che compongono l’esperienza e con essa la personalità che risulta così non scevra di ferite, di strappi. Per l’uomo di Alessandro Bani non è possibile, per quanti sforzi faccia, trattenere l’esperienza, il passato, che al contrario svanisce lasciando l’individuo vuoto di ogni cosa e pieno solo del rimpianto di ciò che non è più e che tuttavia è stato ed ha suscitato in lui illusioni, attese, speranze, sicurezze che si sono rivelate poi inconsistenti lasciandolo solo con un se stesso rivolto alla ricerca di ciò che non ha più esistenza altro che nel ricordo. Il passato si porta via tutto ciò che l’uomo ha costruito o ha creduto di costruire, soprattutto, ma non solo, le relazioni affettive, i suoi legami stretti per superare la paura di essere solo sulla Terra. La ricerca del passato è quanto impegna il protagonista del racconto, ma è anche essa stessa un ostacolo a proseguire nella vita: lo sguardo di chi cerca ciò che è stato è rivolto all’indietro, non è impegnato nell’avanzare, in questo caso nel vivere la vita senza lacci o catene che ne impediscano il passo, che ne smorzino l’energia vitale utile a proiettarsi nel futuro ed afferrarlo  rendendolo presente vissuto. Certo, la riflessione sulla vita serve alla comprensione della vita, ma smorza la volontà e la capacità di agire. Il nome del protagonista, Amber, Ambra, in greco elektron, è un nome simbolico della condizione del protagonista che anche per il suo  tramite diviene esplicito emblema di tutta l’umanità. L’ambra è una resina fossile risalente a tempi antichi, è un mineraloide, ma il suo nome indica anche, come abbiamo visto, l’elettrone, quella particella energetica subatomica della materia che nei legami a livello molecolare sta alla base delle attrazioni e delle separazioni ed è anche indice della disgregazione e separazione della materia di cui consta la vita. Un nome quindi di persona che porta in sé il  traguardo di ciò che vive in un destino composto da una serie ininterrotta di abbandoni fino all’ultimo definitivo abbandono dovuto all’incontro con la morte ed il ritorno all’inorganico di cui il nome è indice nel racconto di Alessandro Bani. Così, su questo triste piano non più umano della disgregazione e trasformazione della materia si può trovare una sorta di legame indissolubile, l’unico possibile per altro nella più profonda visione del mondo di Alessandro Bani, con chi e con ciò che abbiamo dovuto abbandonare, che ci ha abbandonato. Tale legame ultimo è ormai definitivo, non vi saranno più separazioni, abbandoni, l’angoscia di dover lasciare sempre tutto e tutti non sarà più, così che questa stabilità può essere finalmente per l’eternità. La luna che compare nel racconto non ha la funzione di illuminare la notte, ma ha quella di introdurre la notte ed il suo buio, di farlo percepire al protagonista in modo meno spaventoso, protagonista che in tal modo scivola dolcemente nella foscoliana assenza di luce che contraddistingue la morte, un buio che si rivela custode del mistero della vita che non si schiude mai del tutto alla comprensione dell’uomo.”

  Rita Mascialino

 “Il dipinto ad olio di Adriano Velussi donato al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 appare come  una diversa e sofisticatissima elaborazione del medesimo tema generale espresso nel dipinto precedente con la differenza che è riconoscibile ancora più in primo piano un capo ed un collo umani e che lo sfondo non è cupo come nel dipinto precedente. La presenza centrale dell’uomo e della sua intelligenza espressa dall’esposizione dell’intera testa piena di simbolici colori proiezioni di creatività ed eretta su un collo quasi come su un’eruzione di natura verde e rigogliosa rischiara più fortemente ed ampiamente l’ombra, che pure la attornia nell’Universo senza dei di Adriano Velussi. Tale astratta rielaborazione della dinamicità dell’intelletto avviene con contorni non definiti, fuori quindi da possibili limiti ed al contrario in piena effervescenza di mutamento.”

Rita Mascialino

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TERZO PREMIO ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ I ED. 2011

ROSALIA MARIA MESSINA, (2010) Prima dell’alba e subito dopo. Roma: Giulio Perone Editore, Divisione LAB

Artista Adriano Velussi

 

 

 

 

 

 

Rosalia Maria Messina è nata a Palermo e risiede a Catania, dove svolge una professione giuridica. Ha scritto varie raccolte di racconti ed ha ottenuto diversi premi letterari. 

“La raccolta di racconti di Rosalia Maria Messina Prima dell’alba e subito dopo (Roma: Giulio Perone Editore, Divisione LAB, 2010), Terzo Premio Franz Kafka Italia ® 2011, rivela già nel titolo il significato profondo degli stessi. Prima dell’alba c’è il buio della notte più profonda, subito dopo c’è la luce colorata dell’aurora. La vita che Rosalia Maria Messina rappresenta nei suoi racconti si espande mostrando un gap tra il buio della notte più profonda, prima dell’alba, e lo scoppio cromatico della gioia di vivere dopo la stessa. Resta fuori dal gioco l’alba, che sta nel gap appunto, con la sua luce fredda e triste, anche spaventosa se viene osservata puntualmente nella sua brevissima apparizione che mette in evidenza l’orrore relativo all’esistere su di un astro ruotante nel vuoto e privo di stabilità per come viene intesa dagli umani. Resta fuori quindi il sinistro che accompagna l’esistere magari non visto nel quotidiano o scacciato appunto dal quotidiano pieno di incombenze lavorative, di impegni con le persone care, di impegni con la vita. Potrebbe sembrare che i colori dell’aurora siano già il giorno e che si passi quindi dalla notte più nera al giorno più luminoso, ma non è così. Anche il giorno con le sue incombenze viene lasciato fuori da Rosalia Maria Messina nel suo titolo emblematico della sua personalità di artista, solo il momento breve in cui scoppiano i colori più belli quali l’arancio in varie sfumature, il rosa pure in varia gradazione e l’oro più acceso tra gli altri viene preso in considerazione dall’Autrice, colori che annunciano l’ingresso del giorno, del sole, ma non sono ancora il giorno degli umani, lo precedono appunto e seguono subito la fredda alba. Così a Rosalia Maria Messina interessano il buio più nero simbolico dell’inconscio artistico più profondo ed i colori più belli della fantasia che ha il suo regno fuori dal giorno pratico e concreto. Si tratta di un’angolazione che sparge la sua luce colorata sullo scenario che fa da base ai racconti narrati dall’autrice, scenario in cui essa colloca le vicende esistenziali di ciascun essere umano, scenario che porta la sua luce vivificatrice nel reale.”

 Rita Mascialino

“Il dipinto ad olio di Adriano Velussi donato al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 presenta una ulteriore variazione sul tema dei due dipinti precedenti. Le differenze più vistose riguardano lo sfondo e l’elissoide. Lo sfondo è inondato di luce che riflette in profondità, sotto il possibile specchio d’acqua, le tinte che connotano l’elissoide. Questo, simile agli altri due nei colori e nelle forme dinamiche  che lo compongono, è tuttavia chiuso in una circonferenza rosso sangue o rosso fuoco che lo delimitano con più rigidità che nelle due precedenti raffigurazioni. Se continuiamo nella simbologia precedente del globo terracqueo, in alto e verso sinistra il moto di ascesa del rosso verso la superficie evoca un’eruzione vulcanica di lava in atto. Il colore rosso della circonferenza allora sta per la formazione della crosta terrestre fatta di lava poi disseccata e recante ancora la memoria delle sue origini infuocate. Se continuiamo anche nella simbologia del cervello, vediamo come l’attività più accesa, più creativa sia quella che si nutre di energie sotterranee, che vengono dal profondo e non si nutrono solo della superficie. In questo dipinto di Adriano Velussi lo sfondo non ha più nulla di oscuro, ma non è meno inquietante del buco nero: il globo diffonde i suoi colori all’esterno creando l’illusione di una base infida come l’acqua; in aggiunta, il globo illumina intensamente con il suo perimetro di vulcanica energia quanto gli sta attorno creando ulteriori illusioni di affidabilità, così che sia nell’un caso che nell’altro tale globo viaggia comunque sull’instabilità delle illusioni ottiche di superficie, ossia è in posizione quanto mai precaria da ogni punto di vista lo si consideri. Quanto all’elissoide visto come cervello, esso invade l’ambito circostante con la luce della sua energia, viaggia nella luce da esso prodotta e che riflette la sua attività multicolore nelle sue manifestazioni più creative.”

Rita Mascialino

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PREMIO SPECIALE FRANZ KAFKA ITALIA ® I Ed. 2011

FILIPPO CAIRA, (2011) Vintage Cafè. Cosenza CS: Pellegrini Editore

Artista Carla Asquini

Filippo Caira è nato a Cosenza, dove risiede. È laureato in Lettere Moderne, è funzionario di banca. È anche scrittore.

“Il racconto lungo di Filippo Caira Vintage Cafè (Cosenza: Pellegrini Editore, 2011), Premio Speciale Franz Kafka Italia ® 2011,  si incentra sul tema della conservazione intelligente del passato, della tradizione, di quanto può e deve per motivi di fondamentale importanza per la vita di ciascuno continuare a vivere e non solo essere nostalgico ricordo di ciò che non è più. In un linguaggio intensamente coinvolgente l’emozionalità del lettore, Filippo Caira svolge il suo messaggio attraverso la descrizione straordinaria di come venga fatto il caffè a Cosenza, al Caffè Europa, privo di riscaldamento e di aria condizionata, ma colmo di viva e palpitante umanità, di cui fa parte anche la sapiente attenzione per la preparazione della bevanda. La globalizzazione, pur inevitabile ed anche capace di produrre eventi positivi dal punto di vista socioculturale e politico, non deve per forza secondo Filippo Caira venire a coincidere insensatamente con un imbarbarimento a livello di umanità, mentre una sana conservazione di quanto può essere vantaggioso e bello in termini di buoni rapporti umani in una prospettiva di buon rapporto del presente con il passato per la migliore costruzione del futuro è quanto l’autore auspica nel suo racconto.”

Rita Mascialino

 Carla Asquini è nata a Udine e risiede a Buttrio. Ha compiuto gli studi d’arte negli Stati Uniti ed ha alle spalle mostre collettive e personali in ambito europeo e d’oltre oceano, in America e in Cina fra l’altro. Il suo ambito preferenziale, non unico, è quello floreale dove aggiunge al realismo particolari simbologie.

“Il dipinto ad olio di ampie dimensioni di Carla Asquini donato al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 è relativo ad una natura morta floreale che raffigura parzialmente un fiore rosso apparentemente ancora in boccio e visto in parziale prospettiva verticale, mentre più in basso mostra una corolla rossa già sbocciata e completamente aperta, così che si vede il suo splendido interno. Nel diverso stadio della fioritura, chiusa nel roseo bocciolo in verticale e aperta in rosso fuoco quasi impudicamente in basso e a lato in prospettiva frontale, si può scorgere una simbologia relativa all’essere donna: verginalmente stretta e chiusa nei suoi acerbi colori, protetta in se stessa e di aspetto riservato, anche altero nella sua erezione e chiusura, nonché consapevolezza della sua bellezza – il fiore è posturalmente eretto e non aperto –, più in basso sbocciato, mostrante tutta la sua bellezza più di quanto accada in boccio come sopra e a lato, ma non più altero, bensì reclinato su se stesso, a testa bassa per così dire, un fiore che per fiorire ha dovuto lasciare le alture del suo orgoglio ed abbassarsi più umilmente alla portata di tutti coloro che lo vogliono ammirare, come a testimoniare della sorte della bellezza, della necessità che la bellezza sia fatta per essere goduta e non debba divenire avaro e superbo possesso di chi la possiede.”

Rita Mascialino

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Autore assente

MENZIONE D’ONORE ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® I Ed. 2011

ANTONIO BERARDI, (2011) Il muro di gomma. Valenzano BA: Edizioni Compagnia del Mulino

Antonio Berardi è nato a Taranto, dove risiede. Già dottore commercialista e Giudice Tributario, è Cavaliere Ufficiale della Repubblica. È anche scrittore ed ha ottenuto diversi premi.

“Il romanzo di Antonio Berardi Il muro di gomma (Valenzano BA: Edizioni Compagnia del Mulino, 2011), Menzione d’Onore al Premio Franz Kafka Italia ® 2011, si incentra sul motivo educazionale, sul ruolo dei genitori e degli educatori, ai quali compete la responsabilità per i più vari tipi di società che si possano realizzare, questo in tutti i tempi, passati, presenti e a venire, in quanto l’educazione dei giovani non potrà mai venire meno, ci narra l’autore, e si può prevedere dalla gestione genitoriale dell’addestramento dei figli il tipo di società che infallibilmente si realizzerà. Non solo un insegnamento al male produrrà il delinquente o comunque il male inevitabilmente, ma anche un atteggiamento genitoriale permissivo creerà facilmente il delinquente, il male, questo ci insegna Antonio Berardi nel suo corposo romanzo ricco di riflessioni che, se da un lato interrompono la trama romanzesca, dall’altro sottolineano la finalità dell’autore, che è quella di lanciare un allarme per genitori e scuola, istituti culturali e sociali affinché diano il maggior peso possibile all’educazione dei giovani ai valori migliori della vita, i quali non sono quelli della prepotenza, della delinquenza, della malvagità, della violenza, ma sono quelli più nobili e costruttivi della buona disposizione verso la vita, verso il bene, verso l’innalzamento del livello cognitivo e morale dell’individuo. Non è obbligatorio andare verso il basso, si può e si deve salire in alto, insegna Antonio Berardi.”

 Rita Mascialino

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MENZIONE D’ONORE ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® I Ed. 2011

ELISA DE LORENZO, (2010) La mia storia. Padova PD: CleuP Editrice Università di Padova.

Artista Katia Gori

 

Elisa Di Lorenzo è nata a Sessa Aurunca (Cesena) e risiede ad Abano Terme (Padova). Portatrice della patologia neuromuscolare nota come CMT o Charcot.-Marie-Tooth dai nomi dei suoi scopritori, è  socia e volontaria della UILDM di Padova, Unione Italiana Lotta Distrofia Muscolare. È scrittrice.

“Il romanzo di Elisa Di Lorenzo La mia storia (Padova: CleuP Editrice Università di Padova, 2010) narra la storia della protagonista alla quale diversi anni dopo il matrimonio e di sofferenze fisiche,  già da tempo iniziate ma non riconosciute nelle loro cause, viene diagnosticata la distrofia neuromuscolare CMT. Il romanzo si rivolge a tutti coloro che sono affetti da tale patologia affinché tengano duri nella lotta e non si lascino abbattere dalla mala sorte che li ha colpiti. Elisa Di Lorenzo rende noto attraverso il suo romanzo quali sono le strategie che possono opporsi all’avanzare della malattia, strategie concrete e materiali, ma anche e soprattutto psicologiche. Il romanzo di Elisa Di Lorenzo si rivolge anche a coloro che vanno fortunatamente esenti dalla malattia, perché possano comprendere coloro che ne sono affetti ed abbiano il giusto sguardo di solidarietà con essi, interessandosi del loro stato di sofferenza e di lotta, aiutandoli per come possono, non lasciandoli nell’isolamento anche perché tutti possono cadere vittime di patologie come questa e di altre e quindi possono avere bisogno dell’attenzione di coloro che sono sani e più possono fare di quanto possano essi in condizione di debolezza.”

Rita Mascialino

Katia Gori è nata a Udine, dove risiede. Laureata all’Accademia di Belle Arti di Bologna e diplomata in Arte della Grafica Pubblicitaria all’Istituto Statale d’Arte di Udine, si è poi specializzata alla grafica al computer negli Stati Uniti, frequentando conseguendo il Master post-universitario con indirizzo “computer art” e “pittura”, alla School Of Visual Arts di New York e nello stesso periodo partecipa a mostre collettive e personali in numerose gallerie di Manhattan.
Già Art Director alla casa discografica Expanded Music, dove ha firmato numerose copertine di dischi di ambito internazionale, e già docente di Educazione Artistica presso la Scuola Media di Primo Grado, dal 2003 insegna progettazione grafica all’Istituto Statale d’Arte di Udine.
Ha partecipato a numerose rassegne d’arte moderna di carattere nazionale ed internazionale.

 “La litografia numerata di Katia Gori, donata al Premio Franz Kafka Italia ® 2011, unisce arte figurativa e poesia, ossia offre un’immagine ed un componimento poetico insieme. Si tratta di immagine e poesia incentrati sul concetto di solidarietà e fratellanza tra gli umani, tra i popoli. Le figure affratellate sono unite in un girotondo dall’aspetto fanciullesco a significare che l’educazione alla solidarietà debba iniziare già dell’infanzia ed anche a significare che la solidarietà può albergare in un cuore che per certi aspetti deve restare bambino o mantenere legami con il cuore bambino, con la sua affettività ancora pura, capace di amare senza i limiti posti dalle convenzioni borghesi e adulte.”

Rita Mascialino

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MENZIONE D’ONORE ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® I Ed. 2011 

GAETANO FORNO, (2009) Racconti padovani. Padova PD: Casa dei Libri.

Artista Katia Gori

 

 

Gaetano Forno è nato a Padova, dove risiede. Laureato in Scienze Biologiche, è docente alla Scuola Media di Secondo Grado di Padova. È anche scrittore.

 “La raccolta di racconti di Gaetano Forno Racconti padovani (Padova: Casa dei Libri, 2009) narra quadri di vita quotidiana che riproducono le problematiche inerenti al vivere nella società attuale, toccando i più vari ambiti concettuali ed ambientali, in uno stile spesso che spesso alberga spunti satirici brillanti ed intensi, sempre motivati e mai gratuiti. I racconti, pur tanto vari nelle tematiche e nell’ambientazione, riescono a dare al lettore una visione d’insieme interessante che vale la pena di conoscere.”

Rita Mascialino   

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MENZIONE D’ONORE ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® I Ed. 2011

MASSIMO GRUSOVIN, (2011) La prospettiva del ragno. Udine: LaNuovaBase LNB.

Artista Katia Gori

 Massimo Grusovin, già docente in Corsi di Formazione per tutte le Federazioni Sportive, è attualmente docente alla Scuola Nazionale dello Sport di Acquacetosa (Roma) e della Scuola Regionale dello Sport, Trieste. Ha pubblicato numerosi articoli inerenti all’Educazione Fisica e allo Sport, alla Psicopedagogia. È anche scrittore.

“Il romanzo giallo di Massimo Grusovin La prospettiva del ragno (Udine: LaNuovaBase LNB, 2011) presenta in una trama leggera e impalpabile come la tela del ragno molte riflessioni che spaziano in vari ambiti culturali, dalla filosofia alla religione, alla letteratura. Soprattutto si soffermano sull’ambito morale, relativo, tra l’altro, alla collocazione della sessualità nella visione del mondo. Il romanzo è ricco di citazioni erudite ed interessanti che mostrano la vasta cultura di Massimo Grusovin.”

Rita Mascialino

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MENZIONE D’ONORE ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® I Ed. 2011

CLAUDIO VASTANO, /2007) L’agghiacciante caso del gatto nella minestra. Altopascio LU: Marinari Editore. 

Artista Katia Gori

 

Claudio Vastano è nato a Lucca e risiede a Marginone (Lucca). Laureato in Scienze Naturali ed in Scienze Geologiche, è tra l’altro ricercatore scientifico. È anche scrittore.

“Il romanzo di Claudio Vastano L’agghiacciante caso del gatto nella minestra (Altopascio (LU): Marinari Editore, 2007), Menzione d’Onore al Premio Franz Kafka Italia ® 2011, è un corposo giallo ricco di humour fine ed irresistibile e anche di riflessioni sulla vita, nonché di rifiniture psicologiche, che tuttavia nulla tolgono  alla compattezza della trama relativa all’indagine così che viene mantenuta desta l’attenzione del lettore per l’individuazione del colpevole. Il protagonista è il detective privato Casper A. Pestalozzi che viene incaricato dal Commissario Spaccalano, nomi entrambi satirici – il nome Casper A. Pestalozzi meriterebbe un interessante approfondimento che ci porterebbe però troppo lontano qui –, di condurre l’indagine e di scoprire il colpevole dell’omicidio verificatosi nella sontuosa villa di un ricchissimo avvocato. I colpevoli alla fine vengono identificati attraverso una solida azione poliziesca portata avanti tra scrosci di battute intelligenti e pezzi di indagine fornita di spunti scientificamente aggiornati.”

Rita Mascialino

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SEZIONE SAGGI

PRIMO PREMIO ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ I ED. 2011

CLAUDIO ROBERTI, (2011) L’uomo a-vitruviano – Analisi storico-sociologica. Roma: Aracne Editrice.

Artista Alberto Quoco 

Claudio Roberti è nato a Napoli, dove risiede. È laureato in Sociologia ed è riconosciuto e rinomato esperto-studioso delle disabilità, afferente freelance al  Centro SinApsi dell’Ateneo Federiciano di Napoli e dirigente-referente presso varie ONG tematiche a livello nazionale ed europeo. È Peer Counselor e partecipa a progetti U.E. È saggista.

“Il saggio di Claudio Roberti L’uomo a-vitruviano – Analisi storico-sociologica (Roma: Aracne Editrice, 2011), Primo Premio Franz Kafka Italia ® 2011, presenta un’ampia e profonda analisi storico-sociologica la tematica delle disabilità, dell’uomo fuori dalla norma consueta al quale l’autore dà una collocazione nell’area dell’ a-vitruviano”, ossia del non vitruviano, ossia ancora del non perfetto. Il titolo riguarda l’uomo vitruviano di Leonardo che, nota Claudio Roberti, viene presentato come avesse quattro braccia e quattro gambe, non si presenta in realtà come perfetto. Il saggio spazia con estrema competenza nella storia delle disabilità sia dando un interessante scorcio del concetto di mostruosità nelle varie epoche a partire dalle più antiche mostrando come ancora oggi tale concetto sia in vigore in molte persone malgrado i progressi compiuti su questo fronte, progressi che l’autore riconosce e che descrive puntualmente; sia evidenziando come gli uomini a-vitruviani o mostruosi come venivano considerati un tempo e vengono ancora considerati in più di un caso abbiano dato e diano non solo piccoli, ma anche e soprattutto grossi contributi in ambito sociale ed intellettuale nei più vari campi dello scibile, delle abilità. Un libro con il quale Claudio Roberti struttura in modo dettagliatamente tecnico entro una cornice culturale tutta da godere una vasta e oggettiva panoramica sull’uomo nei suoi vari aspetti, di norma e di diversità.”     

 Rita Mascialino

 

 Alberto Quoco è nato a Udine, dove risiede. È fotografo d’arte ed ha alle spalle numerose mostra personali e collettive, dove ha ottenuto numerosi primi premi. Sue fotografie sono esposte alla Artist’s Gallery di New York ed in molte collezioni pubbliche e private.  

“La fotografia d’arte di Alberto Quoco, donata al Premio Franz Kafka Italia ® 2011, ritrae e ricrea nella simbologia ad esse propria tre bianche barche a vela in prospettiva che si stagliano sul mare o sull’oceano notturno dove stanno veleggiando. L’oscurità che fa loro da sfondo rimanda all’ignoto della cui esplorazione i velieri sono antico simbolo e all’audacia dell’uomo che si avventura in spazi sconosciuti affrontando il rischio ed il pericolo di vita per indagare la natura. Rimanda anche e soprattutto all’inconscio, ignoto anch’esso agli umani e giacimento preferenziale per la produzione dell’immaginazione artistica, ma anche scientifica. A prima vista potrebbe essere tutto, ma non è solo così. Se si percepisce come tali barche siano molto simili a scarpe calzanti un piede maschile, scarpe da viandante, allora anche le vele diventano sul piano associativo fornito dal cervello immediatamente altro da quello che sono nella realtà concreta che rappresentano in primo piano: viste entro la nuova prospettiva del piede umano, esse diventano arti inferiori robusti, adatti allo sforzo di lunghi ed ardui cammini. La vela che solca i mari come segno della spinta a percorrere acque infide e sconosciute è dunque equiparata in parallelo nella simbolica fotografia di Alberto Quoco al passo umano che diventa un passo, piccolo o grande che sia, comunque sempre dalle sette leghe, capace di  solcare esso stesso l’ignoto simboleggiato dal nero che copre ogni cosa nota e non nota, mentre viene spinto dal vento della sua indomabile curiosità ed insopprimibile volontà di conoscere. A conferma di quanto simboliche siano le fotografie d’arte di Alberto Quoco, una notazione personale: prima ancora di individuare le tre concrete vele, avevo visto la loro simbologia profonda, quella relativa alla scarpa e all’arto umano che mi sembrava solcassero notturni mari; dunque solo dopo aver percepito la realtà astratta e simbolica dell’arto umano, ho percepito la realtà delle tre vele, ciò per testimoniare di quanto in primo piano possano essere i simbolismi catturati ed espressi dall’occhio fotografico di questo artista.”

Rita Mascialino

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SECONDO PREMIO ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ I ED. 2011

GABRIELE BENUCCI, (2004) Il Cavaliere dei Cavalieri. Federico Caprilli: tra storia e romanzo. Ponte Buggianese PT: Tipografia toscana.

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Gabriele Benucci è nato a Firenze e risiede a Livorno. Possiede la Laurea specialistica in Lingue , è giornalista  per quotidiani come Il Telegrafo, La Nazione, Il Tirreno, anche per la Radio dove ha curato rubriche per il teatro. Già impegnato nello spettacolo con la cooperativa Theatralia di Livorno, è ora presidente dell’Associazione Culturale Acab per la produzione di spettacoli teatrali, tra cui i  progetti  europei Ex Voto e Mores. È saggista, autore teatrale e progettista europeo. Ha ottenuto diversi premi. 

“Il saggio di Gabriele Benucci Il Cavaliere dei Cavalieri. Federico Caprilli: tra storia e romanzo (Ponte Buggianese (PT): Tipografia toscana, 2004), Secondo Premio Franz Kafka Italia ® 2011, offre un ritratto storico e psicologico di Federico Caprilli, il militare dell’Arma della cavalleria nel primo Novecento. Caprilli innovò il modo di cavalcare facendo progredire l’arte dell’equitazione con il suo Sistema Naturale di Equitazione. Soprattutto, fu lui che introdusse un nuovo e diverso rapporto tra cavaliere e cavallo, più armonioso, più consono a favorire il procedere del cavallo in terreni impervi: ad esempio fra le altre innovazioni, mentre fino ad allora, nelle discese, al cavallo proteso in basso ed in avanti corrispondeva un cavaliere che si teneva in direzione opposta, ossia proteso verso il retro pensando con ciò di fungere da stanga equilibratrice del movimento del cavallo, Caprilli oppose una nuova postura del cavaliere, il quale doveva al contrario seguire la postura del cavallo il più possibile e protendersi anch’egli in avanti, ciò che, nella fattispecie, avrebbe agevolato il moto dell’animale nella discesa. Caprilli propose in generale un nuovo tipo di rapporto tra fantino e cavallo che risultarono vincenti e si imposero nell’arte di cavalcare restando validi anche oggi. Gabriele Benucci dà un pregnante profilo psicologico di Caprilli evidenziandone il genio e la sregolatezza, la non tranquilla osservanza del conformismo imperante, ciò che gli impedì di avere il successo meritato ed in ogni caso di conservare quello che gli fu comunque tributato. Viene presentata anche la sua drammatica caduta da cavallo per la quale sorsero sospetti che non portarono comunque a nulla di concreto, ma che gettarono e ancora gettano la loro ombra sulla fine di Caprilli.”

 Rita Mascialino

 

La fotografia d’arte di Alberto Quoco donata al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 presenta un gioco di luci di grande effetto basato sull’illuminazione di due tubi metallici tenuti lateralmente da braccia umane, il tutto su sfondo scuro, il quale aumenta l’effetto dei tratti luminosi ed inoltre pone le immagini sullo schermo tipico delle immagini oniriche, quando escono nel sonno dal più arcaico mandalà dell’inconscio, il cerchio orientato dalla forma angolata del quadrato in esso contenuta. Le braccia non si individuano più con realistica chiarezza e neppure i tubi di metallo, di loro è rimasta in primo piano la trasfigurazione dovuta alla particolare inquadratura ed enfatizzazione della luce, così che l’oggetto concreto ha perso la concretezza per mostrare la sua nuova impalpabile forma fatta di raggi di luce di diversa intensità e di ombre che si intersecano e reduplicano, si sovrappongono. È come se fosse stato fotografato uno schema energetico della realtà, come può essere visto da un diverso punto di osservazione, da un diverso organo per così dire, da un occhio non più umano o non più solo umano, ossia dall’occhio umano di Alberto Quoco e dall’occhio tecnologico fornito dalla sua macchina fotografica magistralmente manovrata nelle sue potenzialità dalla mano dell’artista, maestro dei più simbolici giochi di luci ed ombre.”

Rita Mascialino

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TERZO PREMIO ‘FRANZ KAFKA ITALIA ®’ I ED. 2011

EMILIANO SARTI, (2010) Amore e morte nella lirica greca. Massarosa LU: Marco Del Bucchia Editore.

Artista Alberto Quoco 

Emiliano Sarti è nato a Lucca dove risiede. Laureato in Lettere Classiche e diplomato in Scienze Religiose, è docente di greco e latino al Liceo Classico Machiavelli. Ha pubblicato diversi saggi di argomento letterario.

“Il saggio di Emiliano Sarti Amore e morte nella lirica greca (Massarosa LU: Marco Del Bucchia Editore, 2010), Terzo Premio Franz Kafka Italia ® 2011, tratta con ricchezza di dettaglio e sintesi panoramica la presenza dell’amore e della morte nella produzione poetica della Grecia antica. Viene messo in evidenza il passaggio dalla poesia eroica, che inneggia principalmente alla virtù intesa come valore militare e difesa della patria anche con il sacrificio della vita e nella quale domina la presenza inesorabile della morte, ad una poesia meno eroica che canta i valori più borghesi della polis. Anche l’ottica misogina dell’epoca viene evidenziata in vari poeti, soprattutto diretta a denigrare la donna che nella vecchiaia, perdendo la bellezza, non serve più a nulla, venendo essa considerata dai maschi solo o principalmente dal punto di vista sessuale e riproduttivo, ottica che, aggiungiamo, per quanto antica risulta più che mai presente ancora oggi, nell’epoca attuale, dove la conservazione della bellezza della primissima giovinezza femminile resta il principale dovere di una donna secondo il punto di vista dei maschi e del suo successo nella società. Emblematici sono i due tremendi versi ascritti ad Ipponatte (Efeso, VI secolo a.C.) e tradotti da Emiliano Sarti: “Due giorni sono i più dolci con una donna: / quando la sposi e quando la porti via morta” (31), versi che anche senza contesto ulteriore non possono che essere interpretati come scaturenti da un ambito psicologico maschile del tutto inutilmente impostato ad un gratuito disprezzo della donna.”

Rita Mascialino

 

“La fotografia d’arte di Alberto Quoco donata al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 ritrae un albero apparentemente privo ormai di foglie, a tronco basso e crescita verso l’alto, con chioma di foglie che si immagina più volta in verticale che in orizzontale, più lunga che larga, radicato su prato erboso e visibile su sfondo scuro – vedi sopra –, il quale mostra in dettaglio l’intelaiatura dei rami portanti e dei rami che da essi si sono appunto diramati. Immediata è l’associazione spaziale con la crescita dendritica del neurone. Un albero che è simbolo della vita mentale e materiale che assorbe la linfa dal sottosuolo e si manifesta poi in superficie in tutte le più variegate forme, non eterne, ma stagionali, un albero che come simbolo del cervello umano è simbolo della sua potenzialità cognitiva espressa dalle e nelle sue ramificazioni corrispondenti ad associazioni nuove, a nuove forme di comprensione e alle emozioni che esse suscitano.”

Rita Mascialino

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PREMIO SPECIALE ‘FRANZ KAFKA ITALIA ® I ED. 2011

CLAUDIO ZANINOTTO, (2011) Quando due elefanti litigano è l’erba che ci va di mezzo. Brescia: Associazione Amici di Lino Poisa/I Rotari Club Bresciani: Prefazione del Presidente del Sud Africa.

Artista Ada Renza Modotti

 

Claudio Zaninotto è nato a Garlasco dove risiede. È laureato in Sociologia (Urbino), in  Scienze della Comunicazione (Perugia), in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali (Roma). Ha scritto diversi saggi e articoli. Ha conseguito numerosissimi primi premi e di altra qualificazione.

“Il saggio di Claudio Zaninotto Quando due elefanti litigano è l’erba che ci va di mezzo (Brescia: Associazione Amici di Lino Poisa/I Rotari Club Bresciani: Prefazione del Presidente del Sud Africa, 2011), Premio Speciale Franz Kafka Italia ® 2011, è una narrazione di taglio socio-storico-antropologico delle vicende che hanno interessato il Sud Sudan soprattutto nella seconda parte del Novecento, anche se non solo. In particolar modo viene descritta l’etnia dei dinka, l’antichissima popolazione maggioritaria del Paese. I loro antichi ed anche arcaici costumi sono presentati nella loro realtà contrastante con il livello esistenziale dei popoli occidentali ed anche con la loro recente indipendenza come Stato Africano, indipendenza che ovviamente non ha cancellato in un solo colpo magico gli arcaici modi di vivere, ma che comunque è un passo avanti importante verso un’uscita dignitosa dagli stessi.”

 Rita Mascialino

 

Ada Renza Modotti è nata a Udine, dove risiede. Ha alle spalle diverse mostre collettive e personali in varie città nazionali.

“Il dipinto ad olio Il fiore del melo di Ada Renza Modotti donato al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 ritrae tre bianche e tenere fioriture del melo. Sia lo sfondo che le foglie dei sottili rametti sono di colore tenue, come se l’artista avesse avuto timore di sciupare il biancore dei petali frapponendolo a colori in violento contrasto e avesse posto al contrario i fiori del melo in mezzo a piumini per ciprie fini, ad incipriare i fiori stessi, ad esaltare la necessità di curare con la dovuta delicatezza la vita in boccio e fiorente. Contrassegno immancabile dell’arte pittorica di Ada Renza Modotti è la costante delicatezza della pennellata, che esprime la sua altrettanto delicata personalità d’artista, la sua delicata visione del mondo oltremodo rispettosa della vita, visione che essa riproduce creando mondi in cui la vita mostra sì tutta la sua sfolgorante bellezza, ma evidenzi nel contempo come la vita vada tutelata nelle varie fasi della sua fioritura.”

 Rita Mascialino

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 Autore assente

PREMIO SPECIALE ‘FRANZ KAFKA ITALIA ® I ED. 2011

ROBERTO CAVALLO, (2011) Meno 100 chili – Ricette per la dieta della nostra pattumiera (Milano: Edizioni Ambiente, 2011)

Roberto Cavallo è nato a Torino e risiede ad Alba. Laureato in Agraria, è tra i fondatori di E.R.I.C.A., società cooperativa attiva nel campo della comunicazione ambientale, di cui è presidente, è anche presidente tra l’altro di AICA, Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale. Ha pubblicato diverse ricerche e collabora a diverse trasmissioni televisive. È anche scrittore.

“Il saggio di Roberto Cavallo Meno 100 chili – Ricette per la dieta della nostra pattumiera (Milano: Edizioni Ambiente, 2011), Premio Speciale Franz Kafka Italia ® 2011, non è solo un utilissimo vademecum per il cittadino che vuole essere informato sull’ecologia nel proprio Paese e nel mondo, in primo luogo sullo smaltimento dell’immondizia secondo le varie materie e confezioni sintetiche in cui è messa sul mercato la più varia merce. Non è solo questo, è un testo culturale che fornisce dati tecnici frammisti a tante interessanti notazioni di varia cultura sulle tradizioni del passato in fatto di rifiuti e di ecologia. Un testo scritto in modo del tutto accattivante e che tiene desto il vivo interesse del lettore che viene informato in modo piacevole su tanti dati tecnici che altrimenti espressi potrebbero annoiare e che al contrario invitano ad una lettura continuata.”

Rita Mascialino

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A Celebrazione terminata, immagini del pubblico e del Brindisi finale.

 

 

 

 

 

 


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