2026 RASSEGNA ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ DISEGNO ARTISTICO
COMITATO DEL ‘SECONDO UMANESIMO ITALIANO ®’
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®
per il DISEGNO ARTISTICO
XXIII Edizione 2026 online
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Rassegna XXIII Edizione 2026 online ‘Premio Franz Kafka Italia ®’
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In continuità con la prassi adottata in seno al ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ a partire dall’anno della Sua fondazione 2011 non vengono pubblicati dal Comitato sul sito www.franzkafkaitalia.it, né altrove, i Diplomi e le Motivazioni, lasciando così ai singoli Vincitori la decisione in merito.
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Franz Kafka (1906), Photo Alamy Stock.
Rita Mascialino (2024), Foto Studio Valentina Venier | Udine
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In onore e memoria di FRANZ KAFKA
(Praga 1883 – Kierling Vienna 1924)
Il più grande scrittore di tutti i tempi
Uomo di straordinaria intelligenza
Uomo di rara nobiltà d’animo e bontà
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Segue l’analisi semantica di una citazione dai Diari di Franz Kafka:
Rita Mascialino, (2026) Franz Kafka: dai Tagebücher (17 XII 1911)
Testo citato: FRANZ KAFKA Tagebücher (1910-1923). S. Fischer Verlag: A 1967: 138-139:
“In Übergangszeiten, wie es für mich die letzte Woche und zumindest noch dieser Augenblick ist, erfaßt mich oft ein trauriges, aber ruhiges Erstaunen über meine Gefühllosigkeit. Ich bin von allen Dingen durch einen hohlen Raum getrennt, an dessen Begrenzung ich mich nicht einmal dränge.”
“In tempi di transizione, come lo sono per me la settimana scorsa e almeno certamente questo momento, mi afferra spesso un triste, ma calmo stupore sulla mia insensibilità. Sono separato da tutte le cose da uno spazio cavo, alla delimitazione del quale io neanche mi sento spinto.” (Traduzione di Rita Mascialino)
Un’interessante riflessione di Kafka sulla sua separazione dal mondo esterno nei periodi o momenti di transizione, ossia di passaggio da uno stato all’altro, psicologico o concreto o di tutti e due. Premessa necessaria per l’interpretazione specifica di questo pezzo: la difficoltà primaria intrinseca alla lingua tedesca non sta tanto nella costruzione del periodare che, pur non essendo intuitiva, è agevolmente affrontabile nelle sue caratteristiche basilari, bensì è l’area semantica soprattutto di verbi e sostantivi sia in se stessi, ossia di base, sia a causa della loro composizione con particelle e preposizioni separabili e inseparabili e talora con sostantivi che ne specificano sempre più sottilmente il significato basilare, non trovando direttamente o chiaramente nei vari contesti il corrispondente semantico nella lingua italiana, molto meno finalizzata all’azione più dinamica, ricordiamo all’uopo il vecchio proverbio latino: Romanus sedendo vincit (riportato da Varrone nel De re rustica, 37 a.C.). E questa è la difficoltà maggiore intrinseca ai modi di pensare e interpretare la vita da parte della cultura tedesca, ben lontano dal nostro che è esattamente il contrario – l’italiano inoltre non è così sottile nella specificazione semantica, si mantiene più nell’area generale del significato, ossia ha cosiddetti sinonimi, ma non corrispondenti e sottili come nel dettaglio tedesco.
Dunque nella riflessione, meno facile che all’apparenza, si tratta della frase relativa finale che ha due scogli per la comprensione esatta: il verbo drängen con la rezione della preposizione an e il sostantivo Begrenzung. Ho interpretato il verbo con più termini in italiano – che è una lingua dove prevale la perissologia, la prolissità, al contrario della lingua tedesca dove non è ammesso il pleonasmo in nessuna manifestazione, per fare un esempio. Dunque il verbo drängen nel suo significato di base significa più o meno secondo i contesti affollarsi, ammassarsi, spingersi, affrettarsi, e simili. Nel contesto ho interpretato come sentirsi spinto a, ossia con due verbi anziché uno soltanto come in tedesco. Questo perché drängen è collegato semanticamente e strettamente al sostantivo Begrenzung di difficile interpretazione nel contesto, il quale sostantivo appunto, ribadendo, impone un significato al verbo drängen. Vengono in soccorso, del tutto allusivamente e appunto da comprendere, le annotazioni diaristiche di Kafka relative al dicembre dell’anno 1911, precisamente del 23 dicembre. Sintetizzando: in un incontro con un pittore unitamente all’amico Max si incontra il termine Begrenzung che si riferisce, per quanto si può comprendere, ai contorni del volto di Max nel ritratto da parte del pittore Novak, i quali sempre più nei vari schizzi preparatori per il ritratto, si allontanano dalla realtà naturale di Max. Compare anche il termine Umwandlungen, in cui la preposizione um, detto in estrema sintesi, significa attorno, quindi collegata ai contorni del ritratto, ovviamente nel contesto della descrizione di Kafka dell’incontro suo e di Max con il pittore Novak riferitamente alle modifiche continuate, come un andare avanti e indietro, tutt’intorno a quanto sta ad un centro concreto o metaforico. Compare anche il termine molto illuminante Umrisse, contorni, sempre con la preposizione um – c he precorre il neologismo Umrissenheit, contornità (Mascialino 1996 e segg.), creato da Kafka per il Racconto Der plötzliche Spaziergang del gennaio 1912. Per andare subito a ciò che interessa l’analisi della riflessione in questione, senza descrivere tutti gli ulteriori dettagliatissimi passaggi analitici compiuti per capire quanto è stato inteso da Kafka, troviamo che alla fine dell’incontro, non troppo soddisfacente per Kafka viste le molteplici modifiche dei contorni del ritratto di Max avanti e indietro, qui e là, e poco chiare come modifiche, vengono acquistate da Kafka due tra le Litografie quali prodotti finali del lavoro complessivo del pittore dal titolo Apfelverkäuferin e Spaziergang, Venditrice di mele e Passeggiata. Kafka era molto prossimo alla trasformazione in Cavallo Nero nel Racconto dal titolo definitivo Der plötzliche Spaziergang (gennaio 1912), era quindi in un periodo di transizione, ma non aveva ancora ideato il formidabile neologismo di cui nessuno ha mai identificato il significato in più di un secolo (Mascialino 1996 e segg.) e che nessuno ha pertanto di conseguenza mai iniziato a utilizzare, né in tedesco, né in altre lingue, come appare: non avendone compreso la semantica. Kafka si era solo avvicinato inconsciamente a quello che sarebbe diventato il famoso Racconto con il termine Begrenzung riferito ai contorni e Umwandlung come modifica sempre dei contorni, Umrisse come più direttamente contorni. Un’ulteriore informazione: il Racconto Der plötzliche Spaziergang (gennaio 1912), scritto poco dopo la descrizione diaristica dell’incontro e ideato, in collegamento, nel Racconto del 5 gennaio 1912 come Einförmigkeit. Geschichte, Uniformità. Storia, mancava ancora della diretta, grandiosa, potente nella sintesi descrittiva, assai criptica, ma identificabile sul piano della semantica linguistica, della metamorfosi straordinaria in Cavallo Nero, appunto di contornità, Umrissenheit, bensì aveva in suo luogo riflessioni sulla sua agognata lontananza dalla famiglia, fermo restando ugualmente quanto, nel Racconto abbozzato, precedeva e seguiva come finale visita notturna all’amico.
Tornando dopo i chiarimenti alla altrettanto breve riflessione citata dal diario, come sopra, la mia interpretazione della frase relativa finale si riferisce al fatto che Kafka, nei periodi transizione – aggiungerò come la più vicina trasformazione – è così insensibile alle relazioni umane che neanche ha minimo interesse a delimitare lo spazio, che non è vuoto, ma cavo, ossia si presenta all’immaginazione di Kafka, per così dire, come una cavità che potrebbe ingoiare per sempre l’imprudente curioso. Chiarendo il concetto relativo all’aggettivo hohl utilizzato da Kafka: non coincide con leer, vuoto, ma si riferisce esattamente a una cavità, nel contesto specificamente sotterranea, quindi si tratta di uno spazio pericoloso, se si ci casca dentro non distinguendolo bene. Si tratta di uno spazio metaforico che separa Kafka dall’umanità, un Kafka così poco interessato ai dati concreti del suo essere sociale e umano, che neanche sente la necessità di indagare tale delimitazione della cavità nei suoi contorni per conoscerla meglio e vedere il da farsi possibile per restringerla eventualmente – come anche nel significato di Begrenzung quale restrizione – o non caderci dentro per sempre senza potersela più cavare, come nella cavità formata dalla buia tromba delle scale nel Racconto del vicino 1912 La passeggiata improvvisa. E qui infine: il suo stupore è triste, ma accade in tranquillità, ossia non lo agita, non lo preoccupa, tanto meno lo dissesta la sua insensibilità relativa alla separazione da tutto, umanità compresa vista anche la citazione dell’insensibilità, ossia non gli importa più o meno niente della sua separazione dell’umanità, ristretta nel Racconto del 1912 alla definitiva separazione possibile dalla famiglia. Un anticipo quindi interessantissimo del più straordinario e incompreso Racconto di Franz Kafka La passeggiata improvvisa!
Rita Mascialino
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ARTISTA ESCLUSIVO DEL ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’
FABRIZIO NICOLETTI
(Tivoli RM-I)
STAMPA FIRMATA DA DISEGNO ACQUARELLATO
Il cavallo nero*
conferita ai Vincitori del ‘Premio Franz Kafka Italia ®’ (2026)
*Opera di Fabrizio Nicoletti riferita alla identificazione di Rita Mascialino con esegesi linguistica relativamente alla criptica metamorfosi in cavallo nero (1996 e segg.) insita nel racconto di Franz Kafka Der plötzliche Spaziergang (1912), La passeggiata improvvisa.
Fabrizio Nicoletti:
-‘Premio Franz Kafka Italia ®’ all’Immaginazione XVII Ed. 2024.
-Primo Premio al ‘Premio Franz Kafka Italia ®’ per il Disegno Artistico XVIII Ed. 2024.
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Mascialino, R., (2024) Fabrizio Nicoletti, ‘Il cavallo nero’. Tecnica: mista in carboncino, acquarello e tempera. Recensione.
Il Disegno Artistico dell’Architetto Fabrizio Nicoletti intitolato Il cavallo nero, realizzato in stile surrealista con tecnica mista a carboncino, acquarello e tempera su cartoncino, evidenzia l’eccellente padronanza nelle due arti sia per la geometria dei tracciati, sia per la raffinata stesura delle sfumature cromatiche. L’opera si riferisce al celebre racconto di Franz Kafka Der plötzliche Spaziergang, La passeggiata improvvisa (1912) come omaggio dell’Artista a Kafka sulla base dell’esegesi innovativa del racconto da parte di Rita Mascialino (1996 e segg.) relativa all’identificazione della metamorfosi in cavallo nero implicita al testo kafkiano. La rappresentazione di tale metamorfosi nel passaggio dal testo di parole alla condensazione portata dall’immagine è interpretata con impatto artisticamente originale da Nicoletti: mentre in Kafka dominano le tenebre al punto che non si distinguono i contorni dell’animale che si sta ergendo nella sua vera forma dall’oscurità della notte attorno ad esso così che l’evento si verifica nel buio più totale – immagine kafkiana non riproducibile in un ambito visivo concreto e solo per così dire di casa nell’ambito delle immagini mentali dove tutto è possibile –, nell’opera di Fabrizio Nicoletti è presente uno sfondo bianco, riservando il nero alla imponente coda del morello e ai capelli di colui che si sta trasformando, quasi essi siano un gentile inizio di criniera. Di profonda risonanza semantico-emozionale risulta la scelta estetica di dare alla metamorfosi l’impronta della scomposizione angolata di eco cubista come essa avvenisse a pezzi da armonizzare in linee morbide successivamente, particolarmente adatta ad esprimere il divenire faticoso di una fusione stilizzata e simbolica tra umano e cavallino che allude con un tocco sinistro, seppure diversamente, all’atmosfera della metamorfosi che informa la tenebrosa ideazione dell’inconscio kafkiano che appare quasi come un buco nero dalla creatività che tutto ingoi per poi ricreare la vita nell’arte. Tale kafkiana creatività si ripropone elegantemente modificata in Nicoletti, ma non in modo da non poter essere riconosciuta nella sua matrice di riferimento, nella dinamica della metamorfosi nella parte centrale e posteriore del corpo tra l’umano e l’equino, nonché anche negli arti anteriori umani e già quasi cavallini, così che il simbolico animale pare essere in procinto di introiettare ormai quanto di umano resti. A dare respiro a tale inquietante quanto emozionalmente molto suggestivo effetto estetico insito nel disegno di Fabrizio Nicoletti stanno le cromie degli azzurri e dei rosa portate dagli acquarelli in alto nello sfondo che si riferiscono a un’oscurità non totale, segno di ancoraggio ancora presente ai colori della vita non assorbiti o non assorbibili totalmente per l’Artista Nicoletti dall’oscurità per quanto foriera di estrema potenza creativa come nel completo titanismo kafkiano della metamorfosi in cavallo nero, la quale appunto in Nicoletti non abbandona del tutto sentimenti più umani.
Così nel complesso Disegno Artistico, dalla profonda semantica espressa in un’estetica finissima, di Fabrizio Nicoletti Il cavallo nero, di cui si sono esplicitati i poli più significativi riferiti comparativamente alla medesima metamorfosi in Kafka.
Rita Mascialino
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Cenni biografici relativi a FABRIZIO NICOLETTI
Artista Esclusivo del Premio
su gentile Autorizzazione dell’Artista stesso alla pubblicazione:
“Fabrizio Nicoletti (Tivoli RM-I), di grande creatività e sensibilità artistica, è Architetto su conseguimento di Laurea Triennale in ‘Tecnica di progettazione del Paesaggio e dei Giardini’ e Laurea Specialistica Magistrale in ‘Architettura del Paesaggio’ presso l’Università degli Studi ‘La Sapienza’ di Roma. Sulla base della conoscenza delle più varie tecniche come gli sono note dai suoi studi accademici specifici, è rinomato Illustratore artistico di diverse opere letterarie, nonché del Manuale ufficiale per la dispensa didattica del Corso di Formazione per ‘Soccorritore Aeroportuale Vigili del Fuoco’, ambito in seno al quale espleta anche la sua professione di Vigile del Fuoco prestando servizio in via operativa diretta presso numerosi Distaccamenti, già con intervento straordinario di supporto alle vittime del terremoto dell’Aquila nel 2009. Ha al suo attivo diverse Mostre d’Arte personali presso importanti Gallerie nazionali ed è risultato Finalista nel Concorso Mondiale della NASA per l’ideazione di un Logo. Partecipa annualmente alla ‘Mostra Integrazione’ con i ragazzi psichiatrici e diversamente abili di vari Istituti, tra cui l’Istituto Don Orione di Roma. Collabora con interventi grafici alla Rivista online remusic.it. Accanto all’impegno lavorativo e nelle arti visive, segue Corsi per l’ammissione al Biennio Superiore del Conservatorio in chitarra classica, che suona in vari Istituti e Teatri. Accompagna musicalmente le presentazioni di scrittori e poeti, con repertorio dai chitarristi classici a Fryderyk Chopin tra gli altri. Compone improvvisazioni musicali di ideazione personale. Dal curriculum di Fabrizio Nicoletti si evince come la sua esistenza si esplichi tra i due poli principali rappresentati dalla tensione al volontariato – come la sua stessa professione di Vigile del Fuoco lascia indirettamente intuire per l’immancabile sostegno dato dalla volontà di aiutare il prossimo quando in situazioni estreme di rischio della vita – e all’arte visiva e musicale, una vita dunque che Fabrizio Nicoletti spende precipuamente per il bene del prossimo e per il polo più fine della personalità umana: l’Arte.
Rita Mascialino
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VINCITORI
‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’
per il DISEGNO ARTISTICO
XXIII Edizione 2026 online
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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026
PRIMO PREMIO
ANNA TONELLI (Roma-I) ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXIII Edizione 2026 per il DISEGNO ARTISTICO: Primo Premio: L’Impenetrabilità dell’Assurdo
Mascialino, R., (2026) Anna Tonelli: L‘Impenetrabilità dell’Assurdo. Recensione.
Interessante interpretazione, filosoficamente parlando, dell’Assurdo nel Disegno Artistico L’Impenetrabilità dell’Assurdo (Tecnica: inchiostro di china su carta).di Anna Tonelli, Architetta e Artista di grande pregio e profondità di visione del mondo. Architetta, secondo il desiderio di Anna Tonelli, giustamente in quanto le donne hanno la loro individualità femminile che devono essere capaci di portare per quanto possa pesare e Anna Tonelli la sa portare – il rimando alla maternità e creazione della vita nel femminile di Architetta lo comprova pienamente, come la donna fosse o sia all’origine della vita umana e prima ancora il femminile fosse all’origine della vita animale in generale.
Venendo alla semantica espressa consciamente e inconsciamente nell’interessantissimo Disegno, la prima cosa che si evidenzia è che l’albero è sempre uno dei temi privilegiati nell’opera dell’Artista che vede in esso la radicazione della vita nella Terra, nel terrestre, e la generale tensione della ramificazione verso l’alto, relativamente alla spazialità che appare agli umani, verso una metaforica spiritualità – che evoluzionisticamente, aggiungiamo per chiarire il concetto relativo di alto nel cosmo, nei cieli, inizia con la tensione alla stazione eretta di alcuni Primati. Le radici sotterranee, celate nel contesto, parlano di un passato che è comunque base imprescindibile del presente e possibilità del futuro, nel contempo divenendo sempre maggiore, essendo il passato più ampio – più vecchio – dell’inafferrabile presente e dell’ancora non identificato futuro finché questo non divenga presente e il presente divenga immediatamente passato. In questa atmosfera di sintesi simbolica della vita presente nell’apparentemente semplice Disegno di Anna Tonelli l’albero mantiene la dignità della vita e la sua bellezza, anche la luce sullo sfondo irradia esteticamente e imprescindibilmente sul simbolo della vita, mentre la sedia, prodotto della civiltà umana, ha il sedile perfettamente bianco, privo di ogni colore, non assorbito come nel nero, tuttavia respinto e invisibile, vuoto di ogni vita comunque. Volendo capire il messaggio, conscio o inconscio non ha alcuna importanza in sé: lo spazio sulla sedia privo di un umano e di ogni traccia qualsiasi sta a indicare come di fronte alla vita dell’albero e alla luce che la rende possibile sulla Terra l’Assurdo in questione – portato dalla riflessione umana – non abbia cittadinanza per così dire, perché, sempre nel contesto del Disegno, pare che gli umani non se ne interessino nella generalità, ma anche e soprattutto in quanto non diano alcun apporto valido al concetto. Ma l’Artista Anna Tonelli dà una indicazione interessante sul piano simbolico delle immagini: il tronco e la più importante e visibile ramificazione dello stesso hanno la forma di una famosa crocifissione, quella di Cristo, del Messia o inviato del Signore, quale lui stesso pensava di essere, voleva essere. Il senso della sua simbolica presenza e la sedia vuota di ogni umano hanno un significato identificabile: la predicazione di Cristo, finita nella sua crocifissione, pare ormai rivolgersi al vuoto degli umani – la sedia vuota di umani e bianca come respingimento dei colori della vita indicano entrambi l’assenza della vita mentre l’Assurdo resta comunque impenetrabile. In altri termini: se Cristo dà una spiegazione dell’Assurdo rendendolo non più assurdo attraverso il suo pensiero religioso, la sua morte conferma l’impenetrabilità dell’Assurdo stesso che resta a prescindere dalle spiegazioni cosiddette di Cristo. Sopraggiunge anche il significato affine, ma ancora più profondo, più vicino ai suoi elementi per così dire più originari inconsci, a monte dei dogmatici miti e delle filosofie sull’impenetrabilità: la sedia è vuota di umani, il sedile bianco indica il respingimento di ogni colore della vita, alle spalle la vita dell’albero si viene a confondere con la morte di Cristo, non con la sua possibile resurrezione – Cristo crocifisso resta tale, imprigionata alla propria morte e divenuto parte della vita della natura, ossia non è tornato in vita a quanto appare nel Disegno. Messaggio finale e sottostante a tutti gli altri emergenti più in superficie: gli individui, piccoli o grandi, sono destinati a lasciare vuota la sedia e inoltre: l’albero stesso, macrosimbolo della vita sulla Terra, è divenuto, nel Disegno, associabile alla morte eterna dell’individuo, degli umani.
Così la profonda sintesi del mistero intrinseco alla vita nel Disegno Artistico L’Impenetrabilità dell’Assurdo di Anna Tonelli.
Rita Mascialino
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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA SARA BUFALO (Terramaggiore FG-I) ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXIII Edizione 2026 per il DISEGNO ARTISTICO: Premio Speciale della Giuria: Eterno istante.
Mascialino, R., (2026) Sara Bufalo: Eterno istante. Recensione.
Il Disegno Artistico Eterno istante (Tecnica: matita/carboncino, gessetti bianchi e tecniche di chiaroscuro) di Sara Bufalo riguarda l’amore in sé come momento capace di rendere possibile un’esperienza dell’eternità a livello emozionale o di essere in sintonia con l’eternità. L’Artista dà il massimo valore all’eros in quanto idoneo in un istante di dare lo straordinario collegamento fuori dal tempo con l’eternità ai due amanti chiunque essi siano. Il Disegno, di ottima fattura, dà ampio spazio al chiaroscuro, precipuamente alle tinte ombreggiate, appunto scure, che conferiscono all’istante di eternità il contatto simbolico con il connubio di luce e oscurità in quanto metafore di amore e morte, – vedi nello sfondo il colore nero metaforico, nella generalità delle culture, di morte come assenza di luce che dà vita –, ciò in un’intensificazione di poli opposti, di estremo deliquio e di superamento della separazione dei due amanti nell’unione data dall’istante di massima fusione dei due esseri, di corpo e spirito senza alcuna contrapposizione qualsiasi. Un istante che non è, inevitabilmente come tale, per tutta la vita, ma che è sufficiente a mettere gli umani, pur nella loro natura di esseri transeunti, in contatto da viventi con l’essenza dell’eternità: in quell’istante soltanto, che dà l’intuizione di che cosa sia l’essenza dell’eterno facendo superare, per un istante appunto, la caducità della breve vita. In primo piano nell’immagine accanto alla passione intrinseca all’eros sta la più bella affettività – l’Artista Sara Bufalo è appunto una donna – tra i due umani, cui le mani, che abbracciano e accarezzano i corpi, contribuiscono – con la loro presenza in primo piano assieme ai volti che si baciano delicatamente – all’unione di passione e affetto. Ed è questo eros intriso di passione e affettività che dà l’istante di eternità nel bel Disegno Artistico Eterno istante di Sara Bufalo.
Rita Mascialino
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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
GIOVANNI CURI (Pescara-I) il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’
Immagine dell’Artista: Non consegnata come da libera scelta in base alle indicazioni esplicitate e ribadite nelle regole di tutti i Bandi del ‘Premio Franz Kafka Italia ®’.
Mascialino, R., (2026) Giovanni Curi: ‘Castelli in aria’. Recensione.
Il Disegno Artistico Castelli in aria (Tecnica: matite su carta) dell’Architetto e Artista Giovanni Curi dà una duplice idea dei castelli in aria, ossia dei desideri degli umani che non trovano o non possono trovare realizzazione altro che nella rappresentazione mentale, artistica. Duplice in quanto comunque castelli, sebbene nelle tonalità dei grigi e nell’essenzialità dei tratti grafici, termine che evoca in ogni caso spazialità spesso condivise dalle più suggestive fiabe a base di re e regine, cavalieri e castellane, di vita aristocratica e comunque come un tempo erano le cose relative ai concreti castelli per quanto la storia e l’arte tramandano. Dunque idee di grandezza, che tuttavia si rivelano spesso superiori alle capacità di raggiungimento di tanti umani, di quasi tutti gli umani e che di conseguenza si manifestano precipuamente come pesanti fardelli di rinunce da portare per tutta la vita, quasi come incubi, come suggerisce il duplice Disegno di Giovanni Curi, un fardello in mezzo alle tempeste di vento e le burrasche, un fardello che sembra fare capo proprio al castello che sta in alto sullo strapiombo, prossimo a rovinare come accade alle illusioni, ma che appunto resiste a tutte le intemperie. Certo, si tratta di illusioni, ma che comunque nella loro ostinata resistenza alle burrasche testimoniano della tenacia degli umani, compreso l’Autore, i quali cercano di realizzare i loro ideali esistenziali di cui i castelli sono un simbolo di potere nonché di bellezza onnivalente, anche se divenuti ormai incubi da cui non solo non riescono a liberarsi, bensì forse non vogliono liberarsi – il castello sta sullo strapiombo, ma appunto non crolla quasi mantenuto in piedi ad ogni costo –, essendo essi, forse, le cose più belle che la vita può dare loro, tra mille burrasche: i sogni di cui l’immaginazione può essere prodiga. Ma i castelli appartengono al passato della storia degli umani, implicitamente nel Disegno vi è comunque un rimando a un passato vagamente idealizzato, facente parte di un’identità trascorsa e capace ormai solo di dare materia, del tutto psichica e forse inconfessatamente nostalgica, ai sogni, a storie ormai sepolte. Se i castelli concreti crollano sotto i colpi del tempo e delle tempeste, i castelli in aria reggono ad oltranza, anche in forma di incubi.
Questo pare dire l’interessante Disegno Artistico Castelli in aria di Giovanni Curi.
Rita Mascialino
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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026’
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
ALESSANDRO FACCHIN (Montebelluna TV-I) ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXIII Edizione 2026 per il DISEGNO ARTISTICO: Premio Speciale della Giuria: Porta della Carta.
Mascialino, R., (2026) Alessandro Facchin: Porta della Carta. Recensione.
Il complesso Disegno Artistico Porta della Carta (Tecnica: inchiostro di china su carta) dell’Architetto e Artista Alessandro Facchin si riferisce al Palazzo Ducale di Venezia dove venivano affisse le nuove Leggi scritte appunto sulla carta. Un ulteriore cenno di rimando alla Porta originale del Palazzo Ducale: in essa sta anche una memoria importante del Doge Francesco Foscari (Venezia 1373-1457), colui che tra l’altro fece costruire il magnifico e alquanto misterioso Palazzo Foscari divenuto Sede della celebre Università degli Studi di Venezia e che è raffigurato nella Porta mentre è inginocchiato ai piedi del Leone di San Marco, ciò detto per una opportuna per quanto minima informazione su tale monumentale e bellissima opera.
Il Disegno Artistico di Alessandro Facchin testimonia immediatamente della valentia dell’Architetto, della sua precisione e padronanza dell’arte del disegno, nonché del suo modo di osservare quest’opera architettonica senza farne una copia per quanto bella. Il bianco e nero sfumato nei chiaroscuri dei grigi di Alessandro Facchin rende la Porta nella fattispecie, un’opera d’arte nuova, con una semantica a sé stante in aggiunta. Il fatto che l’Artista abbia scelto il bianco e nero per riprodurre tale monumento conferisce allo stesso, nel contesto, una suggestione del passare del tempo – che, in parte foscolianamente, traveste comunque sempre il reale –, quasi i secoli avessero sbiadito la vita che pulsava colorata e potente all’epoca della costruzione e ricostruzione dell’opera. È come se l’Artista avesse fatto di tale Porta un’immagine consueta dello speciale mondo umbratile avente vita nella mente, rendendola intimisticamente solo propria, così ampliando il proprio spazio vitale accogliendo in esso una memoria dettagliatissima del lontano passato, per averla sempre con sé nel catalogo delle sue esperienze. Perché un Disegno così preciso nei dettagli ha creato uno spazio esistenziale nella mente dell’Artista, di colui che nella fattispecie ha vergato con l’inchiostro di china sulla carta ogni particolare più minuto, con amore e maestria, per ricordarlo e per disporne nel suo schedario di amate immagini mentali. Una Porta della Carta, quella di Alessandro Facchin, trasformata a testimonianza della nostalgia verso il passato dell’Uomo che l’Artista ha voluto vivere il più intimamente possibile e conservare seppure in modalità diversa, come non può essere altrimenti, dalla realtà dell’epoca originaria.
Rita Mascialino
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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
ALESSANDRO MULTARI (Napoli-I) ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXIII Edizione 2026 per il DISEGNO ARTISTICO: Premio Speciale della Giuria: Donna con maschera.
Immagine dell’Artista: Non consegnata come da libera scelta in base alle indicazioni esplicitate e ribadite nelle regole di tutti i Bandi del ‘Premio Franz Kafka Italia ®’.
Mascialino, R., Alessandro Multari: ‘Donna con maschera’.
Il Disegno Artistico Donna con maschera (Tecnica: pastello e grafite su carta) dell’Artista Alessandro Multari mostra in una composizione di tenui colori e delicati tratti una donna che manifesta una semantica piuttosto interessante e senz’altro profonda nel mentre si sta togliendo o mostrando la maschera accanto al viso, un po’ come se si smascherasse o si stesse mascherando. Il fatto per così dire eclatante è che la maschera, all’apparenza, è del tutto simile al vero viso della stessa, cambia solo il colore: grigio per la maschera, priva di vita dunque, come si conviene appunto a una maschera che imita la vita, ma non può essere viva. La donna ha una maschera che è il suo stesso volto, ossia non ha mascheramenti di sorta, è dunque priva di inganni. Ma ci può essere anche un’altra interpretazione nel contesto: la donna si toglie la maschera o la indossa mostrando di essere sempre mascherata, uguale alla sua maschera, ossia mostrando di non essere mai sincera e di essere diventata come la propria maschera essa stessa. Questo significato dell’immagine sembra parlare, un po’ pirandellianamente, della necessità della donna di celare, di mascherare la sua personalità quasi non avendo il diritto di mostrarla in pubblico – ricordiamo che un tempo la donna portava il mantello nero che la ricopriva quasi del tutto lasciando liberi solo gli occhi per poter vedere dove si muovesse e questa donna di Alessandro Multari – dolcemente triste, come nell’immagine che l’Artista dà di essa mostrando con ciò comprensione per la vita della donna, difficile in mezzo a chi è sempre stato ed è più forte di lei – è diventata come la sua maschera che ha dovuto portare per tanti millenni, per tempi lunghissimi, così che è diventata tutt’uno con essa non distinguendosi più da una sua eventuale realtà diversa. Di fatto togliendo o mettendo la maschera, che consuetamente serve a contraffare il volto del mascherato rendendolo irriconoscibile, questa donna resta sempre la medesima, divenuta la sua identità una maschera.
Molto suggestivo il Disegno Artistico Donna con maschera di Alessandro Multari e particolarmente adatto ad esprimere il destino della donna di tutti i tempi e luoghi.
Rita Mascialino
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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026
PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA
NOEMI PIAGGESI (Ostra AN-I) ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXIII Edizione 2026 per il DISEGNO ARTISTICO: Premio Speciale della Giuria: Bambola viaggiatrice.
Mascialino, R., (2026) Noemi Piaggesi: ‘Bambola viaggiatrice’. Recensione.
Il Disegno Artistico di Noemi Piaggesi Bambola viaggiatrice (Tecnica: pastelli e matita carboncino su carta), ispirato da una memoria di Kafka relativa a un fatto veramente accadutogli poco prima di morire e tramandatoci dalla sua amica Dora Diamant. Un cenno al fatto occorso: si tratta della storia di una bambina conosciuta da Kafka nel Parco Cittadino di Steglitz a Berlino nell’autunno del 1923, la quale piangeva disperata perché aveva perduto la sua bambola più cara. Kafka per consolarla nel vederla piangere disperatamente le portò lettere scritte da se stesso ogni giorno, facendole passare per lettere della bambola, questo per non lasciare la bimba sola senza più la sua amichetta – Kafka conosceva bene l’essere non solo abbandonato, soprattutto non amato, lo fu per tutta la vita nel profondo, conosceva dunque bene la solitudine interiore che divideva, in realtà, con l’unica compagnia di se stesso, comunque quella di colui di cui potesse fidarsi, perché lo comprendeva e conosceva al meglio. Il momento raffigurato dall’Artista Noemi Piaggesi ritrae la bambola mentre è in viaggio da sola per il mondo. Una bambola kafkiana che lascia gli amici, le amichette che l’hanno amata e resta essa stessa sola al mondo, così viaggiando come nell’invenzione dello scrittore. A questa polisemica bambola l’Artista Noemi Piaggesi ha dato una semantica in aggiunta: nientemeno che il simbolo universale della donna che è sola da sempre nel suo viaggio esistenziale – la sua bambola non piange disperata, solo è in viaggio nella sua esperienza della vita –, in cui porta la sua delicata presenza, la sua grande valigia metaforicamente piena del suo sofferto mondo interiore da cui non si distacca perché è tutto il suo tesoro, la sua ricchezza, ciò che le dà il coraggio e la forza di vivere e di essere. Una bambola-bambina che non pare avere genitori provvidi, una bambina abbandonata così come appare nel Disegno, similmente alla bambola kafkiana per la quale il grande Kafka costruisce un racconto epistolare speciale per supplire all’abbandono in cui si trovava forse per la prima volta la piccola che aveva perduto la sua compagnetta, scomparsa. E questa bambola è altresì sola come la bambina che è rimasta senza di lei. Una bambola che è la proiezione nel profondo del femminile, spesso non capito, anche disprezzato e tremendamente lasciato in solitudine a far fronte alle difficoltà che incombono al femminile, nientemeno che il portatore della vita umana sulla Terra. Così nella parabola della donna rappresentata da questa commovente opera d’arte, da questo emozionante Disegno Artistico Bambola viaggiatrice di Noemi Piaggesi.
Rita Mascialino
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‘PREMI FRANZ KAFKA ITALIA ®’ 2026 per la CREATIVITÀ
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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ 2026
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA PER LA CREATIVITÀ
HENNA DENA (Manduria TA-I) ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXIII Edizione 2026 per il DISEGNO ARTISTICO (AIGC)-Premio per la Creatività: Il Kafkiano Cavallo Nero secondo Rita Mascialino.
Immagine riprodotta in formato maggiore di quanto siano le dimensioni delle altre opere d’arte in questa Rassegna, questo onde dare migliore visibilità della meravigliosa immagine altrimenti più oscurata dalla piccola dimensione.
Mascialino, R., (2026) Henna Dena: ‘Il Kafkiano Cavallo Nero secondo Rita Mascialino’. Recensione
L’opera dell’Artista Henna Dena Il Kafkiano Cavallo Nero secondo Rita Mascialino (Tecnica: AI-AIGC), riguarda la scoperta di Rita Mascialino (1996 e segg.) relativa alla straordinaria metamorfosi kafkiana in Cavallo Nero nella notte tenebrosa, identificata esclusivamente sul piano dell’analisi linguistica, implicita alla semantica del linguaggio – ossia di Umanistica memoria come in base al ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ – e non immediatamente né chiaramente intuibile nella semantica di superficie intrinseca al linguaggio, come sta cripticamente nel formidabile kafkiano Racconto dei racconti Der plötzliche Spaziergang, La passeggiata improvvisa, risalente al gennaio del 1912, a un anno di distanza dal Racconto lungo Die Verwandlung (dicembre 1012) relativo all’esplicita metamorfosi in scarafaggio, in parassita o Ungeziefer, nella definizione che Kafka ne dà subito all’inizio del racconto. Un anno di distanza come un mondo intero di distanza: dalla metamorfosi in potente Cavallo Nero prodotta dal se stesso più vero alla metamorfosi in scarafaggio prodotta in seno alla famiglia, dall’esterno, dal padre in primis dunque.
L’immagine di grande potenza creata dall’Artista Henna Dena per la trasformazione di Kafka che avviene nella notte tenebrosa una volta che sia uscito dalla casa dei genitori in cui vive – uscita che avviene sul piano di soli periodi ipotetici, non in una realtà anche solo narrativa e simbolica, ma che funge in ogni caso dall’espressione, per quanto criptica, della verità della forte autostima di Kafka come mai altrove è espresso con uguale forza nei suoi scritti. Il poderoso Cavallo Nero viene raffigurato da Henna Dena mentre si erge vitale e maestoso dal suolo, dal profondo, in pieno vigore. Così si sentiva, una volta possibilmente uscito dalla casa paterna, Kafka, consapevole del proprio valore come scrittore, come persona. Nell’immagine creata dall’Artista Henna Dena l’oscurità non è totale come nel Racconto, ma la penombra molto oscura e quasi del tutto tenebrosa che avvolge appena visibile e in parte il Cavallo Nero nell’immagine è ridotta molto sapientemente a un minimo indispensabile perché si possa vedere il Cavallo Nero che nel Racconto fa tutt’uno con la tenebra, è di fatto fuso con la tenebra notturna simbolica del profondo inconscio kafkiano, nelle parole di Kafka come nella traduzione di Mascialino nero di contornità appunto. Il simbolico e vitalissimo animale o doppio di Kafka si erge scalciando con le zampe posteriori e così raggiungendo la postura eretta, la vera statura di Kafka, tutto ciò, come magnificamente ha realizzato Henna Dena, nella metamorfosi di Kafka che è ormai non più solo il successivo scarafaggio e parassita noto in tutto il mondo, ma anche e soprattutto il Cavallo Nero reso visibile creativamente a livello visivo l’Artista Henna Dena nella poderosa e bellissima immagine Il Kafkiano Cavallo Nero secondo Rita Mascialino.
Rita Mascialino
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Al termine di questa Rassegna, il mio riconoscente saluto va a tutti i Partecipanti, Vincitori e non, che hanno onorato il ‘Premio Franz Kafka Italia ®’ offrendo la loro pregiata attività culturale e le loro opere al festeggiamento di FRANZ KAFKA come scrittore e come uomo, come persona, ed esprimo loro il mio più sentito ringraziamento!
Rita Mascialino (detta Maddalena *)
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*In onore, memoria e gratitudine per la nonna materna Maddalena Fornasari, Sarizzola di Costa Vescovato AL.
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Franz Kafka (1906), Alamy Photo Stock.
Rita Mascialino (2024) Studio Fotografico VALENTINA VENIER Udine
I risultati con i nomi dei Vincitori alle tre Edizioni del ‘Premio Franz Kafka Italia ®’ 2026 resteranno nel sito alle ‘Comunicazioni del Premio’ fino ai prossimi risultati delle Edizioni 2027 a scadenza dei Concorsi. Le Rassegne resteranno fino alla scadenza delle tre prossime Edizioni nel Menu di navigazione (homepage), per poi passare nell’Archivio delle Edizioni del ‘Premio Franz Kafka Italia ®’ (Menu di navigazione Archivio delle Rassegne).
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