2026 RASSEGNA ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXVI ED. 2026 PITTURA
COMITATO DEL ‘SECONDO UMANESIMO ITALIANO ®’
‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXIV Edizione 2026 online
per la PITTURA
Immagini di Kafka – Dettagli di opere di Kafka – Scorci di Praga
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Rassegna XXI Edizione 2026 online ‘Premio Franz Kafka Italia ®’
www.franzkafkaitalia.it
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In continuità con la prassi adottata in seno al ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ a partire dall’anno della Sua fondazione nel febbraio 2011 non vengono pubblicati dal Comitato sul sito www.franzkafkaitalia.it, né altrove, i Diplomi e le Motivazioni, lasciando così ai singoli Vincitori la decisione in merito.
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Per riferimenti al Centenario Kafkiano (2024) a cura di Rita Mascialino, con pregiate Illustrazioni di Vincenzo Piazza relative a opere di Kafka e analisi semantiche comparative delle immagini e delle opere di Kafka rappresentate, digitare o la dicitura o l’url YouTube come seguono:
PRIMO CENTENARIO DELLA MORTE DI FRANZ KAKFA (2024)
Youtube.com/watch?v=yAuSOkXqFB4
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Documentazione cartacea e digitale edita da
CLEUP EDITRICE UNIVERSITÀ DI PADOVA
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In onore e memoria di FRANZ KAFKA
(Praga 1883 – Kierling Vienna 1924)
Il più grande scrittore di tutti i tempi
Uomo di straordinaria intelligenza
Uomo di rara nobiltà d’animo e bontà
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Franz Kafka 1906 (Alamy Photo Stock)
Rita Mascialino (2024) Studio Fotografico ValentinaVenier| Udine Via Grazzano 38 |
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Segue una breve nota di Rita Mascialino su citazioni dalle lettere di Franz Kafka alla fidanzata Felice Bauer dopo l’emergere della malattia:
Rita Mascialino, Franz Kafka: Briefe an Felice (Prag, 9. September 1917, 30. September oder I. Oktober 1917)
“Liebste, gerade Dir gegenüber keine Ausflüchte und allmähliche Enthüllungen (…) Der Grund meines Schweigens war aber der: 2 Tage nach meinem letzten Brief, also genau vor 4 Wochen, bekam ich in der Nacht, um 5 Uhr etwa, einen Blutsturz aus der Lunge. Stark genug, 10 Minuten oder länger dauerte das Quellen aus der Kehle, ich dachte er würde gar nicht mehr aufhören (…) Im übrigen sage ich Dir (…): ich werde nicht mehr gesund werden (…)” (FRANZ KAFKA | BRIEFE AN FELICE. S. Fischer Verlag: Tübingen DE 1970: 753, 757: Hrsg. Max Brod)
“Carissima, proprio nei tuoi confronti niente scappatoie e rivelazioni graduali (…) Il motivo del mio silenzio è stato questo: 2 giorni dopo la mia ultima lettera, dunque esattamente 4 settimane fa, ho avuto, alle ore 5 circa di notte, uno sbocco di sangue dal polmone. Forte abbastanza, lo sgorgare dalla gola è durato dieci minuti o più, ho pensato che non sarebbe mai cessato (…) Comunque ti dico: non guarirò più (…)” (Traduzione di Rita Mascialino)
Ho scelto un breve brano da due lettere a Felice riguardanti la descrizione di Kafka del proprio inizio della malattia, questo non con l’intenzione di dare un tocco di tristezza alla figura di Kafka, del quale per altro tutti sanno che è morto per una tremenda tubercolosi, ma per mostrare una volta di più quanto fosse fermo il suo carattere maschile, come appare dalle sue opere che mostrano esse stesse una personalità nel senso di self control e forza d’animo, capacità di sezionare chirurgicamente la realtà per non lasciarsi sfuggire nulla e non lasciarsi ingannare, illudere da alcunché. La sua filosofia, costante nella vita del suo pensiero, è sempre improntata a identificare la verità relativa all’esistenza umana sulla Terra, nell’Universo stesso. Certo motivo sociali e simili con vergono nelle sue opere, ma la finalità primaria nel pensiero di Kafka e la filosofia come ricerca della verità su tutti i fronti. Certo dispiace che sia morto giovane, non aveva ancora quarantun anni. Ma la verità stesse al primo posto anche nei riguardi della malattia, non si diede mai nessuna illusione. La svolta definitiva nella vita di Kafka fu appunto l’irrompere della tubercolosi nell’agosto già dall’inizio stesso, come si legge nel breve brano sopra citato e da due lettere di Kafka alla fidanzata, cui sa di dare un forte dolore, ma che non glielo risparmia, inutili per lui gli inganni pietosi né per sé né per gli altri se riferiti a se stesso, alla malattia che lo avrebbe portato alla morte. Questa fu coadiuvata negli ultimi anni dalla mancanza di cibo adeguato per far fronte per il possibile alla spietata malattia che gli compromise anche la laringe così che negli ultimi tempi non poteva più parlare, ma scriveva preferibilmente bigliettini per comunicare con gli amici che lo assistevano, soprattutto Max, Dora e Klopstock, il suo medico che era diventato il suo grande amico – come ho esposto altrove, nessuno resisteva alla grande umanità e alla personalità fortissima di Franz Kafka, pare anche, così si narra, che avesse contratto la malattia stando a contatto con i lavoratori malati presso le Assicurazioni Generali di Praga, il cui portone di ferro e cristallo, così mi è stato detto da un impiegato che mi vedeva guardare dappertutto quell’ingresso, è ancora il medesimo in cui entrava e da cui usciva Kafka, ciò che rappresentò per me una grande emozione e commozione. Kafka sapeva già dall’esordio della tisi che non se la sarebbe più cavata dalla sua malattia, ma non si comportò da debole quale non era mai stato, né pretese mai alcunché dagli altri. Continuò per fortuna dell’umanità interessata al pensiero umano a scrivere, a raccogliere i suoi pensieri senza lasciare perdere le sue finalità di comprendere la vita. Quando verso la fine dei suoi giorni il medico gli disse, ben sapendo di mentire, che vedeva dei miglioramenti, allora Kafka una volta uscito disse quasi sentendosi forte: “Ich habe noch Zeit!”, ‘Ho ancora tempo!’, ma si accorse presto di non averne. Poco prima della fine disse all’infermiera, bruscamente come non era mai stato nella sua esistenza, di andarsene e staccò poi con forza il tubo flessibile che aiutava il cuore a tenerlo ancora legato alla vita dicendo a Klopstock che non serviva più ormai. Ma quando questo si allontanò dal letto per pulire una siringa, Kafka gli disse di non andarsene. Klopstock rispose: “Ich gehe ja nicht fort.”, ‘Io non vado via assolutamente”. Di rimando le ultime parole di Kafka: “Aber ich gehe fort.”, ‘Ma io me ne vado via.”
Anche il fatto che Kafka non abbia aspettato di essere aggredito dalla morte, ma abbia voluto porre fine alla sua vita lui stesso attivamente prima di subire l’ultimo assalto, dice molto sulla sua personalità.
Rita Mascialino
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ARTISTA ESCLUSIVO DEL ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’
FABRIZIO NICOLETTI
(Tivoli RM-I)
STAMPA FIRMATA DA DISEGNO ACQUARELLATO
Il cavallo nero*
conferita ai Vincitori del ‘Premio Franz Kafka Italia ®’ (2026)
*Opera di Fabrizio Nicoletti riferita alla identificazione di Rita Mascialino con esegesi linguistica relativamente alla criptica metamorfosi in cavallo nero (1996 e segg.) insita nel racconto di Franz Kafka Der plötzliche Spaziergang (1912), La passeggiata improvvisa.
Fabrizio Nicoletti:
-‘Premio Franz Kafka Italia ®’ all’Immaginazione XVII Ed. 2024.
-Primo Premio al ‘Premio Franz Kafka Italia ®’ per il Disegno Artistico XVIII Ed. 2024.
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Mascialino, R., (2024) Fabrizio Nicoletti, ‘Il cavallo nero’. (Tecnica: mista in carboncino, acquarello e tempera). Recensione.
Il Disegno Artistico dell’Architetto Fabrizio Nicoletti intitolato Il cavallo nero, realizzato in stile surrealista con tecnica mista a carboncino, acquarello e tempera su cartoncino, evidenzia l’eccellente padronanza nelle due arti sia per la geometria dei tracciati, sia per la raffinata stesura delle sfumature cromatiche. L’opera si riferisce al celebre racconto di Franz Kafka Der plötzliche Spaziergang, La passeggiata improvvisa (1912) come omaggio dell’Artista a Kafka sulla base dell’esegesi innovativa del racconto da parte di Rita Mascialino (1996 e segg.) relativa all’identificazione della metamorfosi in cavallo nero implicita al testo kafkiano. La rappresentazione di tale metamorfosi nel passaggio dal testo di parole alla condensazione portata dall’immagine è interpretata con impatto artisticamente originale da Nicoletti: mentre in Kafka dominano le tenebre al punto che non si distinguono i contorni dell’animale che si sta ergendo nella sua vera forma dall’oscurità della notte attorno ad esso così che l’evento si verifica nel buio più totale – immagine kafkiana non riproducibile in un ambito visivo concreto e solo per così dire di casa nell’ambito delle immagini mentali dove tutto è possibile –, nell’opera di Fabrizio Nicoletti è presente uno sfondo bianco, riservando il nero alla imponente coda del morello e ai capelli di colui che si sta trasformando, quasi essi siano un gentile inizio di criniera. Di profonda risonanza semantico-emozionale risulta la scelta estetica di dare alla metamorfosi l’impronta della scomposizione angolata di eco cubista come essa avvenisse a pezzi da armonizzare in linee morbide successivamente, particolarmente adatta ad esprimere il divenire faticoso di una fusione stilizzata e simbolica tra umano e cavallino che allude con un tocco sinistro, seppure diversamente, all’atmosfera della metamorfosi che informa la tenebrosa ideazione dell’inconscio kafkiano che appare quasi come un buco nero dalla creatività che tutto ingoi per poi ricreare la vita nell’arte. Tale kafkiana creatività si ripropone elegantemente modificata in Nicoletti, ma non in modo da non poter essere riconosciuta nella sua matrice di riferimento, nella dinamica della metamorfosi nella parte centrale e posteriore del corpo tra l’umano e l’equino, nonché anche negli arti anteriori umani e già quasi cavallini, così che il simbolico animale pare essere in procinto di introiettare ormai quanto di umano resti. A dare respiro a tale inquietante quanto emozionalmente molto suggestivo effetto estetico insito nel disegno di Fabrizio Nicoletti stanno le cromie degli azzurri e dei rosa portate dagli acquarelli in alto nello sfondo che si riferiscono a un’oscurità non totale, segno di ancoraggio ancora presente ai colori della vita non assorbiti o non assorbibili totalmente per l’Artista Nicoletti dall’oscurità per quanto foriera di estrema potenza creativa come nel completo titanismo kafkiano della metamorfosi in cavallo nero, la quale appunto in Nicoletti non abbandona del tutto sentimenti più umani.
Così nel complesso Disegno Artistico, dalla profonda semantica espressa in un’estetica finissima, di Fabrizio Nicoletti Il cavallo nero, di cui si sono esplicitati i poli più significativi riferiti comparativamente alla medesima metamorfosi in Kafka.
Rita Mascialino
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Cenni biografici relativi a FABRIZIO NICOLETTI
Artista Esclusivo del Premio,
su gentile Autorizzazione dell’Artista stesso alla pubblicazione:
“Fabrizio Nicoletti (Tivoli RM-I), di grande creatività e sensibilità artistica, è Architetto su conseguimento di Laurea Triennale in ‘Tecnica di progettazione del Paesaggio e dei Giardini’ e Laurea Specialistica Magistrale in ‘Architettura del Paesaggio’ presso l’Università degli Studi ‘La Sapienza’ di Roma. Sulla base della conoscenza delle più varie tecniche come gli sono note dai suoi studi accademici specifici, è rinomato Illustratore artistico di diverse opere letterarie, nonché del Manuale ufficiale per la dispensa didattica del Corso di Formazione per ‘Soccorritore Aeroportuale Vigili del Fuoco’, ambito in seno al quale espleta anche la sua professione di Vigile del Fuoco prestando servizio in via operativa diretta presso numerosi Distaccamenti, già con intervento straordinario di supporto alle vittime del terremoto dell’Aquila nel 2009. Ha al suo attivo diverse Mostre d’Arte personali presso importanti Gallerie nazionali ed è risultato Finalista nel Concorso Mondiale della NASA per l’ideazione di un Logo. Partecipa annualmente alla ‘Mostra Integrazione’ con i ragazzi psichiatrici e diversamente abili di vari Istituti, tra cui l’Istituto Don Orione di Roma. Collabora con interventi grafici alla Rivista online remusic.it. Accanto all’impegno lavorativo e nelle arti visive, segue Corsi per l’ammissione al Biennio Superiore del Conservatorio in chitarra classica, che suona in vari Istituti e Teatri. Accompagna musicalmente le presentazioni di scrittori e poeti, con repertorio dai chitarristi classici a Fryderyk Chopin tra gli altri. Compone improvvisazioni musicali di ideazione personale. Dal curriculum di Fabrizio Nicoletti si evince come la sua esistenza si esplichi tra i due poli principali rappresentati dalla tensione al volontariato – come la sua stessa professione di Vigile del Fuoco lascia indirettamente intuire per l’immancabile sostegno dato dalla volontà di aiutare il prossimo quando in situazioni estreme di rischio della vita – e all’arte visiva e musicale, una vita dunque che Fabrizio Nicoletti spende precipuamente per il bene del prossimo e per il polo più fine della personalità umana: l’Arte.
Rita Mascialino
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VINCITORI
‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXIV Edizione 2026 online
per la PITTURA
Immagini di Kafka
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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026
PRIMO PREMIO
GENNARO SALVATORE (Cesena-I) PRIMO PREMIO al ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXIV Edizione 2026 per la PITTURA-Immagini di Kafka: Realtà, visione, ossessione
Mascialino, R., (2026) Gennaro Salvatore: ‘Realtà, Visione, Ossessione’. Recensione.
Il Dipinto di Gennaro Salvatore Realtà, Visione, Ossessione (Tecnica: pittura a olio su tela), Primo Premio Franz Kafka Italia ® Pittura 2026 per le ‘Immagini di Kafka’, ritrae un Kafka speciale, con tre volti, apparentemente: quello più sociale al centro, quello con lo sguardo non consueto in Kafka a destra e quello in forma di scarafaggio a sinistra, grazie alla quale forma ultima Kafka è diventato famoso in tutto il mondo. Kafka ha nei due ritratti umani il volto di una persona forte, tutt’altro che sottomessa o disorientata, ha dunque il volto di una persona sicura di sé. Il terribile scarafaggio è inoltre, un po’ diversamente che nel celebre racconto, in espressione molto aggressiva verso l’esterno – mostra, per così dire, i denti –, quasi come qualcuno stante in difesa di Kafka dopo essere uscito dalla tana come è dipinta allusivamente sotto lo scarafaggio, nei suoi stessi colori, pertanto sua tana. Dunque lo scarafaggio è aggressivo, così come il ritratto a destra ripropone, dal punto di vista estetico umano, l’aggressività espressa nel muso dell’insetto. Lo sguardo di questo Kafka a destra è pure aggressivamente impostato come fosse adirato verso qualcuno e non certo verso lo scarafaggio. In conseguenza di tali spazialità dinamiche in cui si manifesta il significato lo scarafaggio si dimostra, nel contesto, un alleato, un difensore di Kafka, un suo doppio inedito semanticamente – sappiamo dall’analisi delle opere di Kafka che i suoi doppi, variamente ideati, sono sparsi qui e là, anche si potrebbe dire con una certa frequenza. Kafka dunque sarebbe difeso dallo scarafaggio? In questo dipinto di Gennaro Salvatore riferendoci alla spazialità delle immagini, sì. Nel contesto dell’impegnativo Dipinto lo scarafaggio, uscito in soccorso di Kafka dalla sua tana, è aggressivo verso l’esterno, non tanto verso un prossimo inteso in generale, quanto verso qualcuno di preciso come ugualmente espresso nello sguardo di questo Kafka a destra diretto con attenzione contro qualcuno. Contro chi? Del tutto verosimilmente contro chi ha prodotto la metamorfosi di Kafka in scarafaggio, come contro una persona o un mago cattivo. E lo scarafaggio, generosamente seppure nel suo aspetto repellente, si è fatto, a dispetto del cattivo, del suo beffardo e malvagio creatore, l’alleato, il fedelissimo di Kafka, il suo amico, contro la persona cattiva che credeva con ciò di avere abbattuto il grande Kafka. Quanto al senso che ha nel contesto del dipinto il Kafka centrale, guarda poco positivamente anch’esso verso l’esterno, ma è più inserito nel controllo borghese, sociale e, da non trascurare, più vicino allo scarafaggio con cui ha dimestichezza psicofisica, amicizia, senza averne repulsione, protetto a sua volta da lui, non perché debole come di fatto appare non essere dall’espressione di forte sicurezza e non certo di inferiorità, ossia protetto dal suo doppio, dallo scarafaggio alleato con lui e con l’altro doppio, un Kafka centrale indifferente o quasi al cattivo anche perché, ribadendo, i suoi due – o tre ? – doppi lo difendono, lo proteggono come guardie del corpo – e soprattutto della mente –, ossia non è solo.
Proseguendo: a che cosa alludono le mani congiunte dietro sullo sfondo? Forse a una preghiera di qualcuno dietro i tre ritratti, anche come mano rivolta in alto, simbolicamente verso una possibile divinità, questo nel Dipinto di Salvatore, nascostamente da Kafka che non indirizzò mai preghiere verso alcuna divinità, mentre nel contesto, del Dipinto: quasi come un’intercessione di qualcuno – dell’Artista? – presso l’Alto in cui Kafka non credeva.
Per finire, i lembi di velature sparsi sulle immagini, tolgono, molto esteticamente, le stesse fuori dal reale concreto e rendono visibile il loro status di immagini mentali quali esse sono, immagini uscite dalla mente dell’Artista, mondi meravigliosi della sua mente.
Magnifica e profonda interpretazione del ritratto di Kafka nel contesto del dipinto Realtà, visione, ossessione dell’Artista Gennaro Salvatore.
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VINCITORI
XXIV ED. 2026 online
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026
PITTURA
Dettagli di opere di Kafka
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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026
PRIMO PREMIO
ANNA TONELLI (Roma-I) PRIMO PREMIO al ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’XXIV Edizione 2026 PITTURA – Dettagli di opere di Kafka: La Metamorfosi dell’Io
Mascialino, R., (2026) Anna Tonelli: ‘La Metamorfosi dell’Io’. Recensione.
Lo straordinario Dipinto di Anna Tonelli La metamorfosi dell’Io (Tecnica: pigmenti a olio su tela) è realizzato in uno splendido colore magenta, simbolo, come non si può negare, per eccellenza del femminile delle arcaiche origini e di fatto la figura a mezzo busto è all’apparenza quella di una donna, come fosse capace di dare vita a diverse manifestazioni dell’individualità. I profili e i volti frontalmente abbozzati testimoniano delle più varie metamorfosi cui l’Io dell’individuo è sottoposto dalla sua stessa natura che si modifica costantemente o senz’altro frequentemente e tra cui l’individuo deve scegliere per potersi riconoscere in un essere unitario, connotato non in identità sovrapposte e confuse, ma con una identità almeno prevalente, se non stabile, capace di essere punto di conversione di altre identità in fieri, di unificazione del molteplice senza perdere le varie molteplicità che possono rappresentare una ricchezza per l’individuo. Tuttavia i vari volti e profili evanescenti per come si identificano nella parte superiore del busto, soprattutto testa e collo, non paiono rappresentare identità liete, ma sofferenti. Senz’altro le metamorfosi dell’Io non essendo concluse e per altro non avendo mai conclusione definitiva nella personalità umana sono come abbozzi di maschere dall’espressione contraffatta e costituiscono, si può dire: necessariamente e spesso una sofferenza quali processi di mutamento. Anche la mano sul volto lateralmente a destra dell’immagine sembra una manifestazione di angosciosa e comunque trepidante attesa di definitivo parto dell’identità diciamo principale che unifica tutte le altre in fieri, ossia di un’identità con una misura accettabile di riconoscibilità. Vediamo di fatto che al centro del volto della figura la luce spenga ogni tratto identitario tranne qualche segno per gli occhi, quasi invisibile, si è dunque in un’attesa di identità che non è ancora giunta, ma ciò che è piuttosto inquietante è che a fronte di tante possibili identità, quella centrale quale luogo di unificazione delle stesse e di scelta unitaria non c’è, come non riesca a imporsi e come la luce al centro del volto e in luogo del volto sia quasi un grido dell’individuo schiacciato tra tante identità parziali, incompiute, evanescenti.
Dipinto che dà una rappresentazione della ricerca di identità, difficile tra le diverse metamorfosi cui è sottoposto l’Io – la parte consapevole della personalità –, come appunto lo sono le non poche metamorfosi kafkiane nella ricerca di verità innanzitutto di se stesso – Kafka ha posto tale ricerca tra i diversi doppi di sé uniti nel non conformistico, a lui non consono, come Anna Tonelli ha evidenziato, sul piano universale del suo importante piano universale, facendone un tema dell’Uomo di tutti i tempi e particolarmente sentito nella contemporaneità.
Un complesso ed esteticamente bellissimo Dipinto di Anna Tonelli, La Metamorfosi dell’Io, che, sulla scia dei doppi di Kafka, pone in primo piano la sofferenza insita nella ricerca di identità psichica, psicologica, anche somatica. Il fatto che tale ricerca sia interpretata da un essere femminile rappresentato con un magenta ombreggiato e anche qui e là oscurato mette in risalto come sia soprattutto la donna che debba ancora cercare oggi più che mai un suo vero volto per così dire ribadendo, unitario, che manifesti quei tratti psicologici che sempre o spesso ha dovuto celare. Compito questo difficile, sebbene la sofferenza intrinseca al nascondimento non ci sia più nella misura in cui c’era un tempo non ancora troppo lontano per come dominava per la donna nel passato, nascondimento obbligato che appunto in generale non è più o sta scemando. Tuttavia il citato nascondimento in retrocessione si porta via di per sé anche un piccolo vantaggio ancora, per quanto silenziosamente in atto per tante donne e anche non riconosciuto come forse dovrebbe: la comodità di dover nascondere il proprio sé, comodità piccola e pagata comunque a caro prezzo, ma utile a togliere dalla tenzone esistenziale, ciò che può dare una certa tranquillità, almeno in molti casi ed è anche preferito sotto mentite spoglie.
Ma il colore magnifico del magenta acceso, colore di vita – e collegabile all’indipendenza più sofferta – scelto dall’Artista Anna Tonelli per il suo coinvolgente Dipinto La Metamorfosi dell’Io manda in secondo piano le sue oscurità ed è come una promessa di ottimismo, foriera di riuscita nella realizzazione dell’ardua meta.
Rita Mascialino
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VINCITORI
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026
PITTURA
Scorci di Praga
PRIMI PREMI
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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026
PRIMO PREMIO
ALESSANDRA CANDRIELLA (Udine-I) PRIMO PREMIO al ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’XXIV Edizione 2026 per la PITTURA – Scorci di Praga: Fiori per Praga Kafkiana.
‘Fiori per Praga Kafkiana’: opera dell’Artista Alessandra Candriella, Udine.
Mascialino, R., (2026) Alessandra Candriella: ‘Fiori per Praga Kafkiana’. Recensione.
L’originale e leggiadro Dipinto dell’Artista Alessandra Candriella Fiori per Praga Kafkiana (Tecnica: pittura astratta in acrilico su tela) è un omaggio delicatissimo alla città boema di Franz Kafka, come esplicito nel titolo. La semantica che informa l’opera secondo le spazialità oggettivamente – consciamente o inconsciamente nulla cambia nel significato profondo che l’analisi può identificare – è estremamente interessante, degna di quest’Artista che sempre esprime significati profondi nei messaggi intrinseci alla sua Arte.
L’analisi semantica dei colori principali del rosso e dell’azzurro, come secondo l’allegoria creata dall’Artista in onore della città kafkiana, evocano nel contesto della trasformazione artistica le cromie rappresentate nelle targhette topografiche poste in evidenza quali doppie identificazioni civiche negli edifici praghesi e in aggiunta le cromie della bandiera della Repubblica Ceca, con il cui colore bianco l’Artista ha schiarito il blu dei suoi fiori in celeste. In tal modo l’omaggio floreale simbolico, armoniosamente misto dei segni distintivi come viene dedicato alla città capoluogo della Boemia e capitale della Repubblica Ceca, offre nella più estetica fusione in seno allo stile dell’astrattismo simbolico – in cui Alessandra Candriella eccelle in particolare come in molti suoi dipinti – un’ideazione che mira a fondere le distinzioni in una trasfigurazione artisticamente significativa riferita a Praga senza comunque disconoscerle o cancellarle.
Il Dipinto in sé si presenta similmente a un frammento di siepe fiorita dove i petali dei fiori su sfondo scuro, adombrante sofferenze trascorse e ancora nella memoria, sono qui e là spezzati, come in seguito a una tempesta o temporale, un ulteriore simbolico rimando al dolore della città durante tristi dominazioni – cito come esempio noto in tutto il mondo il sacrificio cruento del giovane Jan Palach nella cosiddetta Primavera di Praga – e vissute nella più lontana storia del Paese. La tempesta tuttavia è ormai cosa passata nel Dipinto di Alessandra Candriella e i pur delicatissimi fiori, sebbene qui e là recanti appunto il segno, lieve ma presente, delle sofferenze subite, paiono resistere alle intemperie trasfigurate nel profondo omaggio artistico alla città di Franz Kafka – come il grande scrittore boemo resistette nella sua breve vita con onore e dignità alla tremenda intemperia personale che si abbatté su di lui ancora giovane – e quasi coprono del tutto lo sfondo scuro con i suoi metaforici richiami che pure occhieggia qui e à.
Così nello stupendo e profondo Dipinto di una Praga interiore creata dall’Arte di Alessandra Candriella nei suoi sapienti ed emozionanti Fiori per Praga Kafkiana, come in una metaforica eterna Primavera ormai raggiunta dopo tanta resistenza secolare contrassegnante la città di Kafka.
Rita Mascialino
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PREMI SPECIALI DELLA GIURIA
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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026
NICOLETTA FRADEANI (Ancona AN-I) PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA al ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXIV Edizione 2026 PITTURA – Dettagli di opere di Kafka: La sorella nella stanza.
Mascialino, R., (2026) Nicoletta Fradeani: ‘La sorella nella stanza’. Recensione.
Il Dipinto nello stile del realismo simbolico e impressionistico di Nicoletta Fradeani La sorella nella stanza (Tecnica: pittura in acrilico su tela) si riferisce a Ottilie, più nota con il diminutivo Ottla, cara a Kafka per la sua profonda umanità e forte determinazione quali caratteristiche che aveva egli stesso, associabile, tra l’altro, a un dettaglio del famoso racconto Die Verwandlung, dove Ottla era colei che in famiglia si prendeva cura di Kafka-scarafaggio per così dire imprigionato e chiuso nella stanza – da cui il titolo – per liberare la famiglia dalla grave incombenza, come si legge nel racconto. Nella tela, i personaggi sono raffigurati con colori accesi, precipuamente con il rosso e il giallo in varie tonalità, inoltre la sorella guarda lo scarafaggio di fronte a lei nella stanza dove sta l’animale frutto della metamorfosi kafkiana, quasi fosse la sola a sapere, a condividere anche le cause più personali (Mascialino 1997).
La sorella sembra avere una ferita alla testa da cui sgorghi sangue, richiamo al suo assassinio ad Auschwitz nella camera a gas e poi la fine nel forno crematorio assieme a un gruppo di bambini ad essa sconosciuti che essa aveva visto e sentito piangere disperati perché soli in mano agli uomini cattivi, agli uomini neri, agli assassini. Essa non ebbe il cuore di lasciarli soli nella disperazione e chiese di poterli accompagnare nella camera a gas, dove essa non era destinata ancora e morì con essi rincuorandoli. Nell’opera di Nicoletta Fradeani sia l’angelo a sinistra che il bimbo a destra verosimilmente alludono alla futura morte cruenta della sorella e dei bambini. Forse il bimbo si riferisce anche o solo a Kafka stesso, indifeso già da bambino di fronte alla propria trasformazione in scarafaggio operata successivamente in seno alla famiglia, dal padre.
Una nota sulla cromia gialla sparsa un po’ ovunque sulla tela accanto al rosso sangue. Il giallo era un colore imposto dalla Chiesa nel 1215 a determinati indumenti degli ebrei, per discriminarli e bollarli negativamente da Papa Innocenzo III – giallo colore del tradimento e del demonio, nonché della prostituzione, nelle allegorie ecclesiastiche tra l’altro di negativo esistente in proposito. L’angioletto dorato a sinistra è invece verosimilmente simbolo duplice di un bimbo ebreo finito nella camera a gas con Ottla, colore che qualificherebbe appunto gli ebrei sia negativamente come citato, sia anche come colore metaforico positivo nell’ebraismo, associabile alla saggezza, alla preziosità metafisica dell’oro.
Un Dipinto molto emozionante nel profondo dell’Artista Nicoletta Fradeani La sorella nella stanza.
Rita Mascialino
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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026
VINCENZO MAIONE (alias Becho) (Napoli-I) PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA al ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXIV Edizione 2026
PITTURA – Dettagli di opere di Kafka: Prometeo.
Mascialino, R., (2026) Vincenzo Maione: ‘Prometeo’. Recensione.
L’opera molto interessante di Vincenzo Maione dal titolo Prometeo (Tecnica: sul modello della pixel art attraverso piccole tessere cubiche di plastica incastrabili tra di loro a somiglianza del mosaico) si rifà al racconto di Franz Kafka Prometheus, esattamente ai quattro miti che riguardano tale personaggio. L’Artista ha inviato su spirazione kafkiana corrispondentemente quattro scorci del volto di Prometeo, di cui uno è stato scelto per il Premio. Sappiamo che l’astuto Prometeo nel mito greco è colui che ruba il fuoco creativo degli dèi e ne fa partecipi gli umani. Il messaggio che, inevitabilmente, è parte essenziale dell’Arte qualsiasi essa sia, che l’artista ne sia consapevole o meno non fa differenza, sta a significare come l’umanità abbia il suo sviluppo credendo di potersi impadronire di abilità supreme, diremo divine, rubandole – vedi anche la trasgressione di Adamo ed Eva e la loro cacciata dal Paradiso, nonché condanna a morte, leggenda condividente la spazialità schematica di fondo del mito di Prometeo. Il furto evita in apparenza il necessario sacrificio intrinseco allo sviluppo delle abilità, così nel mito. Vincenzo Maione oltre a conoscere il mito relativo a Prometeo e alle sue quattro punizioni più o meno crudeli, conosce anche il racconto di Kafka che nel finale si riferisce alla ricerca della verità nei miti che partono da ciò che è inspiegabile, per cui non possono uscire dall’inspiegabile stesso. Vincenzo Maione ha espresso, verosimilmente, tale concetto dell’inspiegabilità da cui prendono avvio tanti miti secondo il racconto di Kafka, creando i quattro scorci prospettici parziali e diversi sopra citati, messaggio che sembra dire come gli umani abbiano rubato il fuoco divino fallendo l’impresa – non sono diventati simili agli dèi e siano delusi, come il frammento del ritratto esprime. In ogni caso la spazialità delle immagini dell’Artista pare riferirsi al fatto che l’umanità, derivata dal fallimento della meta che avrebbe avuto il furto, ha l’aspetto incompiuto e contraffatto, un po’ similmente a chi deve nascondersi per qualche motivo grave, comunque non positivo e il motivo da nascondere è o sarebbe la derivazione da una rapina finita piuttosto male.
Bellissimo e molto interessante messaggio dell’opera Prometeo dell’Artista Vincenzo Maione che si discosta lievemente dal racconto kafkiano interessato maggiormente al non raggiungimento della verità nei miti la quale resterebbe inattinta e così inspiegata, mentre in Maione vengono, in modalità molto interessante, privilegiati la conseguenza del furto e il particolare volto a frammenti e pezzi che per questa non nobile origine si deve nascondere per il possibile nella finalità di non far riconoscere la non ottima identità del casato.
Rita Mascialino
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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026
ANNA RITA VALENTINI (Penne PE-I) PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA al ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXIV Edizione 2026 PITTURA – Immagini di Kafka: Nella morsa del sistema; senza via di uscita.
Immagine dell’Artista: Non consegnata come da libera scelta in base alle indicazioni esplicitate e ribadite nelle regole di tutti i Bandi del ‘Premio Franz Kafka Italia ®’.
Mascialino, R., (2026) Anna Rita Valentini: ‘Nella morsa del sistema; senza via di uscita’. Recensione.
Il Dipinto dal tema profondo e impegnativo Nella morsa del sistema; senza via di uscita (Tecnica: pittura in acrilico) dell’Artista Anna Rita Valentini mostra in primis l’immagine molto incisiva del volto di Kafka ritratto a metà, non interamente. In essa è piuttosto evidente il significato di come sia difficile salvarsi dal sistema e anche avere, mantenere e mostrare apertamente un’identità compiuta nella società degli umani in generale, sia di genere maschile che femminile. Non solo quindi il rimando vale per il grande scrittore, ma anche e soprattutto per l’umanità in generale, questo secondo l’acuta osservazione di Anna Rita Valentini. In aggiunta il dipinto della Valentini evoca come sfondo del ritratto di metà volto la presenza di una ragnatela. Alla base dell’immagine sta appunto un grosso ragno e ancora dietro sta una finestra buia e sbarrata dalla quale non si può né entrare, né uscire in alcun modo, ossia non vi è alcuna possibilità di salvezza o uscita per il prigioniero del ragno che tesse la sua impalpabile, ma, a quanto appare, insuperabile tela che opprime i malcapitati fino a soffocarne la vitalità fisica e mentale, bloccandone l’attività di resilienza. Ma una via d’uscita, nel contesto del Dipinto, c’è, magari non percepita di primo acchito. Kafka è solo a metà come rivela il ritratto parziale, la via d’uscita sta proprio nell’essere ritratto a metà: in Kafka è la sua scrittura di libri, di pensieri la via d’uscita, ciò che non è stato stretto nella morsa del sistema, per cui nulla può per così dire imprigionare del tutto Kafka affinché si arrenda. Certo non tutti possono contare su un’arte narrativa e filosofica come Kafka ha potuto, tuttavia la spazialità che informa l’Immagine di Kafka si riferisce, a livello universale come sempre l’arte non evita di estendersi nei suoi simboli, all’Uomo universale e suggerisce che l’umanità, se solo si affidi alla compagna più importante della vita, l’intelligenza, crea la via d’uscita sebbene nella morsa del sistema. Ribadendo, nel contesto delle componenti del Dipinto, è proprio il volto a metà di Kafka che rappresenta la via d’uscita accennata essendo prigioniero della ragnatela solo a metà appunto, quasi come per il sistema sia impossibile vincere sull’Uomo. questo, nell’importante Dipinto Nella morsa del sistema; senza via d’uscita di Anna Rita Valentini.
Rita Mascialino
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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® 2026
FEDERICO MARIA VALERIO (Boiano CB-I) PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA al ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXIV Edizione 2026 PITTURA – Scorci di Praga: Torre delle polveri e tetti.
Mascialino, R., (2026) Federico Maria Valerio: ‘Torre delle Polveri e Tetti’. Recensione.
Il sognante Dipinto Torre delle Polveri e Tetti (Tecnica: acquarello su cartoncino colorato) presenta uno scorcio di Praga lieto e di bei colori, nello sfondo meno eclatanti e sfumati, in primo piano più vivaci senza essere sgargianti. L’immagine evoca spazi quasi onirici, spazi in cui la vita viene vista e vissuta con calma e serenità, quasi un po’ con una mente che si fa bambina capace di vedere il bello della vita, vivendola come in una fiaba meravigliosa.
La Torre delle Polveri, all’origine Porta delle Polveri, fu costruita all’ingresso della Città Vecchia e aveva soprattutto finalità decorativa e non come proprio polveriera come fu la sua destinazione per così dire ufficiale – venne poi rinominata Torre delle Polveri quando fu adibita molto concretamente a polveriera nel XVII secolo.
L’artista Federico Maria Valerio la ha rinominata ancora nella sostanza togliendole l’aspetto non proprio lieto della Porta originale e dandole invece un aspetto davvero lieto e beneaugurante, aereo, alleggerito della pesantezza del reale in sé e in particolare in muratura, per altro rendendola ben diversa da una polveriera, ossia rendendola un’immagine artistica che non rimanda all’atmosfera, affascinante ma un po’ cupa, che aleggia un po’ su tutta la città non solo vecchia, acquarello di Valerio che non evoca l’idea di avere a che fare con le polveri.
Uno scorcio di Praga cui solo l’immaginazione artistica poteva offrire un tale omaggio stupendo e stupefacente, come l’acquarello Torre delle Polveri e tetti dell’Artista Federico Maria Valerio.
Rita Mascialino
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‘PREMI FRANZ KAFKA ITALIA ®’ per la CREATIVITÀ
Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD
PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ 2026
PIER LUIGI CORSI (Sesto Fiorentino-I) in memoriam PREMIO PER LA CREATIVITÀ al ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XXIV Edizione 2026 per la PITTURA (OLIO)-Dettagli di opere di Kafka: Leni.
Mascialino, R., (2026) Per Luigi Corsi: ‘Leni’. Recensione.
Il Dipinto Leni (Tecnica: pittura a olio su tela) dell’Artista Pier Luigi Corsi fa parte di una imponente Mostra (1973) dell’Artista alla Galleria Alla Scaletta, Milano, dedicata alle opere di Kafka, di cui fu un profondo cultore, e riferita soprattutto al Romanzo Il Processo.
Leni è un personaggio del romanzo kafkiano, è infermiera, ossia è colei che cura e assiste gli ammalati, l’umanità, porgendo le cure mediche, ma anche distraendoli con la facile disponibilità al rapporto sessuale. Ha una relazione per così dire erotica con Josef K, ma ha rapporti anche con altri uomini, perché questa è la sua natura apparentemente superficiale, ma realistica, una natura che pare conoscere la vita per quello che è, senza nessuna illusione di nessun tipo, neanche quella affettiva propriamente, come le donne nelle opere di Kafka, quelle poche che compaiono nelle sue opere, condividono in qualche misura – le donne di Kafka paiono essere più o meno pronte al sesso o comunque pronte ad accettare la vita come viene senza porsi domande in particolare. Nel Dipinto di Pier Luigi Corsi vi è un’interpretazione profondamente drammatica dell’amore, che chiaramente non può essere quello di Leni, donna essa che non drammatizza la vita, e si riferisce verosimilmente a Kafka che per tutta la sua esistenza ha vissuto il dramma della vita senza aspettarsi grandi cose dall’amore tra uomo e donna. Questi, nel Dipinto, sono aggrovigliati su una sedia e appaiono disperatamente uniti nel loro rapporto. Tale disperazione psicofisica è frutto di un approfondimento da parte dell’Artista dell’amore in Kafka e nell’umanità – sul piano universale. L’amore sembra, come crede Leni, voler evitare la realtà più dure della sorte umana in un abbraccio tanto più disperato quanto non funzionale allo scopo che drammaticamente traspare dal groviglio dei due amanti che pare vogliano supplire con l’intensità del trasporto sessuale al negativo della vita. Tuttavia l’impossibilità dell’amore fisico e illusoriamente affettivo di risolvere il senso della vita viene evidenziato in Corsi nelle fattezze dei due amanti, nei colori che li contraddistinguono, non tali da suggerire qualcosa di positivo e nelle forme con cui si vorrebbero compenetrare senza riuscirci, ottenendo solo un disperato groviglio e non un’armonia.
Così nel profondo Dipinto Leni, in parte illustrativo del romanzo Il Processo di Kafka, di Pier Luigi Corsi.
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Al termine di questa Rassegna, il mio riconoscente saluto va a tutti i Partecipanti, Vincitori e non, che hanno onorato il ‘Premio Franz Kafka Italia ®’ offrendo la loro pregiata attività culturale e le loro opere al festeggiamento di FRANZ KAFKA come scrittore e come uomo, come persona, ed esprimo loro il mio più sentito ringraziamento!
Rita Mascialino (detta Maddalena *)
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*In onore, memoria e gratitudine per la nonna materna Maddalena Fornasari, Sarizzola di Costa Vescovato AL.
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Franz Kafka (1906), Alamy Photo Stock.
Rita Mascialino (2024)
Studio Fotografico VALENTINA VENIER Udine
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I risultati con i nomi dei Vincitori alle tre Edizioni del ‘Premio Franz Kafka Italia ®’ 2026 resteranno nel sito alle ‘Comunicazioni del Premio’ fino ai prossimi risultati delle Edizioni 2027 a scadenza dei Concorsi. Le Rassegne resteranno fino alla scadenza delle tre prossime Edizioni nel Menu di navigazione (homepage), per poi passare nell’Archivio delle Edizioni del ‘Premio Franz Kafka Italia ®’ (Menu di navigazione Archivio delle Rassegne).
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Al termine di questa Rassegna, il mio riconoscente saluto va a tutti i Partecipanti, Vincitori e non, che hanno onorato il ‘Premio Franz Kafka Italia ®’ offrendo la loro pregiata attività culturale e le loro opere al festeggiamento di FRANZ KAFKA come scrittore e come uomo, come persona, ed esprimo loro il mio più sentito ringraziamento!
Rita Mascialino (detta Maddalena)
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