SEZIONE ROMANZO EDITO

 

Lucio Schiuma è nato a Pisticci (Matera), dove risiede. È laureato in Scienze Politiche ed è assistente di Diritto Costituzionale Italiano e Comparato presso l’Università di Bari, inoltre è docente di Corsi di Formazione organizzati dalla Regione Puglia, Regione Basilicata, Provincia di Bari e Provincia di Matera. Ha brevettato una importante mnemotecnica per l’apprendimento delle materie di studio.  Ha conseguito varie specializzazioni in Discipline Sportive. È anche scrittore.

 

“Il romanzo di Lucio Schiuma Sarò come Garrincha (Roma, Edizioni Libreria Croce, 2010), Primo Premio Franz Kafka Italia ® 2011, si incentra sulla tematica dei maltrattamenti in famiglia ad opera di padri e compagni padroni e violenti, che dominano con il terrore e vessano i più deboli in famiglia, quella famiglia che pure hanno formato essi stessi. Viene messo in evidenza come i tentativi delle donne di opporsi ai citati mariti e padri siano destinati a fallire ed anzi ad inferocire ancora di più questo tipo di maschi che sanno di essere più forti fisicamente e intimoriscono e colpiscono sul piano psicofisico le loro compagne tanto più deboli di loro, come è nella natura delle donne. Il figlio di un tale padre violento e di una tale madre incapace di opporsi con le sue sole forze ad un maschio tanto più potente di lei sul piano fisico non sarebbe riuscito a cavarsela in nessuna misura se non avesse trovato casualmente fuori dalla famiglia un Maestro – la Scuola senza la base costruita dai genitori e continuamente fornita di manutenzione dagli stessi nulla può fare. Il Maestro si è preso cura di lui istruendolo, facendo la funzione di genitore, addestrandolo alla disciplina e al rigore nel conseguire le mete prefisse, sostenendolo moralmente, curando la sua personalità. Il lavoro di questo Maestro relativo alla cura della personalità fa sentire subito il suo peso anche nella scuola, dove il giovane riesce a conseguire brillanti successi. Con il suo aiuto il giovane, pur dopo mille ricadute dovute all’ambiente genitoriale di casa sua, si salva e può anche avere oltre il successo sociale una ragazza che lo ama, ma ad un prezzo molto duro da pagare: un’infelicità di fondo dovuta agli effetti psicologici del rifiuto del padre ad amarlo, nonché al dolore per la madre, che cade vittima di una grave depressione, infelicità che nulla, neanche l’amore della sua donna, potrà mai più risanare del tutto. Il romanzo di Lucio Schiuma è in primo luogo una denuncia dei maltrattamenti  come si verificano in una famiglia del Sud, ma questa famiglia può stare anche a modello di tutte quelle famiglie malriuscite in cui i maschi detengono per così dire potere di vita e di morte sulle loro compagne e sui loro figli, che essi usano per scaricare violentemente su di essi le loro frustrazioni, le loro incapacità dimostrate sul piano sociale e intellettivo. Quanto al titolo del romanzo, esso non si ispira alla personalità complessiva di Garrincha che non fu positiva in quanto il calciatore non riuscì a superare l’esperienza negativa di un padre alcolizzato con tutte le conseguenze del caso e che finì presto la sua esistenza anch’egli alcolizzato e in totale rovina, bensì si ispira soprattutto al superamento delle difficoltà e malformazioni fisiche gravi di cui soffrì Garrincha le quali non evitarono comunque che egli con la sua forza di volontà diventasse addirittura il più grande dribblatore del mondo, ossia il titolo vuole essere di sprone e di speranza a tutti gli sfortunati che hanno difficoltà varie di partenza nella loro vita.”

Rita Mascialino

 

Avelino De Sabbata è nato a Pozzuolo del Friuli (Udine) dove risiede. La sua produzione comprende dipinti ad olio ed acquarelli, ma la sua passione primaria è stata ed è da sempre il disegno dove eccelle in modo particolare. Soprattutto sono famosi  i suoi disegni relativi alla figura umana e ai ritratti, dove la sua maestria raggiunge profondità di penetrazione nella personalità per come essa traspare dalle posture del corpo e dall’espressione del volto. Più di recente si è dedicato alla sperimentazione artistica attraverso la computergrafica dove pure ha raggiunto posizioni ragguardevoli. Ha esposto in molte mostre collettive e personali, ha ottenuto molti primi premi. È fondatore e presidente dell’associazione culturale Quadrante Arte.

“Il disegno di Avelino De Sabbata, donato al  Premio Franz Kafka Italia ® 2011, mostra un parziale scorcio di figura umana. Essa riguarda un essere umano in un momento di raccoglimento in se stesso, ma non di contemplazione, ciò che richiederebbe una postura più rilassata, più fluida, adatta appunto alla dolcezza della meditazione. La postura che De Sabbata ha rappresentato è quella di un essere umano, donna o uomo non importa, ma presumibilmente più una donna come avvertono le unghie lunghe ed appuntite, essere umano dunque che si raccoglie in se stesso in perfetta solitudine per fare del suo corpo una barriera separatrice e difensiva verso il mondo esterno, un po’ come ergendo una fortificazione attorno a sé fatta delle braccia, delle mani. Proprio le mani di questo scorcio di figura ci rivelano che tipo di essere umano, sesso a prescindere, abbia vita nel disegno di Avelino De Sabbata: sono le mani sottili, raffinate e dinamiche di una persona di cui si può sapere con certezza che non trova nel cibo la sua più grande soddisfazione, non sono neppure le mani nodose di una lavoratrice o un lavoratore dei campi né comunque mani avvezze a pesanti lavori manuali, domestici, non sono neanche mani adatte a svolgere un lavoro di meccanica routine, per questo non si addice la loro gestione che va oltre il limite posto dalle incombenze del quotidiano, oltre la stretta misura di un razionale che impone freno, compostezza – sono di fatto mani le cui dita sfuggono in qualche loro tratto inquieto al controllo imposto dal razionale mostrando di essere avvezze a forme non del tutto rientranti nella norma pratica, a forme della fantasia. Si rivelano così per mani d’artista, adatte a dare vita all’immaginazione creatrice e a proteggerla come in uno scrigno prezioso quale è diventato il corpo e con esso la personalità che esse racchiudono. Un disegno questo altamente simbolico attuato con conoscenza profonda dell’anatomia umana e con magistrale abilità del disegno – la quale è e resta la base di qualsiasi opera d’arte, anche la più astratta, come già insegnava Leonardo da Vinci alla cui Scuola gli allievi cominciavano ad usare il colore sulla tela solo dopo ben cinque lunghi anni di incessante esercizio del puro disegno.”

 Rita Mascialino

 

Igino Canestri è nato in Val di Chiana (Arezzo) e risiede a Firenze. È laureato in Teologia a Firenze, in Psicologia alla Sapienza di Roma e in Scienze dell’Educazione alla Salesiana. È  parroco e psicologo analista. È anche scrittore ed ha  pubblicato diverse opere.

“Il romanzo di Igino Canestri Mela rossa – Storia di un’analisi (Massarosa, LU: Marco del Bucchio Editore, 2010), Secondo Premio Franz Kafka Italia ® 2011,  narra in uno stile sciolto e piacevolmente leggibile quanto gli errori di un’educazione genitoriale non consona alla maturazione della personalità dei loro figli possano rendere infelice la protagonista che non riesce per lungo tempo a trovare la forza di accettare un compagno e di essere adeguata ad una vita autonoma psicologicamente e in grado di attuare scelte di responsabilità come quella relativa alla formazione di una propria famiglia con il compagno. La famiglia è in Igino Canestri il luogo degli affetti più sicuri sia per la donna che per l’uomo seppure in modalità diverse secondo le esigenze dei diversi sessi, ossia essa non rappresenta solo la cellula utile ad avere dei discendenti, ma è anche la fortezza in cui possono essere coltivati affetti come buona semina a riparo di possibili veleni presenti nel mondo esterno. Nel romanzo la protagonista grazie ad un analisi puntuale delle cause del suo stato psicologico attuata assieme ad uno psicologo analista, in cui si riconosce la proiezione dell’Autore, smette alla fine gli abiti dell’infanzia, della sottomissione ai genitori e dell’incapacità di prendere decisioni in piena autonomia e stabilità di intenti e può iniziare consapevolmente il proprio percorso di donna e compagna nonché futura madre. Viene evidenziato anche il concreto problema dello sviluppo di un legame che può andare oltre i limiti dell’analisi da parte dello psicoanalista e anche della sua paziente, problema che viene risolto immediatamente dallo psicologo con la dovuta rinuncia, certo non lieta, ma inevitabile, ad un affetto proprio, così che il romanzo termina con la salvezza della donna, inoltre con la soddisfazione dello psicologo per avere aiutato la donna a sollevarsi dal suo stato di immaturità e infelicità, e con la dovuta solitudine conseguente all’aver saputo rinunciare ad un possibile legame con la paziente, come il suo status gli impone.”

Rita Mascialino

“Il disegno di Avelino De Sabbata  donato al Premio Franz Kafka Italia ® 2011,  rappresenta una donna accasciata al suolo su di un fianco e vista di schiena, mentre è ripiegata su se stessa in un momento non di allegria – l’accasciamento ed il rannicchiamento non corrispondono agli effetti posturali della gioia –, ma di scarsa propensione all’azione, alla vita, quasi essa sia in un riposo o sonno profondo concreto e metaforico. Non si vedono le mani, in ogni caso la donna non è nella posizione di chi stia compiendo un’attività qualsiasi – gira la schiena al mondo e tiene la testa anch’essa non rivolta a guardare la realtà che le sta intorno. Essa è nella posizione di chi si abbandoni alla solitudine, alla malinconia che essa comporta e alla chiusura verso il mondo esterno. Lì, in un momento di solitaria compagnia con se stessa dove anche il pensiero sembra non esserci attivamente – il corpo è completamente rilassato e non nell’atteggiamento muscolare di qualcuno che pensi attivamente a qualcosa, ma sia nel sonno o nel dormiveglia o in un pesante distacco dal reale –, essa attende di rialzarsi per  riprendere le attività quotidiane in cui si realizza la sua vita, attività che si suppongono di cure domestiche e familiari: la postura scelta per il riposo risente dei comportamenti agìti di consueto dalla persona nella quotidianità e risente in ogni caso dell’atteggiamento psicologico di fondo della stessa, nel caso si tratta della postura di chi è abituato a tenersi in disparte, a guardare senza partecipare, a non espandersi nell’ambiente, ad una donna chiusa nelle cure domestiche. Così per questa donna interpretata da Avelino De Sabbata.”

Rita Mascialino

 

 

Maria Ricciuti Garofalo è nata a Potenza, dove risiede. Già professoressa di lettere alla Scuola Media Torraca, ha realizzato opere teatrali di grande respiro con il Laboratorio Teatrale. Ha curato il settore informazione del giornale della FIDAPA di Potenza. È  scrittrice, ha pubblicato  diverse opere e ha vinto un primo premio letterario nel 2005. 

 

“Il romanzo di Maria Ricciuti Garofalo La Cuntana (Il cerchio della vita) (Potenza: Edizioni Il Salice, 1995), Terzo Premio Franz Kafka Italia ® 2011, offre uno scorcio degli usi mentali e materiali della vecchia Potenza i quali si ritrovano ancora presenti anche nella più giovane e attuale Potenza. Lo scorcio prende forma dalla cuntana, ossia dal vicolo chiuso attorno al quale si giostra la vita delle persone con le loro tradizioni, con la loro personalità adatta al dettaglio psicologico, all’osservazione dell’altro nella conduzione della sua vita. Proprio il vicolo rappresenta lo stretto cerchio della vita, una vita che non sembra avere sbocchi fuori dal cerchio che la racchiude. Personaggi emblematici del modo di vedere il mondo nella vecchia città del Sud animano lo scenario in cui si svolge il romanzo di Maria Ricciuti Garofalo. Si tratta di una Basilicata che, mai al centro della vita italiana e neanche al suo margine, ma piuttosto assente quasi non esistesse nella cultura italiana, l’autrice pone al centro del mondo da essa ritratto con maestria tale che la città emerge davanti ai nostri occhi come noi stessimo muovendoci nei suoi vicoli – non a caso ciechi, senza sbocco, chiusi nel piccolo cerchio di una vita ritirata in vecchie tradizioni –, nelle sue strade ed ascoltassimo i discorsi dei suoi abitanti per come l’orizzonte chiuso del vicolo, la cuntana, consente. Un romanzo che rende protagonista la cultura lucana e ne dà memoria.”

Rita Mascialino

 

“Il disegno di Avelino De Sabbata donato al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 rappresenta un busto di giovane donna. L’esposizione del seno nudo non ha nulla di materiale – le forme sono appena accennate e verginali e comunque non si tratta di un busto che ritragga emblematicamente una madre, il seno è piccolo e sostenuto, il torace stretto, anche la vita che si annuncia appena abbozzata si indovina sottile. Il volto è di grande bellezza, anch’essa di tono delicato. Si vede dalla sicurezza con cui tale corpo è esibito come questa donna sia conscia della bellezza del suo soma che essa offre tuttavia con dolcezza di gesti e non sul piano meramente sessuale, ma su quello erotico-affettivo – la dinamica che imposta busto e volto non è quella corrispondente all’esaltazione dei sensi che contraffà l’espressione o ad una routine sul piano dell’amore materialmente sessuale, cui contraddice l’espressione del volto così armoniosa, quieta ed anche seria, consapevole dell’importanza di quanto sta per avvenire. Si tratta dunque di una donna che Avelino De Sabbata propone come consapevole custode del tesoro della dolcezza erotico-affettiva che essa possiede sul piano psicofisico e che è in grado di offrire come dono prezioso, non come esperienza banale né tanto meno triviale.”

Rita Mascialino

 

In assenza dell'Artista Irma Paulon Il premio viene consegnato dal Segretario dell'Accademia

Domenica Milena Arcuri Rossi è nata a Villacaccia di Lestizza (Udine) dove risiede. È docente di Lingua e Civiltà Spagnola e Francese alla Scuola Media di Secondo Grado. È scrittrice di romanzi, racconti e saggi relativi alla comunicazione non verbale. Per tale ultimo ambito è stata insignita di una medaglia al merito dal Lions Club.

“Il romanzo di Domenica Milena Arcuri Rossi Todeschina (Tolmezzo: Andrea Moro Editore, 2007), Premio Speciale Franz Kafka Italia ® 2011, tratta della storia tragica della Contessa Todeschina della potente famiglia dei di Prampero di Gemona (Udine), e del Conte Francesco d’Arcano di Rive d’Arcano (Udine), paese nella zona delle colline del sandanielese nel Bacino Idrografico del Tagliamento e nel quale si può ancora vedere il bellissimo Castello di Rive d’Arcano. Come sappiamo dalla storia del Friuli, Todeschina, andata sposa per volere della famiglia al nobile Francesco più vecchio di lei, lo tradì presto con un baldo e spregiudicato giovane. Scoperta dal marito, fu pugnalata assieme all’amante e murata ancora viva nel castello stesso – Todeschina agonizzante scrisse le proprie iniziali con il sangue su un muro del castello, scritta che si poté vedere fino al 1976, anno in cui il terremoto distrusse varie parti del castello. I resti del suo scheletro furono invece ritrovati grazie ad un restauro risalente ai primi del Novecento. Il romanzo attraverso la narrazione di questa vicenda pone in evidenza come le donne fossero in passato del tutto sottomesse alla famiglia e ai loro compagni che in genere non sceglievano esse stesse ed evidenzia con tragico rilievo quanto a caro prezzo esse pagassero un loro tradimento, al contrario dei loro mariti che le tradivano senza incorrere in nessuna sanzione né legale né di vendetta – le donne erano troppo deboli per uccidere e per altro avevano ed hanno in genere una natura meno violenta di quella dei maschi. La storia non è solo storia di altri tempi, è denuncia di Domenica Milena Arcuri Rossi quanto mai valida ancora oggi e persino nel nostro Paese democratico, dove donne di altre culture sono sottomesse come un tempo alla loro famiglia e ai loro uomini, che hanno ancora il diritto di ucciderle per qualsiasi mancanza, anche la più lieve, e dove anche donne di cultura italiana vengono vessate e persino uccise qualora vogliano lasciare i loro uomini con cui la vita sia divenuta impossibile. Certo Todeschina è colpevole di adulterio, una colpa grave che non viene minimizzata nel romanzo in quanto riconosciuta lesiva degli affetti, della fiducia del compagno, delle basi della famiglia stessa, dell’equilibrio psicologico di entrambi i coniugi, ma certo tale mancanza, come si evince dal tono narrativo di caritatevole comprensione nei confronti di Todeschina, non viene presentata da Domenica Milena Arcuri Rossi come meritevole della morte.”

Rita Mascialino

 

Irma Paulon è nata a Rovigo e risiede ad Asolo (Treviso). Ha alle spalle numerose mostre personali e collettive. Ama sperimentare forme e materiali diversi quali carta, tela, colore, metalli, vetro e plexiglass, resine, con una particolare preferenza per quelle trasparenti. Ha brevettato i suoi gioielli artistici che espone in negozi specializzati.

 

Il quadro di Irma Paulon donato al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 si riferisce ad una trasformazione della realtà del giardino operata dalla fantasia artistica che ne fa un luogo per una visione del mondo la quale ha, tra l’altro, il contrassegno della giocosità infantile. Il giardino è piccolo, ossia riguarda un piccolo spazio che l’artista riserva a sé per poter conservare il legame con l’infanzia, con la creatività ingenua del bambino, il pascoliano fanciullino simbolo dell’artista spontaneo per sua stessa natura. Nel giardino sono enfatizzati il cielo azzurro, l’erba verdissima, i fiori colorati ed il sole, un disco rosso che stimola all’azione e all’amore e nel contempo rende possibile e protegge con il suo calore la vita, così che il piccolo giardino diventa non luogo di fuga dalla realtà in una fantasia personale, ma fucina attrezzata per produrre il bello della vita come l’arte figurativa di Irma Paulon mostra.”

  Rita Mascialino

 

In assenza dell'Artista Irma Paulon Il premio viene consegnato dal Segretario dell'Accademia

 

Gabriele Calvani è nato a Udine, dove risiede. È stato dottore in Medicina Veterinaria e Veterinario di Stato. È scrittore da molti anni. Si dedica principalmente  alla stesura di romanzi e racconti preferibilmente, ma non solo, di ambito storico sia regionale che più ampiamente nazionale.

 

“Il romanzo di memorie storiche di Gabriele Calvani I sentieri della memoria (Udine, LNB LaNuovaBaseEditrice,1999), Premio Speciale Franz Kafka Italia ® 2011, si imposta come memoria del protagonista riferita alla Prima Guerra Mondiale e anche alla Seconda. Al di là di visioni storiche preconcette perché viziate da ideologie politiche di diversa estrazione e tutte interpretanti gli eventi storici secondo la loro prospettiva talora procustiana, Gabriele Calvani spezza la lancia delle sue memorie per guardare con dovuta gratitudine i giovani che morirono sul Piave consapevoli di dover servire la patria con il sacrificio della loro giovane vita a salvaguardia dell’esistenza del proprio gruppo familiare, del proprio Paese. Anche l’adesione ai falsi ideali diffusi dal Fascismo in quegli ideali diffusi dalla propaganda i quali, se visti in superficie e non verificati nella realtà, poterono illuderli. Non per questo, perché si lasciarono ingannare, secondo Gabriele Calvani tali giovani illusi e fiduciosi nonché vilmente ingannati nelle loro speranze in una vita più dignitosa divennero direttamente persone malvagie. Pertanto anche al loro sacrificio nella Seconda Guerra Mondiale va da parte dell’Autore un ricordo sereno privo di ogni polemica politica.”

Rita Mascialino

 

“Il quadro di Irma Paulon donato al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 mostra una serie di cuori colorati sospesi in un beneaugurante cielo azzurro. Sono cuoricini che nella loro festosità parlano di buona affettività e di gioia di vivere e che nella loro collocazione come in sospeso sulla tela – sono di resina sovrapposta – ricordano il pulsare leggero della vita come se essi uscissero all’aperto per rendere visibile fuori dal petto il loro palpitare altrimenti segreto, il tutto in un gioco di armonia e di vive emozioni che pare non si debba mai fermare secondo quanto suggerisce la disposizione spaziale dei cuori sospesi nell’aria, un po’ come avviene con il lancio delle sfere nelle abili mani di un giocoliere, in questo caso di un giocoliere del sentimento e della bellezza, appunto dell’artista Irma Paulon.”

Rita Mascialino 

 

In assenza dell'Autrice Lilia Capogna ritira su delega il premio la Presidentessa dell'UNICEF di Gorizia dott.ssa Serena Agazzi ed in assenza dell'Artista Annamaria Fanzutto consegna il premio il Segretario dell'Accademia

 

Lilia Capogna è nata ad Avellino e risiede a Monteforte Irpino (Avellino). È docente di Matematica presso la Scuola Media di Secondo Grado dell’Istituto Comprensivo di Monteforte Irpino. È anche scrittrice.

 

“Il romanzo di Lilia Capogna Profumo di vaniglia (Atripalda, AV: Edizioni Mephite-Laceno, 2011), Premio Speciale Franz Kafka Italia ® 2011, si incentra principalmente sul problema delle relazioni affettive tra uomo e donna, sulla diversità dei due sessi nell’affrontare la vita erotico-affettiva. La protagonista ama profondamente un uomo con il quale è intenzionata a formare una famiglia. Anche l’uomo è pienamente d’accordo. Quando egli si trasferisce per un breve periodo in altra città per terminare gli studi universitari, accade che egli abbia una relazione con una donna sposata e aspetti poi un figlio da lei. Il fatto particolare è che al ritorno dalla sua fidanzata egli, confessando l’accaduto, le dice che tutto ciò non ha nessuna importanza per lui e che è sempre intenzionato a sposarla in quanto ama lei sola. Un figlio dunque non ha alcuna importanza per quest’uomo leggero, irresponsabile, adatto a creare l’infelicità nelle donne che lo amano e nella prole che sparge in giro. Proprio nella differenza di responsabilità verso le persone in generale nelle relazioni affettive o sessuali, nonché verso i figli che dalle relazioni possono nascere si configura il messaggio di Lilia Capogna: famiglie basate sull’infedeltà di uno dei coniugi o di tutti e due, ma specialmente dei maschi verso le loro compagne, madri dei loro figli, ciò che accade più frequentemente, sono a monte di una società peggiore di quanto potrebbe essere se la relazione tra i sessi fosse di qualità migliore, non vissuta entro lo stretto orizzonte dello scambio sessuale che, privo del supporto affettivo e intelligente nonché nel rispetto delle attese dell’altro,  inevitabilmente porta alla trasgressione degli impegni presi, della fedeltà promessa e conduce ad una visione esistenziale tesa al ribasso, una visione ribassata cui gli uomini si adeguano facilmente e che le donne non accettano.”

Rita Mascialino

 

Annamaria Fanzutto è nata a Buja (Udine), dove risiede e ha esercitato la professione di insegnante. Ha frequentato il laboratorio di Enore Pezzetta e di Maria Forte per l’arte del disegno, del modellaggio e della decorazione della ceramica, ha frequentato corsi in Italia e in Austria. Ha alle spalle numerose mostre personali e collettive. È scultrice di fama ed anche acquarellista rinomata. Le sue opere si trovano in varie collezioni private e pubbliche.

 

“L’Acquarello di Annamaria Fanzutto donato al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 presenta un mazzetto di rose di campo nella tonalità del rosa frammisto a colpi di luce che ne macchiano qui e là i petali di bianco. Particolarmente importante sul piano semantico ed emozionale per questi fiori recisi e chiusi in un vaso di vetro trasparente è lo sfondo, probabilmente fatto dall’Artista solo per motivi estetici e pertanto molto significativo sul piano dell’espressione inconscia che vi è rifluita molto direttamente. Tale sfondo non corrisponde a quello di una casa, di una stanza, in cui pure il vaso è posto o è finalizzato ad essere posto nelle intenzioni consce della padrona di casa, dell’artista. Pur nella piccola dimensione della quale i fiori occupano il più grande spazio, la mano artistica di Annamaria Fanzutto ha dato allo sfondo la prospettica spazialità di orizzonti aperti, non chiusi da mura per quanto eventualmente tappezzate a colori, né da vetri in cui i fiori non si riflettono, orizzonti aperti  che recano con sé la più grande lontananza dalla casa. Così, le rose sono state sì portate in casa e preparate per la casa, ma esse hanno a loro volta portato con sé molto direttamente nella casa il mondo aperto della natura libera da cui provengono.”

Rita Mascialino

 

 

Victoria Dragone, di origine italo-rumena, è nata a Bucarest e vive a Tarcento (Udine). È laureata in Lettere Moderne all’Università di Bucarest, già docente di Liceo e consulente esterna presso la Casa Editrice Univers di Bucarest. È traduttrice di opere letterarie dallo spagnolo e dal francese. Ha pubblicato diverse raccolte di poesie e di racconti, nonché  romanzi.

 

Il romanzo di Victoria Dragone Ombra dell’amore (Pasian di Prato/UD: Campanotto Editore, 2011), Premio Speciale Franz Kafka Italia ® 2011, tratta del complesso tema delle relazioni tra gli umani: di amicizia, di amicizia erotica, di erotismo tra sessi diversi, di omosessualità tra donne e tra uomini. Ne esce un’immagine molto esaustiva della visione del mondo prodotta dai due sessi. Il mondo maschile ne esce affettivamente come sfociante nella mera sessualità, come rimbombante  nel vuoto, sia che si tratti di amore eterosessuale che omosessuale, sempre una sessualità pronta ad infrangere qualsiasi impegno di fedeltà e di dedizione all’altro e rispetto dell’altro, il tutto in un egoismo piuttosto gretto e comunque sgradevole. Il mondo femminile di Victoria Dragone risuona in ogni caso più sonoro e nel pieno di sentimenti positivi. La diversa disposizione di frequenze relativa ai due sessi non resta chiusa nella sfera delle relazioni tra i sessi, ma si riflette  nel romanzo di Victoria Dragone sul piano della più ampia e complessa visione del mondo separando la superficialità più presente nel lato maschile dalla profondità dello sguardo sulla vita più presente nel lato femminile, segnando così una diversa qualità dell’esistere pur con eccezioni da ambo le parti. Il tutto presentato attraverso la straordinaria raffinatezza linguistica di Victoria Dragone, tale che il lettore del romanzo resta senza fiato e sfinito dalle emozioni a cascata che tempestano il suo cuore, la sua mente.”

Rita Mascialino

Massimo Totolo è nato ad Artegna (Udine), dove risiede. Progetta e realizza case ecologiche e di legno con Arcos a Magnano in Riviera. È anche artista e produce ruggini e graffiti ispirati ad antiche mitologie o a forme  astratte su metallo.

 

“La Ruggine di Massimo Totolo donata al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 presenta una fantasia astratta di colori molto intensi su fondo bruno con prevalenza di forme a reticolo rosso sangue e azzurre su fondo bruno mescolate ad altri colori , tra cui il giallo. Il reticolo evoca spazialmente per quanto astrattamente molto evidentemente percorsi e legami, percorsi di vita e legami tra le persone, legami che in quanto tali hanno sempre una base di pur varia e variamente intensa affettività. Il colore di tali reticoli è quello del sangue, della vita, dell’azione, dell’amore intenso come passione dei sensi, ma, essendo questo colore imbrigliato in una rete legata, anche di affetto, di trasporto della personalità per un’altra personalità perché è in questo luogo che possono avvenire i legami. L’azzurro, il colore del cielo simbolico della spiritualità, non della materialità, è di fatto collegato al sangue e alla passione come suo più profondo schema, come la spontanea e forte creatività di Massimo Totolo ha realizzato sul piano estetico.”

Rita Mascialino

 

 

Stefania Jade Trucchi è nata a Roma dove risiede. È psicologa, psicoterapeuta, psicologa del lavoro e sommelier titolare di una rinomata enoteca a Roma. Collega i profumi dei vini ai sentimenti più fini che danno qualità alla vita.  È anche scrittrice.

 

“Il romanzo di Stefania Jade Trucchi Il candore di un’anima (Milano: Sperling & Kupfer, 2006), Premio Speciale Franz Kafka Italia ® 2011, ha come tema centrale la relazione erotico-affettiva tra i sessi. La protagonista ha subito un incidente a causa del quale sta in coma per una settimana. Durante questa assenza dalla vita sociale e comunque di relazione la donna non smette di costruire mondi con il suo cervello che le mette a disposizione un’immaginazione simbolica che traveste e rivela la realtà di tante situazioni esistenziali già vissute. Ad esempio, un uomo le sta accanto per le capacità artistiche ed estetiche in possesso della donna, ma quando sa che è diventata cieca e non la può quindi più sfruttare, la abbandona. Tuttavia al suo risveglio essa trova l’ex marito accanto a sé, il quale l’aveva lasciata prima dell’incidente. L’uomo le giura di restarle per sempre accanto e di amarla, ma quando la donna questa volta riacquista la vista, egli la abbandona di nuovo: certo, sarebbe tornato e rimasto con lei, ma al prezzo che essa fosse non più capace di avere iniziative, appunto non fosse più capace di vedere la realtà e avesse bisogno per così dire del tutore in quanto disabile. Ma la donna libera e non disabile o sottomessa in qualche modo è superiore alla capacità di accettazione dell’uomo che mostra di quale qualità fosse la sua relazione con la donna, come già anche l’altro uomo che stava con lei solo per sfruttarne i talenti a proprio vantaggio, quei talenti di cui egli difettava e che non aveva vergogna per così dire di rubare alla donna. Così la protagonista riesce lentamente e con le sue sole forze a riprendersi e ad amare di nuovo la vita, in solitudine, ma indipendente, libera, senza padroni che le tarpino le ali e non le lascino il diritto a gioire delle possibilità che la vita offre, el potenziale creativo che essa ha in sé.”

 Rita Mascialino

 

“Il Graffito di Massimo Totolo donato al Premio Franz Kafka Italia ® 2011 rappresenta la costellazione ed il segno zodiacale del Sagittario eseguito con graffi di estrema eleganza che danno all’immagine il tono della ricercatezza decorativa e di dettaglio. La freccia viene lanciata nel cosmo dal possente arciere, lontano quindi e nell’ignoto, come a mostrare che la strada dell’uomo non si fermi all’esplorazione della Terra, ma preveda ormai mete lontanissime nello sconfinato e più ignoto Universo. Il lancio così distante è simbolo inoltre della meta dell’uomo creativo, sempre alla ricerca di nuove conoscenze, di ardite emozioni Questo il messaggio che invia la creatività di Massimo Totolo.”

Rita Mascialino

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