2023 RASSEGNA PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® CULTURA CARRIERA IMMAGINAZIONE

Con il patrocinio del

Comune di Udine

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

COMITATO DEL SECONDO UMANESIMO ITALIANO ®

PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®

alla CULTURA alla CARRIERA alla IMMAGINAZIONE

XV Edizione 2023 online

 

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Rassegna XV Edizione 2023 online Premio Franz Kafka Italia ®’

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Immagine di Franz Kafka: studenti.it/franz-kafka

 

Franz Kafka nel 1906, a ventitré anni

 

 

 

 

 

 

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In continuità con la prassi adottata in seno al ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ a partire dall’anno della Sua fondazione 2011 non vengono pubblicati dal Comitato sul sito www.franzkafkaitalia.it, né altrove, i Diplomi e le Motivazioni, lasciando così ai singoli Vincitori la decisione in merito.

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Documentazione cartacea edita da

CLEUP EDITRICE UNIVERSITÀ DI PADOVA

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Rita Mascialino

Presidente e Fondatrice del (2011) ‘Premio Franz Kafka Italia ®’

 

 

Immagine: 22 settembre 2022

STUDIO FOTOGRAFICO VALENTINA VENIER

Via Grazzano 38 – 33100 Udine UD   –   345 346 3650

 

 

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In onore e memoria di

FRANZ KAFKA

(Praga 3 luglio 1883 – Kierling Vienna 3 giugno 1924)

Il più grande scrittore di tutti i tempi

Uomo di straordinaria intelligenza

Uomo di straordinaria bontà

 

Dai Tagebücher (2. Januar 1914), Diari (2 gennaio 1914):

“Wie ich jetzt die Mutter fast beschimpft habe, weil sie die ‘Böse Unschuld’ der Elli geborgt hat, der ich sie noch gestern selbst anbieten wollte. ‘Laß mir meine Bücher! Ich hab doch sonst nichts.’ Solche Reden in wirklicher Wut.”

“In che modo ho quasi insultato la madre adesso, perché ha prestato la ‘Cattiva Innocenza’ alla Elli, cui io stesso volevo offrirla ancora ieri. ‘Lasciami i miei libri! Non ho nient’altro.’ Tali discorsi in vero furore.” (Traduzione di Rita Mascialino)

“Anche Kafka si arrabbiava, ogni tanto, furiosamente con moderazione, per così dire. La madre aveva interferito nell’unica cosa di cui disponesse il figlio così straordinario e questo figlio straordinario si era infuriato: la madre gli aveva tolto la padronanza sui suoi libri per disporne per la sorella, come se in una rozza prevaricazione ne fosse stata padrona essa stessa e non il figlio. A Elli il fratello voleva offrire il libro in questione già il giorno prima, una cosa sua che avrebbe offerto lui come suo diritto, non la madre che non aveva dominio legittimo sui suoi. Kafka era geloso delle cose sue, dei suoi libri, non aveva altro, neanche uno spazio completamente proprio a casa – la sua stanza costituiva un passaggio per andare in altre stanze, come si legge nella Metamorfosi. In aggiunta: del tutto lecito riferirsi alla madre con l’articolo determinativo, la madre, in ogni caso avrebbe potuto dire nostra madre, se non  mia madre, pare quasi – nel contesto in cui Kafka afferma di non avere altro che i suoi libri – che neanche la madre sia sua, ciò da cui risulterebbe che non si sentisse inserito nel gruppo familiare. L’utilizzo dell’imperativo con l’ordine di lasciargli i libri che erano suoi e i toni secchi espressi nel dare l’ordine linguisticamente molto asciutto, inoltre l’implicito rinfacciamento di non avere nient’altro – si suppone – in quella casa, danno un’idea di come Kafka, sebbene nell’ira, rispettasse comunque la madre, la famiglia, pur sapendo perfettamente con chi avesse a che fare, ossia pur avendone un giudizio negativo.”

Rita Mascialino

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ARTISTA ESCLUSIVO DEL ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®

PIETRO MALAVOLTA

(Ascoli Piceno 1958 – Santiago de Compostela-E 2019)

 

 

Immagine di Pietro Malavolta

 

 

 

 

 

 

Cenni biografici

L’Artista Pietro Malavolta viveva a Villa Pigna di Folignano (AP), quando durante un pellegrinaggio intrapreso a Santiago de Compostela è improvvisamente deceduto. È stato docente nell’ambito del Laboratorio di Fisica presso l’Istituto Tecnico di Istruzione Superiore di Ascoli Piceno ‘Ceci-Fermi-Sacconi’, dove ha creato parallelamente un Museo di attrezzi d’epoca elettronici e telefonici. Da sempre ha nutrito la sua passione per l’arte come pittura e soprattutto scultura, realizzando numerosissime Mostre personali e collettive in Italia e all’estero, tra cui la famosa Mostra Itinerante dedicata ‘Michelangelo Antonioni-Architetture della visione’. È stato insignito di numerosi importanti Premi e riconoscimenti in Italia e all’estero, tra i quali il Primo Premio e la Medaglia d’Oro per la Scultura conferitogli nel 2013 dall’Accademia Internazionale d’Arte Moderna di Roma, nonché il Premio alla Scultura ricevuto a Montecitorio. Sue opere si trovano in collezioni private e importanti Istituzioni pubbliche. Particolarmente significative sono le sue sculture, che si avvalgono di tecniche e materiali diversi. Sono sia rilievi o sbalzi in vari metalli quali rame e ottone, argento, sia statue a tutto tondo in legno, ottone, bronzo, ferro, pietra. Il bassorilievo, soprattutto nella forma dello stiacciato tipica di Malavolta, rende la scultura a prima vista quasi simile a una pittura, ciò che è un contrassegno distinguente dell’opera di Pietro Malavolta che si pone entro i poli rappresentati da un realismo simbolico e da un surrealismo realistico. Entro un realismo simbolico va interpretata la magnifica statua a tutto tondo di Pietro Malavolta dal titolo Dedicato alla maternità di Melania Rea, di circa tre metri di altezza compreso il basamento inciso fatto di travertino rosa di una settantina di centimetri. Si tratta di un vero capolavoro dello scultore che ha voluto innalzare attraverso la figura drammatica di Melania Rea mentre cade sotto i colpi dell’assassino anche un monumento alla donna e alla maternità come generoso dono e sacrificio all’umanità – per l’analisi completa dell’opera vedi il saggio in Postfazione riguardante venti importanti sculture in tondo e bassorilievi di Pietro Malavolta (Rita Mascialino in Minetti-Malavolta: Cleup 2013: 49-94).

                                                                                                                            Rita Mascialino

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Stampe da sculture di Pietro Malavolta

conferite al ‘Premio Franz Kafka Italia ®’

Pietro Malavolta, (2013) Dilogia Kafkiana: Cavallo – L’altra metamorfosi

 

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Mascialino, R., (2023) Pietro Malavolta, ‘Dilogia Kafkiana. Cavallo L’altra metamorfosi’: Analisi e interpretazione.

Tecnica: Stiacciato in materiali diversi. Assegnazione al Premio Franz Kafka Italia ® XV e XVI Ed. 2023 rispettivamente alla Cultura Carriera Immaginazione e per il Disegno Artistico.

 

“I bassorilievi Cavallo (40×60 cm, 48×78) e L’altra metamorfosi (38×48 cm, 48×68) dello scultore Pietro Malavolta fanno parte della Dilogia Kafkiana (2013) incentrata sul tema della creatività artistica. Le due sculture sono eseguite secondo la tecnica dello sbalzo e saldatura di metalli quali rame, bronzo, inoltre con finitura in argento e intervento pittorico su cornice lignea. L’opera fa parte del genere dei bassorilievi, nello specifico è del tipo dello stiacciato così denominato da Donatello (Firenze 1386-1466), che ne fu l’ideatore e massimo esponente, ossia un bassorilievo ‘schiacciato’, il più basso di tutte le altre distinzioni di rilievi come bassorilievo, mezzorilievo e altorilievo. Nello stiacciato le sporgenze sono minime, così che la profondità prospettica viene data da quasi impercettibili chiaroscuri generati tra i livelli dei vari rilievi, tra i primi piani e lo sfondo, ciò che assieme alle diverse cromie dà più immediatamente l’apparenza di un disegno o di un’opera pittorica – anche la cornice lignea, che integra la scultura come nell’altra componente della Dilogia, contribuisce, tra l’altro e di  primo acchito a evocare l’impressione di trovarsi di fronte a un dipinto, salvo poi a riconoscere nel rilievo per quanto bassissimo una presenza per così dire più concreta relativa al rappresentato.

Entro questa prospettiva concettuale il soggetto comprensivo della cornice esprime la visione del mondo dell’Artista fornendo una rappresentazione del rapporto tra la vita materiale raffigurata nell’immagine e quella immateriale implicita alla rarefazione del concreto fino all’incorporeità totale propria del cielo raffigurata nella cornice. In altri termini: nelle forme che si espandono nelle cornici perdendo la riconoscibilità intrinseca alla loro immagine è espressa una dinamica di evanescenza nell’impalpabile, ciò che nel contesto dà simbolicamente alla vita la dimensione spirituale, religiosa in senso più specificamente mistico vista la prospettiva cosmica. Chiarendo ancora: l’esistenza non finisce per Malavolta all’interno del rilievo sebbene perda nella cornice la sua identità materiale e individuale in un surrealismo simbolico, ma si continua nel cielo fondendosi con esso e acquisendo in tal senso valore di spiritualità. Così l’esistenza ha nella Dilogia come finalità al termine della materialità dei corpi una spiritualizzazione sul piano mistico, il tutto in uno stile surrealistico.

Dopo il cenno alla visione generale dell’esistere in Pietro Malavolta espressa soprattutto relativamente al rapporto contenuto-cornice nella Dilogia, passiamo al soggetto equino-umano che si ispira all’interpretazione relativa al celebre racconto kafkiano Der plötzliche Spaziergang come è interpretato in vari studi e precipuamente nel saggio Il cavallo nero o l’altra metamorfosi di Franz Kafka (Mascialino 2011: Cleup Editrice Università di Padova), in cui è stata individuata esclusivamente sul piano dell’esegesi linguistica una straordinaria metamorfosi in cavallo nero mai identificata prima in più di un secolo di critica nazionale e internazionale, esegesi linguistica che si richiama teoricamente al principio base intrinseco all’Umanesimo Italiano e ripreso con il ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ (Mascialino 2011 e segg.) come necessità di indagare il significato che l’arte ha in sé oggettivamente, al di là di libere quanto inutili interpretazioni non consone al livello di una ricerca del significato. Dall’esegesi contenuta nel saggio Pietro Malavolta ha derivato due interpretazioni scultoree diverse, assolutamente originali come secondo la sua acuta sensibilità artistica espressa con formidabile abilità tecnica e visione del mondo, ciò che ne ha fatto due capolavori nell’arte del bassorilievo.

In questa analisi di tali sculture malavoltiane vengono forniti inevitabilmente brevi rimandi alla metamorfosi kafkiana in cavallo nero onde evidenziare sia le differenze fra le visioni del mondo dei due artisti, sia il fondamento concettuale condiviso da essi ciascuno nel proprio filone culturale e artistico, il quale a sua volta si inserisce, come anticipato, nella scia del surrealismo sulla base di una figurazione realistica che nei due artisti non abbandona gli schemi realistici che solo vengono trattati liberamente, appunto come in immagini oniriche, ma sempre in modo ancora riconoscibile rispetto al reale cui si riferiscono: un surrealismo letterario in Kafka, appartenente direttamente all’ambito visivo in Malavolta.

Vediamo preliminarmente dunque alcune coordinate dell’ideazione kafkiana. In Kafka il cavallo è un nerissimo morello che sorge nella tenebra della notte quale trasformazione del protagonista umano, proiezione di Kafka, da profondità sotterranee altrettanto tenebrose, cavallo nero simbolo principe dell’inconscio più creativo, con tonalità anche erotica. Questo secondo la personalità di Kafka che nel racconto, sul filo di una serie cospicua di periodi ipotetici riferiti al suo desiderio e all’emersione di una sua potente autoconsapevolezza, lascia la casa e la famiglia per un’improvvisa passeggiata notturna, e in questa si proietta e trasforma in piena libertà da qualsiasi obbligo e costrizione borghese e familiare nel poderoso e magico animale della sua fantasia.

Diversamente, la testa di Cavallo scolpita da Malavolta abbandona la tenebrosità e offre un magnifico sauro dall’intensa cromia propria dell’oro rosso e con fitti bagliori dell’oro fino nella sua criniera, sauro che sorge da uno sfondo fatto di velatura di nebbie a chiaroscuri movimentati dalla dinamica dell’animale, come mostrano la criniera non statica e la forma ramata in diagonale evocante la spazialità di arti surrealisticamente staccati dal corpo equino e posti in slancio ed elevazione. Nebbie che sfumano l’oscurità che si intuisce alle loro spalle come origine inconscia della creatività artistica, un po’ come a simboleggiare il viaggio creativo dall’inconscio più profondo e indefinito nella formazione del messaggio. Lo scultore Malavolta ha colto in pieno la speciale preziosità del simbolico morello kafkiano, trasferendola originalmente nel suo mondo interiore e così modificandone l’apparenza e in parte conseguentemente la sostanza in dettagli rilevanti. Anche il bassorilievo malavoltiano presenta l’ispirazione come qualcosa che porti traccia del mondo oscuro da cui possono emergere i tesori dell’arte, tuttavia l’uomo, in questa prima parte della Dilogia, non si trasforma in cavallo, come andiamo a vedere. Il sinistro e lo spaventoso presenti nel morello kafkiano appaiono, sebbene in una forma meno direttamente impattante e più in secondo piano, anche nell’opera di Malavolta. Parallelamente alla testa equina, che ha perso il collegamento con la tenebra kafkiana, alla sua destra e unita strettamente ad essa sta inserita una testa umana, un profilo umano privo di qualsiasi tratto della vita corporea, concreta, quasi un fantasma con orbite vuote e qui sta il tratto del tutto inquietante, più ancora della tenebrosità kafkiana. Tale volto dai tratti fatti di chiaroscuri tra il grigiastro e il grigio scuro, è assicurato strettamente al cavallo con un legamento rosaceo all’apparenza solido, così che i due volti per così dire appaiono come le due facce della creatività artistica unite, ma non fuse: una preziosa testa cavallina e un volto umano sofferente, legate assieme, ma non trasformate una nell’altra. Il volto umano, dall’espressione parzialmente alterata, guarda dall’altra parte quasi intimorito dalla presenza animalesca con cui stenta a identificarsi, ma il legame tra le due effigi, rosaceo e beneaugurante anche se coercitivo, mostra come l’unione sia cosa inevitabile per quanto inquietante per l’uomo. In quest’opera di Malavolta non vi è dunque la fusione di uomo e cavallo di cui consta la figura immaginaria di Kafka relativa a sé quale artista – il morello-Kafka si erge in tutta la sua più vera e imponente statura, ci dice il suo autore. In Malavolta viene data un’immagine doppia dei due aspetti della creatività non fusi insieme – che guardino in direzioni opposte sottolinea come non vi sia al momento la fusione uomo-cavallo e come l’uomo non voglia accettare tale istintualità animale. Qui, accanto all’aurea testa equina simboleggiante la preziosità della creatività, Malavolta tratteggia la fase propriamente oscura e profonda della creatività nel profilo umano, che esprime sofferenza e rifiuto dell’aspetto più estetico se questo debba avere fattezze animali per quanto necessarie. Anche la cornice si inserisce in questa elaborazione portando sia in alto che in basso, ovunque attorno all’immagine la presenza del cielo più sereno, dell’infinito, simbolo tradizionale del trascendente, dello spirituale che sta oltre la vicenda materiale, infinito in cui i contrasti si sfumano e svaniscono componendosi nel più definitivo equilibrio, in una pace eterna e immutabile. In tale luogo si tratta non più della vita chiusa all’interno dell’opera, ma di ciò che sta fuori di essa e cui tende l’esistere, di ciò che funge da protezione rassicurante come espresso nell’azzurro dei cieli. I due ambiti, esistenziale e trascendente, sono separati, ma li collega la rarefazione della vita stessa quale, in un ossimoro, forma informale della trasformazione finale, di una ulteriore metamorfosi che nella visione di Pietro Malavolta assume, come accennato, la connotazione mistica, religiosa. Luce del trascendente che supera qualsiasi animalità istintuale e creativa in Malavolta e che manca completamente nella metamorfosi kafkiana che si risolve nella più completa – e terrena – per quanto significativa tenebrosità dell’inconscio più profondo.

Per concludere questa analisi della prima opera della possente Dilogia troviamo due magnifiche interpretazioni di un diverso cavallo simboleggiante la creatività dell’arte: potente quello kafkiano fatto di tenebra e rappresentante un solipsismo o individualismo radicale dell’artista; preziosamente estetico quello malavoltiano sfociante in un equilibrante ritorno al trascendente da cui pare avere origine la vita con tutti suoi pregi, le sue qualità positive o negative che siano, la creatività artistica stessa, un trascendente dove non vi è più traccia di animalità qualsiasi connotante la vita dell’uomo.

Dopo aver analizzato lo stiacciato Cavallo di cui sopra, il significato del secondo stiacciato L’altra metamorfosi componente la Dilogia Kafkiana di Pietro Malavolta risulta più agevole alla comprensione – non dimentichiamo che si tratta di due opere artistiche complesse non solo come tecnica scultorea, ma anche come semantica data la condivisione della base kafkiana e l’elaborazione personale malavoltiana.

Malavolta trae ispirazione, come già accennato, dal saggio citato più sopra, derivandone una propria interpretazione profonda, molto diversa dalla metamorfosi kafkiana cui allude nel titolo – non per niente si tratta appunto di un’altra o dell’altra metamorfosi. In quest’opera grandiosa l’Artista realizza la trasformazione dell’uomo in cavallo creativo, dapprima rifuggita per il possibile, ponendo al contrario qui in primo e unico piano il momento in cui avviene la metamorfosi, del tutto spaventosa in sé, relativa al connubio uomo-animale, in senso simbolico uomo-creatività artistica, mentre è scomparsa ogni preziosità del magnifico Cavallo. Nella fattispecie, è presente solo lo sgomento e anche l’orrore di tale metamorfosi dell’uomo in un animale che non ha nulla della maestosità, per quanto sinistra, del cavallo kafkiano, né la bellezza del precedente aureo sauro malavoltiano. Il risultato, come emerge dall’immagine, è un volto umano in preda all’orrore e un muto grido, per così dire espressionisticamente raffigurato, per il proprio cambiamento di stato che si sta verificando ed è un cavallo il cui muso, assottigliato fino quasi a essere irriconoscibile come tale, è rivolto all’indietro per vedere che cosa stia accadendo del suo corpo e volto non più umani. Qui la creatività, pur protagonista come nel cavallo nero di Kafka e nella prima parte della Dilogia, è considerata mentre si fa e nel suo lato di sorpresa e di stupore, anche di acuta angoscia – già anticipata nell’inquietante volto umano presente in Cavallo –, come se la trasformazione dell’uomo in cavallo creativo avvenisse senza un consapevole benestare, senza una consapevole regia, quasi la creatività avesse preso – e prenda – la mano all’uomo come si dice, ossia come se questo fosse stato assalito e destabilizzato da un tale emergere cui comunque in qualità di artista non si sia potuto né si possa sottrarre – vedi solido legame rosaceo che tiene volto umano e testa equina indissolubilmente uniti già in Cavallo. Ribadendo, in quest’opera viene espressa in pieno la fase angosciante della creatività, il lato che sta nel profondo di ogni artista, secondo Malavolta il lato oscuro intrinseco alla creatività vera e propria: cavallo e uomo mescolati insieme in spaventosa e orrida fusione nel tormento e nel travaglio della creazione. Esteticamente prevalgono le tonalità cromatiche del verdastro e del bruno, del ramato, come in una astratta decomposizione della sbalorditiva metamorfosi in questione per come è raffigurata nello stiacciato. La presenza della cornice quale ripresa della visione del mondo dell’Artista mostra toni diversi da quella nel precedente bassorilievo: in alto dominano sempre le cromie dell’azzurro di un cielo infinito, ma la trasformazione che avviene nell’inconscio più creativo dà lateralmente molti dei suoi toni che si mostrano come turbini che si dirigono verso l’alto sfiorando – se così di può definire metaforicamente –  il luogo della trascendenza, anche un sole dello stesso colore dei turbini tormentosi che si elevano fino al cielo infinito per trovarvi pace. Una creatività che, nell’istintualità tanto speciale, sfiora e sfuma il divino stesso. Questo, tanto grande era in Pietro Malavolta il suo riconoscimento della preziosità dell’arte, dono del divino all’uomo, ciò nella sua visione del mondo di taglio mistico. Non si tratta di un’arte, quella cui allude Malavolta nella sua opera, dovuta a un’impostazione allegorica, progettata arbitrariamente e artificiosamente a tavolino secondo schemi razionali predeterminati, non ché per questo priva di ogni fase angosciante, ma di un’arte che esprime simboli in parte sconosciuti anche all’artista nella loro oggettiva semantica come lo sono i significati che si creano nel profondo, plurivalenti e misteriosi secondo la loro natura preminentemente inconscia.

L’arte dunque come metamorfosi prodotta dalla più intensa creatività umana raffigurata sia nel cavallo tenebroso e potente di Franz Kafka che coinvolge tutto l’uomo rivelandone la più vera e alta natura di artista, sia nel preziosissimo cavallo aureo e nell’affanno dell’emergere nella complessa e possente Dilogia Kafkiana: Cavallo – L’altra metamorfosi dello scultore Pietro Malavolta, Dilogia che trova coerente composizione nelle diverse gradazioni cromatiche del trascendente, come evidenziato molto significativamente  anche dalla diversa tecnica con cui è stata compiuta l’opera: più vicino all’afferrabile concreto per sua natura il bassorilievo,  inafferrabile la pittura nella semanticamente molto speciale cornice.

Così termina l’analisi della straordinaria, artistica metamorfosi malavoltiana, capace di evidenziare creativamente con il solo mezzo dell’immagine un’intera e più che mai complessa visione del mondo.

 

                                                                                                                       Rita Mascialino

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VINCITORI

XV ED. 2023 online

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‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV Edizione 2023 alla CULTURA

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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD

PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla CULTURA

-A  ANDREA ANTONIOLI (Cesena FC-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV  Edizione 2023 alla CULTURA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Andrea Antonioli, (2022) Prognosticon Machiavelli. Rende CS: Rossini editore (GESA): Copertina e Illustrazioni di Salvatore Gennaro: Romanzo thriller, Voll. I-II, Vol. I, 179-180.

“(…) In quel momento la curiosità prevalse sulla situazione contingente. Raramente Jason aveva visto strumenti di forma sferica come quelli perfezionati dai grandi specialisti arabi, poi diffusisi anche in occidente… ma di simili a quello proprio non ne aveva mai incontrati in anni e anni di ricerche. Prese tra le mani e ripulì per quanto poté dalla polvere quell’insolito strumento, poi lo mise sotto la luce della lanterna e cominciò a osservarlo. Era praticamente intatto e non mancava di nessun elemento: il cerchio graduato, ossia la “madre” dove era alloggiata perfettamente la lamina sulla quale era incisa la proiezione dei punti della sfera celeste e la rete ruotabile, tutta finemente decorata, che si sovrapponeva alla lamina. Questo cerchio stava a indicare, tramite le punte, le cosiddette “fiamme”, cioè la posizione dei pianeti e delle stelle fisse. Anche l’alidada, il braccio 180 ruotante fissato al centro, era in buono stato e si muoveva correttamente, ma a dire il vero notò che quell’astrolabio non era come quello comunemente usato per elaborare e calcolare le congiunzioni e i movimenti degli astri, per calcolare l’altezza di un pianeta o per trovare l’ora, bensì era impostato in un modo sconosciuto. L’effetto sorpresa si amplificò quando vide su un lato della scatola un pulsantino che premette subito poiché non stava nella pelle per la curiosità che quell’aggeggio gli suscitava. Istantaneamente il congegno si sbloccò con un rumore meccanico molto particolare e si aprì. In pratica l’astrolabio fungeva da coperchio al contenitore sottostante, dalla forma più o meno cubica e spesso una ventina di centimetri (…) ”

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Comitato del ‘Secondo Umanesimo Italiano ®’ | Udine UD

PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla CULTURA

-A  ALBERTO ARECCHI (Pavia PV-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV  Edizione 2023 alla CULTURA.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Alberto Arecchi, (2021) Dal bimbo guerriero al Borgo fantasma. IOD Edizioni: Prefazione di Anna Bruno: Racconti, 14-15, 16-17.

“Abdi sta per compiere dodici anni. Il suo anniversario cadrà durante la prossima stagione delle grandi piogge. Il ragazzo conserva pochi ricordi della propria famiglia. È nato Jalalasqsi, un villaggio rurale della fertile vallata del WebiShabeelli (il fiume dei leopardi), nella Somalia meridionale. È nato qualche anno dopo la fine della dittatura, quando il popolo era ritornato libero. Purtroppo la conseguenza fu lo smembramento della nazione, preda di mille faide e della guerra civile fra le tribù. Lontani sono i ricordi dei giochi infantili. I fratelli portavano le pecore al pascolo lungo le ripide sponde del fiume, che due volte l’anno si riempivano di acque limacciose. A quei tempi, l’unica preoccupazione era quella di stare attenti ai coccodrilli, agli sciacalli, ai serpenti striscianti. Il padre di Abdi fu sgozzato nella boscaglia, da pastori di una tribù rivale, quando lui non aveva ancora cinque anni. La madre e le sorelle furo o portate via l’anno dopo da una banda, uno dei tanti sedicenti eserciti di liberazione- Usate per soddisfare gli appetiti dei soldati, e poi abbandonate agonizzanti lungo il cammino, quando non servivano più  (…) Abdi ha cominciato a combattere troppo piccolo, per avere il tempo di frequentare ima scuola islamica. Non ha mai conosciuto nessuna scuola, non ha avuto maestri. Né sa leggere, né scrivere, riconosce d’istinto solo le parole che ha sentito leggere qualche volta, come le insegne d’alcuni negozi o le scritte che campeggiano in alto, nelle insegne e nelle indicazioni degli edifici semidistrutti. La sua vita è una specie di continuo gioco di guerra divenuto realtà. Un poco come quei bambini che sognano di apparire in televisione, e vengono scelti da qualche rete TV per i loro giochi. Il sogno si è fatto realtà. La giornata di Abdi si gioca al ritmo degli scontri di strada. Scontri veri però, con armi vere (…)”

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla CULTURA

-A  GIULIO DEANGELI (Camposampiero PD-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV  Edizione 2023 alla CULTURA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giulio Deangeli, (2022) Il metodo geniale – I segreti del cervello per apprendere velocemente e amare lo studio. Milano MI: Mondadori Libri: Saggio, 283, 284.

“(…) Permettetemi, in queste ultime pagine, di ricapitolare il messaggio finale del presente libro, condensando il mio pensiero in una sorta di «credo» laico. Credo che la nostra società si avvii ad abbracciare una radicale trasformazione nel metodo di studio e d’insegnamento, per basarsi sempre più saldamente sull’evidenza. Evidenza in primo luogo scientifica, che poggia i propri piedi sulla riproducibilità dei dati anziché sulla cieca tirannia dell’inerzia. Ma che non preclude, al tempo stesso, l’evidenza soggettiva e metacognitiva, la sperimentazione individuale di metodi nuovi e fuori dagli schemi da parte di ciascuno di noi. Credo che una conoscenza vasta e multidisciplinare sia in grado di trasfigurare radicalmente la nostra vita professionale in qualunque settore, da un mero atto esecutivo a un gesto creativo, originale, oserei dire artistico. E che questa emancipazione, l’abilità di plasmare la nostra disciplina modificandola e lasciando il segno, porti con sé una rivoluzione copernicana in termini di gratificazione che traiamo dalle nostre attività quotidiane (,,,) Non tutti possiamo avere una mente geniale, una beautiful mind, ma tutti, se lo vogliamo, possiamo avere una mentalità geniale, un beautiful mindset. Credo che il significato ultimo della nostra vita corrisponda all’impatto che lasciamo dietro di noi, e destinato a sopravvivere dopo di noi. E che in quest’ottica lo studio rappresenti il singolo atto più fruttuoso a cui possiamo dedicarci, nella misura in cui ci consente di ereditare la conoscenza di tante generazioni che ci hanno preceduto, fungendo da «moltiplicatore di esperienza», o parimenti, moltiplicatore del nostro personale impatto. Credo che lo studio diventi psicologicamente sostenibile nell’unico momento in cui non viene condotto perché ci siamo costretti, o perché è scritto in un piano di studi ministeriale, ma per la bellezza d’imparare, e di applicare il proprio sapere a una causa per cui vale la pena lottare. Credo che ognuno di noi abbia il potenziale di essere uno studente straordinario, e un essere umano straordinario. E che il segreto metodologico per raggiungere un simile obiettivo risieda nell’accettazione della nostra natura umana, e in ultima analisi nella conoscenza degli ingranaggi del nostro cervello. Infine, credo che tutto questo sia vero e che la domanda che vi ha spinti a leggere questo libro abbia trovato risposta. Non so quale fosse questa domanda, ma sono sicuro che la risposta è stata con noi tutto il tempo, fin dalla prima riga. Γνῶθι σεαυτόν, conosci te stesso.”

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla CULTURA

-A GIAN ETTORE GASSANI (Sessa Aurunca CE-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV  Edizione 2023 alla CULTURA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gian Ettore Gassani, (2022) L’ultimo abbraccio. Reggio Emilia RE: Diarkos editore: Romanzo, 30.

“(…) Soltanto dopo due mesi si conobbero i risultati dell’autopsia. I medici legali esclusero la presenza di alcol nel sangue di Igor. La perizia sancì laconicamente che il suo decesso era dipeso dalle gravi lesioni cerebrali quali conseguenza del violento impatto al suolo. Ma non si pronunciò sulla dinamica dell’incidente per il cui accertamento sarebbe stato necessario il processo. Magra consolazione, ma almeno l’onore di Igor, tacciato come un ubriacone, era stato salvato. Dopo sei mesi, iniziò la causa civile che, già dalle prime battute, apparve come una farsa. Le false testimonianze ebbero un peso enorme sul verdetto del giudice. Secondo la deposizione degli operai chiamati a testimoniare, Igor era precipitato al suolo inciampando dalla scala e non da un’impalcatura sgangherata. Tutto studiato a tavolino per dimostrare che la morte del loro compagno era stata causata da una sua distrazione imputabile solo a se stesso. Sulla scorta di tale istruttoria, nessun risarcimento dei danni poté essere riconosciuto alla vedova e ai figli, ma solo un modestissimo indennizzo, appena sufficiente per saldare le spese legali del suo avvocato. Al di là delle false testimonianze e del supino comportamento del giudice, l’avvocato Kolesnik dimostrò la propria pochezza professionale. Perse la causa senza combattere, mortificando la toga, perché non aveva né la stoffa né la grinta per patrocinare in una causa così importante (…)”

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla CULTURA

-A VINCENZO PIAZZA (Catania CT-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV Edizione 2023 alla CULTURA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vincenzo Piazza, (1998) Un gran baccano (Incisione all’acquaforte, mm 124 x 108). Dal racconto di Franz Kafka Großer Lärm, 5/11/1911.

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla CULTURA

-A ANTONELLO SORIGA (Cagliari CA-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV Edizione 2023 alla CULTURA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antonello Soriga, (2022) A volo d’angelo. Grazzago MI: GPM Edizioni: Racconti, 68.

“(…) Lasciata Iglesias e la piccola galleria che immette nella SS 126, già mentre si scende verso Carbonia, le miniere ti compaiono davanti con le terre di riporto, grigie, rossastre, ferrose di Monteponi e ti seguono con mille case diroccate, antichi macchinari dismessi che solo cinquanta anni fa, (distanti, come appartenessero a un’altra era geologica), erano dei mostri di ferro e fumo, che cavavano materiali dal ventre della terra e deponevano migliaia di tonnellate di fanghi dilavati proprio sui margini dove ora la strada corre. Il sole del mattino, illumina quelle colline innaturali che mirti, ginestre e arbusti stanno faticosamente ricoprendo, come fossero davvero colline che da sempre regnano sovrane e non siano, come sono, un infinito termitaio, artificio suburbano dell’attività estrattiva che ha sconvolto il paesaggio originale. Le vecchie case dei minatori, quasi tutte costruite in pietra, ti osservano con le loro orbite vuote, gli infissi penzolanti, i tetti di travi in legno perforate dai tarli e con il cielo al posto delle tegole. Superato lo svincolo che immette nella SS 83, anticipato da folate di vento che ne trasportano il profumo, il mare. L’azzurro intenso è improvviso e si perde verso le isole Baleari, dalla battigia di Fontanamare. Ma è un attimo e subito ti ritrovi fra i tornanti della litoranea che serpeggia fra gli strapiombi e l’azzurro del cielo che lotta con quello del mare (…)”.

 

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla CARRIERA

-A MARCO TERMENANA (pseudonimo) (Venezia VE-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV  Edizione 2023 alla CARRIERA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marco Termenana (Pseudonimo), (2201) Mio figlio – L’amore che non ho fatto in tempo a dirgli. Castellana Grotte BA: CSA Editrice: Romanzo, 7-8

“(…) Lo so dell’enorme dolore che vi arrecherà questo gesto e mi dispiace molto. Per me però è una liberazione, troverò la pace che non ho mai avuto. Non è colpa vostra, erano anni che ero molto infelice e soffrivo; questa vita così dura, non fa per me, sto sempre peggio. Pensate che ora sarò in pace e non soffrirò più. Starò con la nonna! Capisco che sarà dura, ma per me è meglio così. Sono nel pieno della lucidità e lo faccio con serenità. Non fa per me questa vita. Ho sempre odiato il mio lato maschile, mi sento più femmina da sempre e una situazione del genere è molto pesante da affrontare in questa cultura/società. Mi sono sentit* sempre più Noemi, non Giuseppe, ma non c’entrate voi (…) ti prego e chiedo (…) di riferirti a me come NOEMI (…), e di usare il femminile. Non usare l’altro nome o l’articolo maschile. Mi piacerebbe molto che anche sulla lapide, oltre all’altro nome, fosse messo da qualche parte, o come incisione, il nome Noemi. Come vestiti vanno benissimo quelli che ho su, assolutamente no completi maschili. Sarebbe un insulto per me. E quindi, mi raccomando (…), chiamami Noemi e usa il femminile (nel caso, anche sulla stampa e media). Per il resto vi voglio bene, ora sarà dura lo so, ma piano piano andrà meglio, e in fondo è una mia libera scelta. Magari prima o poi ci rivedremo, ma io starò bene ora. Non vi preoccupate (…)”

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE

-A ADELE CRESCIMANNO (Corleone PA-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV  Edizione 2023 alla IMMAGINAZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Adele Crescimanno Scaduto, (2013) Cous cous Storie e ricette mediterranee. Palermo PA: Il Palindromo: Prefazione di Anna La Rosa: Saggio, 17-18.

“(…) Alcuni studiosi sottolineano come il cous cous, da sempre pietanza consumata dalle popolazioni native del Nord Africa, sia conosciuto con nomi diversi: “kuskusu”, “kiskus”, “siksu”, “kusksi”, “kuskus”. In base a certe ricerche, sembra che le sue origini siano di derivazione berbera e non araba, così come si può notare da un testo anonimo del XIII secolo sulla cucina dell’Andalusia musulmana, il “Kitab al-Tabikh fi al-Maghrib wa’l-Andalus” (Il libro di cucina del Maghreb e dell’Andalusia), in cui è descritta una ricetta che l’autore stesso scoprì a Marrakesh: il cous cous. La denominazione del cous cous riportata nella ricetta del libro è “alcuzucz” e, per i linguisti, la maniera in cui viene enunciato il nome dell’alimento (mai preceduto nel dialetto dall’articolo “al”) segnala l’origine non araba del vocabolo, e quindi della pietanza, che è invece berbera. Una variante di pronuncia compare in un aneddoto riferito a Maometto: egli sarebbe, infatti, apparso in sogno ad un arabo orientale consigliandogli di curare un maghrebino (arabo occidentale) malato col kuskusūn. Pertanto il cous cous potrebbe essere definito “piatto nazionale” dei Berberi o, come preferiscono essere chiamati, degli Amazighen, “uomini liberi”, un popolo autoctono delle valli e delle montagne del Nord Africa e più precisamente della regione denominata Maghreb («là dove tramonta il sole») che designa l’ovest del “mondo arabo”, mentre il Mashreq l’est (…)”

 

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE

-A GIAMPIERO DE CRISTOFARO (Firenze FI-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV  Edizione 2023 alla IMMAGINAZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giampiero de Cristofaro, (2022) Una vita di sensazioni. Palermo PA: Casa Editrice Antipodes: Silloge poetica, 24.

Scherzi

Scherzi di luce/in una fontana/immemore.//Lontani sogni/ scomparsi nel tempo/ed un’acqua perenne/zampillante ironica/su un amorino/dal sorriso di pietra./In basso/il guizzar dei pesci/ vanamente alteri.//

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE

-A ANTONIO DE ROSA (Napoli NA-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV  Edizione 2023 alla IMMAGINAZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Antonio De Rosa, (2021) Aglais. Napoli NA: Edizioni Mea Teatro: Prefazione di Giuseppina Scognamiglio: Testo teatrale, 22-23.

“(…) AGLAIS: – E ho ricevuto l’eredità di questa magia da dove ho preso tutte le energie dell’universo chiamato teatro…invocando la forza di ogni personaggio, la sobrietà, la salute, la determinazione, perché ne avessi bisogno, perché c’è da lottare con un atteggiamento di “presenza”. In un momento storico delicatissimo che appare come una svolta epocale. Ora che sono “Regina” dei luoghi dell’assoluto, non sarò bersaglio artistico, non verranno fantasmi a dileguare l’anima. La legge non scritta di questo posto avrà il volto della mia innocenza e zelo della mia arte…che trafigge la quiete intorno di chi mi corteggia. E lascio che il silenzio di queste parole copra ogni loro assenza! E resto fasciata nella gentilezza di quest’aria di polvere di ogni tavola e chiodo storto perch’è la sua ragione a tenermi al riparo! Le loro parole di complotto per sovvertire e sollevare me, “Regina del popolo dei viaggiatori senza terra alcuna”, ed aizzarli in una guerra contro questo puntino bianco, che ora brilla di luce propria ed è specchio senza velo. Ora “vesto i panni” che più sento miei, che so di poter indossare, ma soprattutto che legittimamente mi consentono di essere “una prima donna” dello spettacolo…e vesto le mie tante repliche, a meno prezzo ma con più numero, per poter togliere chi è in catene (…)”

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE

-A RUGGERO DIBITONTO (Barletta BT-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV  Edizione 2023 alla IMMAGINAZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ruggero Dibitonto, (2023) Rosa e azzurro – Dagli stereotipi alla violenza di genere (ricerca sui libri di scuola elementare). Italia: Il giardino della cultura: Premessa dell’Autore: Saggio, 34-35.

“(…) La donna, pensano spesso gli uomini, trova la sua piena realizzazione nella pazienza e nella mansuetudine. Connotazione, quest’ultima più recente, a cui hanno contribuito le dottrine cristiane: pensiamo alla donna che unge i piedi di Gesù, o alla figura di Anna che rappresenta l’amore sponsale, la donna che aiuta l’uomo a non confondersi, a non sentirsi una piccola creatura; alla figura della Vergine, acclamata «angelo della casa», «riposo del guerriero», a cui tutte le donne devono guardare, come modello di donna e madre per eccellenza, capace di «serbare tutte quelle cose nel suo cuore» e non sicuramente di ribellarsi a ciò che le accade. Non solo, ma alcuni Padri della Chiesa hanno le idee “ben chiare” a proposito della donna. Sant’Agostino scrive che la donna deve essere sottomessa per ragioni sessuali e corporali; gli fa eco San Tommaso: «È una specie di uomo mutilato, fallito e mal riuscito, la piena realizzazione della specie umana è costituita solo dall’uomo». San Giovanni Crisostomo, Dottore della Chiesa, afferma: «La donna è un essere inferiore, che non fu creato da Dio a Sua immagine (…) Nell’ambito filosofico è Platone, uno dei pilastri della filosofia greca, a definire le donne una reincarnazione degli “uomini inferiori (…)”

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE

-A  RICCARDO DI LEVA (Polignano a Mare BA-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV  Edizione 2023 alla IMMAGINAZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riccardo Di Leva, (2022) Le trasparenze dell’acqua. Enna EN: Nulla Die Edizioni: Romanzo, 7-8.

“Non so bene perché mi fermo a fissare il mare dopo quello che mi ha fatto; e neanche me lo sono chiesto con la voglia di scoprirlo in tutti questi anni, durante i quali i miei passi lenti mi hanno portato qui, affacciato dalla penultima ringhiera che, librandosi all’estremità di Largo Ardito dà sugli scogli in basso, là dove le onde s’infrangono sollevando, al tempo stesso, spruzzi di acqua come lacrime salate portate dal vento. Ho sempre avuto uno strano rapporto con l’immensità del mare che si frappone tra me e l’orizzonte, quasi fosse un parente abituale con cui fermarsi a parlare. Oppure, che saluti solo con un cenno del capo e prosegui dritto, tanto lo rivedrai sempre al solito posto come i vecchi seduti sulle panchine di pietra nella piazza grande, o i barbieri sfaccendati sull’uscio di bottega nell’attesa dei clienti (…) Il maestrale mi scompiglia i capelli, almeno quel che resta della folta chioma che avevo da giovane, tanti anni fa quando ancora il tempo lo si perdeva per un nonnulla, tanto ce n’era in abbondanza. E un giorno che passava era visto come ore e minuti intercorse tra ieri e domani, e non come istanti che scomparivano inesorabilmente in quel che restava del giorno (…) Un gabbiano passa ad ali spiegate poco sopra la mia testa, il volo reso possibile dalle correnti d’aria che s’innescano quando questa, incontrando la verticalità della falesia, s’impenna bruscamente per poi farsi onda invisibile sopra le strade e le case di questo paese (…)”

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE

-A MAVI FERRAMOSCA (Lecce LE-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV  Edizione 2023 alla IMMAGINAZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mavi Ferramosca, (2022) Il Salento e lo spettacolo delle lucciole. Monteroni di Lecce LE: Edizioni Esperidi: Illustrazioni di Bianca Rini: Prefazione di Monica Gravante: Postfazione dell’Autrice: Albo illustrato.

“(…) Postfazione

Questo albo illustrato è nato per caso in una domenica pomeriggio di inizio maggio, al mare, in Salento: la spiaggia era quasi deserta e pochi erano i temerari in acqua. Per diversi motivi, in quel periodo, mi stavo interessando a soluzioni di sostenibilità ambientale e pensando ad insetti che a causa dell’inquinamento ambientale e del riscaldamento globale stanno subendo una forte riduzione di presenza: la mia attenzione si è focalizzata su api e… lucciole. Queste ultime meravigliose lucine luminose, che piacevolmente ricordo aver visto in un campo una sera d’estate di fronte casa di una mia conoscente; spettacolo meraviglioso e particolarmente emozionante che credo ricorderò per sempre. Davvero un peccato è che i ragazzi di oggi, che leggeranno questo albo illustrato, molto probabilmente non abbiano mai potuto godere di un simile spettacolo perché non hanno mai visto gli “insetti di colore nero di giorno e luminosissimi al buio” che ormai a causa dell’inquinamento non hanno vita facile tra i campi (…) Kafka diceva che “se si rimane esattamente gli stessi prima e dopo aver letto un libro, quel libro è stato letto invano”, spero vivamente che la lettura di questo abbia toccato e trasformato perché ritenuta “buona”. Con l’augurio di riscoprire la bellezza concludo questo albo illustrato con l’auspicio che possiate essere felici di aver letto un libro pieno di fantasia, di sogni e di avventura, ma anche di realtà.”

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE

-A VITA GUDDO (detta Sandra) (Palermo PA-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV Edizione 2023 alla IMMAGINAZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Vita Guddo (detta Sandra), (2022) Le geôlier. Edizioni Porta Nuova: Romanzo, 86-87.

“(…) Malvolentieri entro nella galleria d’arte dove sono esposte le fotografie del pupillo del mio facoltoso cliente. L’ambiente, molto elegante, è sapientemente illuminato: niente luci centrali ma solamente punti luminosi atti a esaltare le immagini e mettere in risalto la bravura del fotografo, in questo caso di quel Domenico Guidi; che vada al diavolo anche lui! A quest’ora, se non fossi stato obbligato a venire, sarei in giro a spassarmela. Sono un bugiardo, sto mentendo perfino a me stesso perché ultimamente mi annoio in qualunque posto mi trovi, tranne rare eccezioni, come durante le partite a tennis con Mario. Accanto al terrazzo è stato sistemato un tavolo per il buffet (…) Invogliato da quelle godurie, rese più appetitose dall’idea di mangiare a scrocco, mi gusto gli antipasti innaffiandoli con alcuni aperitivi non alcolici; avverto un certo benessere che attacca seriamente il fastidio che avevo provato al mio ingresso e comincio a rilassarmi. C’è parecchia gente che osserva e commenta gli scatti del giovane artista, alcuni sono del mestiere, altri hanno solo la spocchia e si atteggiano a intenditori. Le foto però sono davvero belle, quasi tutte in bianco e nero con un effetto patinato che rende il senso del trascorrere del tempo (…)”

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE

-A MARIA TERESA INFANTE LA MARCA (San Severo FG-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV Edizione 2023 alla IMMAGINAZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Maria Teresa Infante La Marca, (2021) La sconosciuta. Torino TO: Genesi Edizioni: Prefazione di Sandro Angelucci: Premessa dell’Autrice: Romanzo, 73-74.

“(…) Osservò allo specchio l’Altra, in cui collimavano gli stessi segni espressivi intorno agli occhi, i solchi sempre più marcati, mentre le labbra conservavano il turgore e la pienezza degli anni giovani. Un sorriso camaleontico le ricambiò lo sguardo malizioso e la rifesse. In fondo quella Sconosciuta – agli altri – le vestiva a pennello e si insinuava bene nella sua lingerie color perla. La pelle ancora liscia, dorata si lasciò attraversare dall’essenza profumata spalmata con delicatezza. Giù, fino alle gambe, lunghe, affusolate soffermandosi alle caviglie sottili ed eleganti che si concedevano compiaciute alle carezze delle mani. Il jeans, scolorito dall’usura, si inerpicò e rallentò la corsa sui fianchi, sostando più del necessario. Di anni ne stavano passando tanti, troppi. Non li aveva vissuti appieno pensò, notando le forme rese più generose dall’età matura. Un guizzo inesplicabile le scarabocchiò una smorfia sul volto. Barare con sé stessa era come salpare da un arenile in secca. Li aveva vissuti più di quanto valessero. Non poteva mentire all’Altra, che continuava ad ammiccare in rifrangenza, conscia di ogni suo pensiero (…) L’Altra era libera possidente, non era stata la schiava incatenata al pregiudizio (…)”

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE

-A GIANNI MICHELI (Arezzo AR-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV Edizione 2023 alla IMMAGINAZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gianni Micheli, (2022 ) S.P.L.O.T. Sindacato delle Parole Libere dell’Ordine Telefonico. Arezzo AR: Edizioni Helicon: Romanzo, 7-8.

“(…) Casa era una parola e questa è la sua storia. «Una… parola?» dite voi. Sì, un sostantivo femminile. Diversa da caso e diversa da coso e diversa da cosa. Una Casa e nient’altro. L’unione di una C, con una a, con una s, con una a. In questo esatto ordine. Una Casa e basta. Ma non una Casa di mattoni, di tegole, di finestre, di porte e di serrande. Una Casa di lettere, di monemi, di fonemi, di segni e di arabeschi. Di tratti e di filamenti. Una parola, in fin dei conti. Casa nacque durante una conversazione telefonica. Era un caldo pomeriggio d’agosto (…) I suoi genitori o progenitori, come usano dire le parole, non li conobbe personalmente. Le parole telefoniche non hanno questo piacere. Posso dirvi che erano le corde vocali un po’ usurate di una donna, probabilmente di mezza età, sudata, con un timbro roco dai toni acuti. (…) Casa venne al mondo che puzzava di cipolla come un cestello di cipolle al mercato. Chi crede che all’interno di un cavo telefonico – uno di quelli vecchio stampo come non se ne usano più – non si trasmettano anche gli odori si sbaglia di grosso. L’odore, per una parola telefonica, è come un brufolo o un neo, non si cerca e non si vuole ma viene lo stesso. Nasce con l’emissione del fiato ed evapora lentamente, insieme alla vita stessa. Così quando va via lo si rimpiange, perché ormai si è vecchi, e si capisce che la vita non c’è più. Dalla sua nascita con la puzza di cipolla Casa dovette sempre difendersi; ma quando si accorse che non doveva più farlo le dispiacque assai, perché comprese che aveva smesso di vagabondare (…)

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE

-A FRANCO PIOL (Roma RM-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV Edizione 2023 alla IMMAGINAZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Franco Piol, (2021) Amori Miei – Poetesie. Roma RM: Edizioni Libreria Croce: Prefazione di Selene Gagliardi Foto e disegni di Franco Piol: 62-63.

“(…) GENTE DEL TEMPO CHE VERRÀ

Deve essere pur nata/da qualche parte,/gente del tempo che verrà./Da un’alba che chiamammo sole,/ un sole che ci parve giorno/luminoso/da consumare per intero,/nato benedetto/sotto onesti auspici/dal sorriso pieno di un bambino.//L’abbiamo incrociata/di sicuro in mille porti,/gente del tempo che verrà./Da un gioco libero in riva al mare/che chiamammo audace evento/e restare poi in santa pace/a consumare pane e vino,/preda la vita, al vento ingarbugliata/dal sorriso di un amor piccino.//Dovremmo averne visti di volti/nei luoghi più bizzarri,/gente del tempo che verrà./Da una amara scelta obbligata/che incapaci chiamammo fato./A consumar dolori/e ingiuste pene/e tante sfide perse/o solo suggerite/dal sorriso della morte del vicino.//”

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PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ® alla IMMAGINAZIONE

-A LUCIO SCHIUMA (Pisticci MT-I) è stato conferito il ‘PREMIO FRANZ KAFKA ITALIA ®’ XV Edizione 2023 alla IMMAGINAZIONE

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lucio Schiuma, (2019) La fisica quantistica applicata a sport e salute.  Roma RM: edizionicroce: Collaborazione a cura di Francesco Bruno: Prefazione a cura del Prof. Marco Neri: Saggio, 31-34.

“(…) Grazie a una nuova branca della scienza, conosciuta con il nome di Epigenetica, appare sempre più chiaro il potere che la Mente esercita sulla Biologia. Contrariamente a quanto si credeva fino a pochi decenni addietro, il cervello della cellula umana non è costituito dal suo nucleo, bensì dalla membrana cellulare. Si tratta di un cambiamento di paradigma radicale, che ribalta completamente il ruolo che la genetica svolge nell’evoluzione della vita. È una scoperta scientifica dalle implicazioni eccezionali, perché significa che noi non siamo schiavi dei nostri geni (…) Tutto ciò cancella la retrograda prospettiva che il corpo umano sia solamente una macchina programmata e limitata dalla sua stessa genetica. E che le nostre qualità (quali le capacità atletiche, sportive o intellettuali), come le nostre debolezze (quali il cancro, i problemi cardiovascolari o muscoloscheletrici), siano caratteristiche prestabilite dai nostri geni. In definitiva, la nostra salute (in generale) e le nostre capacità (in particolare), non sono più considerate un semplice riflesso della nostra genetica (…) È una svolta storica, essenziale per ogni tipo di performance, nonché di guarigione: essa dimostra che, cambiando le nostre percezioni (e quindi le nostre convinzioni), inviamo dei messaggi potenzianti alle nostre cellule: ossia, le riprogrammiamo (…) Il nostro corpo è costituito da miliardi di cellule, ognuna delle quali obbedisce, costantemente e istantaneamente, ai comandi della nostra mente centrale. Una mente centrale che, in realtà, è a sua volta composta da due menti diverse: la mente conscia e la mente subconscia (…) Quasi tutti i nostri comportamenti quotidiani (oltre il 95%) sono dettati della nostra mente subconscia; e, aspetto più grave, di questo processo automatico definito di segnale-reazione, noi non siamo mai consapevoli. Il grande segreto, quindi, consiste nel diventare sempre consapevoli di tale processo; e, soprattutto, nel riprogrammare al meglio la nostra mente subconscia, riscrivendo le nostre convinzioni e le nostre credenze. Ciò al fine di sottrare il comando della nostra vita alle nozioni/teorie depotenzianti imposteci dalla società; e di diventare i padroni assoluti del nostro futuro. Pertanto, assume una importanza fondamentale incidere nel nostro subconscio un nuovo sistema, costituito solo da credenze potenzianti e comportamenti positivi (…)”

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Al termine di questa Rassegna 2023 XV Ed., il mio riconoscente saluto va a tutti i Partecipanti, Vincitori e non, che hanno onorato il Premio Franz Kafka Italia ® offrendo la loro pregiata attività culturale e scientifica e le loro opere al festeggiamento di FRANZ KAFKA come scrittore e come uomo, come persona, ed esprimo loro il mio più sentito ringraziamento!

                                                                                                       Rita Mascialino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Immagine: Serigrafia dell’Artista friulano Marino Salvador, dai ‘Ritratti  in frammentazione‘. Postproduzione fotografica su sottostante fotografia scattata in Santa Croce Baglioni Firenze luglio 2019, di Raffaela Manzini, Phographer, Studio Fotografico  Via Lungo L’Affrico 22r, Firenze.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Al termine di questa Rassegna, il mio riconoscente saluto va a tutti i Partecipanti, Vincitori e non, che hanno onorato il Premio Franz Kafka Italia ® offrendo la loro pregiata attività culturale e scientifica e le loro opere al festeggiamento di FRANZ KAFKA come scrittore e come uomo, come persona, ed esprimo loro il mio più sentito ringraziamento!

                                                                                                       Rita Mascialino

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